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Carabiniere salva la vita ad un giovane in ristorante

Ha salvato la vita ad un ragazzo di 17 anni che ha accusato un attacco cardiaco mentre stava cenando in pizzeria con la famiglia. E' successo qualche sera fa a Forlì

Ha salvato la vita ad un ragazzo di 17 anni che ha accusato un attacco cardiaco mentre stava cenando in pizzeria con la famiglia. E' successo qualche sera fa a Forlì. Il maresciallo capo Giovanni Mastrolorito, del Reparto operativo del Nucleo Investigativo di Forlì, si trovava a tavola quando improvvisamente ha notato la famiglia del giovane chiedere aiuto. Il militare si è subito avvicinato al giovane, praticandogli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca.

Il 17enne, come racconta il “Corriere Romagna” che ha riportato la notizia, aveva perso conoscenza. L'intervento del maresciallo capo, che tra il 2009 e il 2010 aveva seguito un corso di primo soccorso quando era in missione in Libano, e di un'infermiera che si trovava a cena, ha di fatto salvato la vita al giovane, poi preso in cura dai sanitari del “118”. I due hanno iniziato a effettuare le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base; la loro presenza è risultata provvidenziale visto che tale pratica ha effetto esclusivamente entro i primi 10 minuti dall’attacco, quando è in grado di salvare la vita della persona colpita. Il 17enne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì dove è entrato, in coma, al Pronto Soccorso.

Immediatamente, è stato sottoposto a iportemia, tecnica che consente di migliorare l’esito, in termini di sopravvivenza e recupero neurologico, in un soggetto con arresto dovuto a fibrillazione ventricolare. Successivamente, il ragazzo è stato inviato al Laboratorio di Emodinamica dell’U.O. di Cardiologia, da poco completamente rinnovato con attrezzature all’avanguardia, per effettuare una coronografia, esame diagnostico che ha escluso la presenza di anomalie congenite delle coronarie; essendo il paziente in stato di shock, si è deciso di ricorrere anche all’assistenza meccanica con contropulsatore aortico, portandolo poi in Terapia intensiva Cardiologica dove si è proseguito per 24 ore il trattamento di ipotermia. Al risveglio, il ragazzo è apparso in buone condizioni, rispondendo agli stimoli e mostrando di non avere riportato particolari traumi, anche se saranno necessari ulteriori accertamenti per valutare eventuali danni residui e per chiarire la causa dell’accaduto.

«Siamo in grado di escludere che l’arresto sia dovuto a una patologia coronarica – illustra il dott. Marcello Galvani, direttore dell’U.O. di Cardiologia dell’Ausl di Forlì – si tratta presumibilmente di una malattia elettrica del cuore che andrà indagata, meno probabilmente di una miocardite; quasi sicuramente, tuttavia, occorrerà procedere all’impianto di un peace-maker con funzioni di defibrillatore». Se la vicenda del diacesettenne di Meldola si è conclusa col lieto fine, lo si deve al rodato meccanismo del Dipartimento dell’Emergenza dell’Ausl di Forlì. «Grazie alla stretta integrazione fra tutte le figure professionali coinvolte siamo riusciti ad agire in tempi rapidi, assicurando il buon esito della vicenda – commenta il dott. Marcello Galvani – questo caso, poi, è paradigmatico dell’efficacia della terapia intensiva rispetto a problematiche emergenti quali, appunto, l’arresto cardiaco».

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