Forlì avvia l'iter per uscire dall'Unione dei Comuni: "Ha fallito tutti i suoi scopi". Positiva una consigliera

Con un voto in Consiglio comunale, che si è tenuto in una modalità mista, online e in seduta fisica, Forlì ha confermato di voler uscire dall'Unione a 15

Il Comune di Forlì ha dato il via all'iter ufficiale per il suo recesso dall'Unione dei Comuni. Con un voto in Consiglio comunale, che si è tenuto in una modalità mista, online e in seduta fisica, Forlì ha confermato di voler uscire dall'Unione a 15. Un atto che era stato ampiamente promesso nel corso della campagna elettorale. Il sindaco Zattini, nel presentare la delibera, ha parlato di questa delibera come “uno dei cardini di questa amministrazione” e “il rispetto degli impegni presi e concordati con i nostri elettori”. Gran parte dei consiglieri hanno dibattuto da remoto, come viene reso possibile ora grazie alle nuove norme che rendono possibili le assisi anche se non c'è compresenza fisica nella stessa aula. D'altra parte anche all'interno del Consiglio risulta positiva una consigliera, si tratta di Emanuela Bassi, a cui diversi consiglieri, nei loro interventi, hanno fatto un augurio di pronta guarigione.

Il sindaco

Forte è stata la critica di avviare un percorso così complesso in un momento di emergenza sanitaria, quando tutta l'attenzione dovrebbe essere rivolta al contrasto del Coronavirus. Nella sua relazione ha detto il sindaco: “Perché farlo adesso? Per una finestra che è prevista dalle norme, che dà la facoltà di recesso nel mese di aprile e con un voto qualificato di due terzi del consiglieri comunali, altrimenti con il voto a maggioranza serviranno altri due voti nel corso del mese, è quindi un fatto tecnico”.

Per il sindaco “Forlì inizia la procedura che avrà compimento nel 2022, quindi ci sono quasi due anni per definire tutto il percorso, in associazione con tutti gli altri comuni. Mi è stato contestato come Comune di Forlì che non diamo indicazione agli altri comuni su come fare dopo, non abbiamo la logica della colonizzazione, decideranno loro come è più opportuno fare per l'organizzazione del territorio”. Ed ancora: “Per sfatare un mito: la formazione dell'unione dei comuni non era una scelta, ma un obbligo. Come siamo nati? Con tre scopi: efficientiamento dei servizi, risparmio economico per ridurre tasse, una realtà burocratica più agile. In realtà i servizi sono peggiorati e la spesa non ha avuto contrazione. E' un fallimento di cui non va colpevolizzato nessuno. Cito un esempio: i consigli dell'Unione spesso tardavano di ore perché non si riusciva mai a raggiungere il numero legale, i consiglieri e i sindaci non partecipavano perché era ritenuto un organo inutile e dannoso da tutti i partecipanti”. E conclude: “Volerlo mantenere in vita danneggiamo i nostri e i cittadini degli altri comuni”. La delibera è stata approvata  con 22 voti favorevoli e 10 contrari. Per il via libera alla delibera serviva una maggioranza qualificata, vale a dire dei due terzi dell'assise, che viene raggiunta

