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Furto con morso, il ladro inchiodato da una cicatrice al volto

Si sono aperte le porte del carcere della Rocca per il giovane che il 24 ottobre scorso ha derubato una donna e preso a morsi il figlio della vittima che si era messo al suo inseguimento

Si sono aperte le porte del carcere della Rocca per il giovane che il 24 ottobre scorso ha derubato una donna e preso a morsi il figlio della vittima che si era messo al suo inseguimento. In manette, in esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pm Marco Forte e firmata dal gip Luisa Del Bianco, è finito Dabre Bassirou, detto “Petì”, un disoccupato 20enne del Burkina Faso, noto alle forze dell’ordine come “topo” d’auto e consumatore di droga.

L’arresto è stato eseguito giovedì dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di corso Mazzini, diretti dal tenente Cristiano Marella, che hanno lavorato di fino con i colleghi della stazione di San Martino in Strada per assicurare alla giustizia il responsabile del rocambolesco episodio. Inizialmente era finito dietro le sbarre un altro africano, con qualche piccolo precedente, ma scarcerato dopo appena 12 ore grazie agli elementi racconti dagli investigatori.

Madre e figlio all’inizio erano praticamente convinti che fosse lui il ladro. Ma l’individuo non era altro che una sorte di sosia dell’autore del furto. Ad inchiodare il vero responsabile sono stati una serie di dettagli, in particolare una cicatrice all’altezza dell’occhio destro ricordata a freddo dal figlio della derubata. I militari hanno passato al setaccio anche i luoghi frequentati dal ventenne, trovando la collaborazione in alcuni conoscenti del giovane.

Quest’ultimi hanno ammesso che in quei giorni il 20enne aveva il portafoglio gonfio di banconote da 50 e 100 euro ed una macchina fotografica digitale, poi venduta per 50 euro. L’acquirente ha spiegato che nella digitale erano in memoria immagini di un ragazzo con una donna, poi cancellate. Delle banconote, 1700 euro, nessuna traccia.

“Petì” una volta individuato, non ha negato le responsabilità, ricordando con precisione di aver preso a morsi il “rivale” per due volte, la prima ad una mano, la seconda al volto. Ed ha rilevate di esser rimasto nascosto per ben 4 ore in un seminterrato perché si sentiva braccato dalle forze dell’ordine. Agli atti a disposizione della Procura anche gli indumenti indossati dal ladro, una felpa, un paio di pantaloni verdi militare ed un borsello, riconosciuti da madre e figlio.

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