Forlì saluta il suo simbolo calcistico, "Un leader senza urlare. Un esempio per la comunità"

Le esequie sono state officiate da don Enrico Casadio, che ha portato anche le condoglianze del vescovo Livio Corazza

Sulla bara il gagliardetto del Forlì, una sciarpa del Cesena ed un'immagine di quando il "professore" orchestrava i suoi compagni di squadra. San Mercuriale, luogo simbolo di Forlì, ha dato l'ultimo saluto a Vittorio Zanetti, l'ex registra del Forlì e Cesena morto sabato scorso, all’ospedale Bufalini di Cesena a seguito dei postumi di un incendio scoppiato nella sua abitazione nel cuore del centro storico. Le esequie sono state officiate da don Enrico Casadio, che ha portato anche le condoglianze del vescovo Livio Corazza. “La vicinanza è conforto”, sono state le parole del sacerdote, nello stringersi ai figli di Zanetti Massimo, Laura e Simona e ai nipoti.

IL VIDEO: L'ULTIMO SALUTO A VITTORIO ZANETTI

Don Enrico ha ricordato nell'omelia il forte legame di Zanetti con la moglie Giovanna, scomparsa alcuni anni fa, "lo slancio nella gentilezza che lo distingueva", il "rispetto verso i compagni di squadra e gli avversari", oltre che “l'essere animato dal desiderio di dare il meglio di se”. “Nessuno vive per se stesso e nessuno muore per se stesso”, è stato il richiamo di don Enrico alla figura di Zanetti, facendo riferimento alla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani. 

"E' stato ed è un esempio per la comunità - ha detto l'assessore allo Sport, Sara Samorì, affiancata dal presidente del Forlì Gianfranco Cappelli - ed un punto di riferimento per la comunità sportiva, scrivendo una delle pagine più belle del Forlì Calcio. Ha saputo tradurre l'impegno in campo nei valori quotidiani della vita, mettendosi al servizio della comunità. Aveva un grande senso di appartenenza". Inoltre, ha proseguito Samorì, "ha insegnato il rispetto e come fare squadra. E' uno degli esempi più belli della città, un grande uomo ed un grande campione".

Commovente il ricordo dell'amico fraterno Franco Pardolesi: 'Bibolo' (come era soprannominato sin da giovane) "è stato uno dei simboli di Forlì e ricordare un grande amico non è facile. E' uno sforzo e la notizia della sua morte mi ha colpito molto. Un mese fa aveva partecipato alla presentazione del libro del centenario del Forlì ed aveva ricevuto tanti applausi. Gli volevano tutti bene. Era un simbolo". Pardolesi ne ha sottolineato la "magnifica semplicità, era un leader senza urlare. Era una dote naturale. Riusciva a comandare anche chi sedeva in tribuna con una classe ed un'eleganza strepitosa". 

"E' stato - ha concluso - il miglior prodotto del calcio forlivese, anche se non è riuscito ad arrivare in serie A". Dopo la carriera da professionista, Zanetti aveva giocato nel Forlì calcio a cinque, che aveva trascinato in serie A, poi con la Sisa del suo amico Ivan Salvigni, e per una decina d’anni col Club Forza Forlì: "Non riusciva a smettere di giocare nonostante l'età che avanzava. Amava tantissimo vincere con umanità e rispetto verso gli avversari”. Parole che sono state accompagnate da un lungo e commosso applauso. "Siamo grati per quello che Vittorio ha dato ed è uno stimolo per continuare nella nostra quotidianità", ha concluso don Enrico. 

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