Il dibattito 

Determinanti i voti anche del Movimento 5 Stelle che chiarisce subito le intenzioni di voto. "Finalmente siamo arrivati a questa delibera", prende parola Daniele Vergini. L'Unione, nata nel 2014, "non e' riuscita a darsi un'organizzazione efficace, e' stata un fallimento, troppo grande e disomogenea". Per cui si deve "tornare indietro subito", favorendo "Unioni piu' piccole". Si tratta, rincara la dose il sodale Simone Benini di "una vergogna targata Pd e centrodestra, tutti i sindaci l'hanno sottoscritta e rinnovata". Sul fronte opposto Partito democratico e Forli' e co. Il capogruppo dem Soufian Hafi Alemani sostiene che "non c'e' alcun presupposto per seguire questa strada, a maggior ragione oggi". E anche per sindacati e associazioni di categoria non e' il momento per affrontare il tema, anche perche' non c'e' una "alternativa politica". "Siamo in una situazione gravissima, seguire le sorti dell'Unione non e' realistico" concorda Loretta Prati, convinta che si voglia "uscire senza una vera discussione e analisi". Si rinuncia, aggiunge, Matteo Zattoni, ai 360.000 euro per il 2020 "mentre si vive una crisi. Non possiamo non considerare l'importanza di tutte le risorse possibili". Per Jacopo Zanotti "si assume una scelta senza pensare alle conseguenze. È una rinuncia a fare politica da parte chi governa", mentre Valentina Ancarani evidenzia la mancanza di "un'analisi rispetto a questi sei anni di Unione", ma c'e' in corso uno studio finanziato dalla Regione. "Era difficile da fare funzionare- ammette- ma con le convenzioni non si risolvono i problemi dei piccoli Comuni". Dello stesso avviso Elisa Massa: "Se non c'e' la volonta' di migliorare e crescere il risultato e' negativo" e cosi' "in piena emergenza siamo chiamati per questa scelta incomprensibile". Da Forli' e co. arriva la richiesta, respinta, di rimandare il tutto. Giorgio Calderoni non concorda con "la Forli' exit senza un serio tentativo di salvataggio, il recesso del socio di maggioranza non e' una cosa semplicissima per statuto". In questo momento, aggiunge, la "scelta e' intempestiva" inoltre "Zattini l'ha fondata e dovrebbe pensarci prima di affondarla". Per Federico Morgagni c'e' "scarsa attenzione sul momento che stiamo vivendo, l'uscita dall'Unione e' una questione difficilmente considerabile centrale per l'interesse dei cittadini ora". E "non c'e' nemmeno una proposta organica e complessiva". Insomma, tira le fila Massimo Marchi di Italia Viva, "il sindaco non faccia lo Schettino della situazione e torni a bordo: e' una delibera assurda"

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La maggioranza respinge ogni critica. Il capogruppo della Lega Massimiliano Pompignoli ribadisce che "aprile era l'unica finestra temporale possibile come da statuto. Tutti- argomenta- abbiamo riconosciuto il fallimento dell'Unione, sono sei anni che esiste e nessuno ha dato soluzioni". In questo anno e mezzo, aggiunge, "costruiremo le convenzioni con gli altri territori senza lasciarli soli". Per cui "sulla nave ci staremo, su una rotta che valorizzi il comprensorio". Anche per Andrea Costantini "non ha senso prolungare di un anno questa agonia", mentre Alberto Bentivogli ricorda che la Polizia locale "da sei anni e' sotto organico. Era un matrimonio che non andava fatto". Anche perche', lamenta Letizia Balestra, "la qualita' dei servizi e' diminuita e i costi aumentati". Per cui, le fa eco, Alessandro Rivalta, "il progetto ha dimostrato tutti i suoi limiti". Sulla stessa linea Forli' cambia: "La scelta di uscire e' frutto di una decisione meditata e di un preciso impegno", rimarca il capogruppo Elio Dogheria. L'Ente e' "in agonia e non puo' essere rianimata". Concorda la collega Maria Teresa Rinieri: "È stata una fallimento. Nessun cittadino sa dirci a cosa serve". Cosi' come Loris Ceredi per il quale "l'uscita permettera' agli altri Comuni di lavorare in maniera piu' omogenea. È giunto il momento di cambiare". Il capogruppo di Forza Italia, Lauro Biondi ricostruisce: la volle Roberto Balzani nel 2014 e "oggi cerchiamo di porre rimedio. Vogliamo utilizzare al meglio le risorse pubbliche", mentre la presidente dell'assise evidenzia che "l'Unione e' stato un errore perche' di fatto e' un Ente fantomatico senza bilancio. Abbiamo creato un mostro con un leone dentro, Forli', che crea problemi a tutti gli altri". Infine anche per Davide Minutillo di Fratelli d'Italia e' "un fallimento" e "i cittadini non hanno la mimima idea di cosa sia". Dal consigliere anche la proposta di due Unioni piu' piccole tra gli altri Comuni (Agenzia Dire)

La posizione della Lega: "Un atto meditato"

La posizione del Pd: "Il sindaco ci ripensi"

La posizione di Italia Viva: "Sospendere l'uscita"

La posizione di Forlì & Co: "Atto di agoismo"

La posizione del M5S: "Si doveva fare molto prima"

La posizione di 'Forlì cambia': "Era imposta dall'alto"
 

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