"L'anno vecchio è finito ormai. Ma qualcosa ancora qui non va". Addio 2020, "torneremo a danzare"

Forlì gli dà dato il benvenuto con una maxi festa e circa diecimila persone per il concerto degli Eiffel 65, in una magica atmosfera, con Piazza Saffi circondata da colori e la novità del videomapping sul campanile di San Mercuriale

"L'anno vecchio è finito ormai. Ma qualcosa ancora qui non va". Chissà cosa scriverebbe Lucio Dalla al suo "caro amico" di questo 2020. Tanti fogli da riempire, tante storie, anche drammatiche, da raccontare. Un anno che rimarrà nella storia, che ForlìToday ha documentato con tanti sforzi giorno dopo giorno. E perdonateci se l'argomento principale dell'anno è stata la pandemia da covid-19. Ma avevamo e abbiamo il dovere di scrivere, perchè questo 2020 possa in un futuro servire come esperienza per le generazioni future.

Forlì ha dato il benvenuto al 2020 con una maxi festa e circa diecimila persone per il concerto degli Eiffel 65, in una magica atmosfera, con Piazza Saffi circondata da colori e la novità del videomapping sul campanile di San Mercuriale. E' stato l'anno della riapertura dell'aeroporto "Luigi Ridolfi", battezzato ufficialmente dai campioni d'Italia della Juventus e dalla stella mondiale del calcio, Cristiano Ronaldo. E' stato l'anno che ha visto l'insediamento del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, pietra di una sfida che guarda al futuro, quella della prima "azienda sanitaria territoriale universitaria".

Ma c'è una data che ha sconvolto le abitudini dei forlivesi e non solo, quella del 23 febbraio, che ci ha portato via anche il professor Dino Amadori, direttore scientifico emerito dell'Irst Irccs e presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo. Una domenica d'inverno, nella quale un virus dalla Cina, chiamato Sars-Cov-2, noto per tutti semplicemente come coronavirus, ha viaggiato in tutto il mondo, mettendo i suoi tentacoli anche in Emilia Romagna, con i primi casi nel piacentino. E la prima ordinanza regionale, con lo stop all'attività didattica, la cancellazione di eventi e manifestazioni e la chiusura di ogni luogo d'aggregazione. Una domenica di panico, nella quale tutti i supermercati vennero presi d'assalto e le immagini degli scaffali vuoti a fare il giro dei social.

Ma non c'era ancora la consapevolezza di ciò che stavano andando incontro. Il primo caso ufficiale di covid-19 in Romagna comunicato due giorni più tardi, nel riminese, il primo nella provincia di Forlì-Cesena il primo marzo. Nel Forlivese è Bertinoro a comunicare la prima positività. Si comincia a convivere con regole ben precise: igienizzazione delle mani, distanziamento e mascherine, introvabili nelle prime settimane d'emergenza. Il 10 marzo l'Italia diventa "zona rossa", termine trasformato dal premier Giuseppe Conte in "Italia Protetta": preludio al lockdown, termine con il quale abbiamo dovuto familiarizzare, annunciato alcune ore più tardi: tutto chiuso, tutti in casa, distanti, ma uniti. Niente più colazioni al bar, niente più cene ai ristoranti, serrande dei negozi abbassate. Stop agli spostamenti inutili. Scuola in modalità didattica a distanza e lavoro in smart working.

Medici ed infermieri a combattare senza sosta contro un nemico invisibile. Volti provati, provati dalla stanchezza, ma anche dal dolore. Il virus è entrato nelle case di riposo, uccidendo anziani e cancellando pezzi di memoria e storia. Ma non ha risparmiato giovani, come il 26enne Andrea Tesei, e nemmeno i più forti, come Lorenzo Facibeni, vigile del fuoco che il covid-19 si è portato via il 9 maggio a soli 52 anni. "Distanti, ma uniti", si è ripetuto per mesi. E l'emergenza sanitaria ha spinto a tirar fuori il meglio di ciascuno di noi: lo dimostrano i numeri gesti di solidarietà e la tanta generosità che si è riversata verso i guerrireri del covid, con importanti donazioni all'Ausl.

Il covid ha messo a dura prova la resistenza dei giovani, che hanno sfidato il virus con l'aiuto delle tecnologie. Una laurea virtuale, un esame di maturità alternativo. Un esempio su tutti quello di Lorenzo Savini, che all'ennesima prova che la vita gli ha chiesto di superare l'ha fatto con dedizione e sorriso, laureandosi in una stanza dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" dove si trovava ricoverato a seguito dell'asportazione di un tumore al femore.

Il virus ha concesso una tregua in estate: sono tornate le passeggiate ai parchi, le cene ai ristoranti e Forlì ha sperimentato un drive-in da guinness all'aeroporto con "Imaginaction", alla presenza dei big della musica come Marco Masini, J-Ax e Gigi d'Alessio per citarne alcuni. Ma con l'autunno il covid è tornato a seminare altri dolori e a mettere a dura prova la resistenza degli operatori sanitari.

E si guarda al 2021 con la speranza che un giorno tutti "torneremo a danzare", anche grazie all'aiuto del vaccino, arrivato in Romagna proprio nei giorni del Natale. "La televisione ha detto che il nuovo anno, porterà una trasformazione. E tutti quanti stiamo già aspettando", chiosa l'indimenticato Lucio Dalla. "Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico. E come sono contento. Di essere qui in questo momento. Vedi caro amico cosa si deve inventare. Per poterci ridere sopra. Per continuare a sperare". Insomma, "L'anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando è questa la novità". Addio 2020.

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