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Venerdì, 12 Agosto 2022
Cronaca Via Ravegnana

125 anni fa la morte di Aurelio Saffi: Forlì ricorda il triumviro

Al triumviro sono ovviamente riferibili anche i due edifici forlivesi in cui abitò. Oltre a Casa Saffi, posta in via Albicini 25, la residenza “intra muros” in cui visse 30 anni, si segnala la Casa Museo “Villa Saffi” di San Varano

125 anni morì Aurelio Saffi. Figura di spicco del Risorgimento italiano, dalla Repubblica Romana del 1849 all’Unità d’Italia, il triumviro è stato ricordato venerdì mattina alle 11 nella tomba posta nel nucleo originario del Cimitero Monumentale, in via Ravegnana. Per l’occasione sono intervenuti presenti Sara Samorì, assessore agli Eventi Istituzionali del Comune di Forlì, e le delegazioni dell’associazionismo forlivese.

LA STORIA - Nato nel 1819 a Forlì, Saffi, convinto assertore di idee liberali, accolse con entusiasmo le prime iniziative riformatrici di papa Pio IX. Superata la delusione per la repentina marcia indietro operata dal pontefice marchigiano, divenne sostenitore della causa repubblicana a stretto contatto con Giuseppe Mazzini, uno dei principali artefici del movimento. Per pochi mesi, nel 1861, fu anche Deputato del neonato Regno d’Italia a Torino, fino a rassegnare le dimissioni e ritornare agli amati studi storici e all’insegnamento (dal 1877 fu docente di diplomazia e storia dei trattati all'Università di Bologna), in seguito allo scontro dell’Aspromonte col ferimento di Giuseppe Garibaldi.

Forlì ricorda Aurelio Saffi (foto di Alessandra Salieri)

Al concittadino Aurelio Saffi, esponente massonico ma anche icona (non solo forlivese) della laicità politica e istituzionale, la città ha dedicato il suo spazio più importante e rappresentativo, la Piazza Grande, già denominata Vittorio Emanuele II e prima ancora Campo dell’Abate. L’intitolazione avvenne il 4 settembre 1921, in occasione dell’inaugurazione del primo monumento dedicato al triumviro, opera dello scultore napoletano Filippo Cifariello. La statua, collocata al centro dell’ellisse con le spalle provocatoriamente rivolte all’Abbazia di San Mercuriale, andò a colmare il vuoto lasciato dalla colonna con la statua della Madonna del Fuoco.

Eretta il sabato santo del 23 aprile 1639 a tangibile segno della devozione dei forlivesi per la Regina del Cielo, era stata abbattuta per puro spirito anticattolico il 21 maggio 1909 da un gruppo di anarchici capeggiati da un tal Benito Mussolini, ancora lontano dall’evoluzione fascista. Stele e scultura mariana sono state ripristinate a fianco della Cattedrale nel 1927. La statua al triumviro sparì letteralmente venerdì 25 agosto 1944, alle 9 e 15 del mattino, annientata da una formazione di ventitre bombardieri alleati che causò un gran numero di vittime e danni ingenti al centro. Il 24 settembre 1961 è stata inaugurata una copia esatta del monumento distrutto, voluta e finanziata dall’industriale Aldo Zambelli.

Nel 1921, dopo che Aurelio Saffi era stato catapultato niente meno che al centro del salotto buono forlivese, le autorità cittadine cominciarono a porsi il problema di cambiare nome a Borgo Ravaldino, a lui dedicato l’indomani della morte, nel 1890. Dopo alcuni anni di discussione, nel 1928 il podestà di Forlì conte Gaddi Pepoli ha intitolato la via Aurelio Saffi al Maresciallo d'Italia Armando Diaz. Che cosa abbia a spartire il generale con Forlì è un interrogativo più che legittimo, anche se è molto probabile che la città del Duce abbia voluto rendere omaggio al vincitore della Grande Guerra. Oltre alla Piazza forlivese per antonomasia, una delle più grandi d’Italia, ad Aurelio Saffi sono dedicati la Biblioteca Comunale di corso Della Repubblica e la Scuola Primaria comunale di viale Spazzoli. Al triumviro sono ovviamente riferibili anche i due edifici forlivesi in cui abitò. Oltre a Casa Saffi, posta in via Albicini 25, la residenza “intra muros” in cui visse 30 anni, si segnala la Casa Museo “Villa Saffi” di San Varano. Originariamente convento dei Gesuiti, lo stabile venne acquistato dal Conte Tommaso Saffi, nonno di Aurelio, ed utilizzato in prevalenza come residenza estiva. Fu in questa dimora lontana dal clamore cittadino, che Aurelio Saffi si spense il 10 aprile 1890.

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