Scovate in un mercatino dopo cent'anni le foto dei Solieri e della Ca' Rossa

 “Quella bambina con il vestito scuro, il bavero di pizzo e il viso imbronciato mi ha subito rapita. E’ stato come essere attratta da un magnete"

 “Quella bambina con il vestito scuro, il bavero di pizzo e il viso imbronciato mi ha subito rapita. E’ stato come essere attratta da un magnete. Ho portato a casa quella scatola con dentro quegli strani vetrini e per due anni e mezzo, ogni momento libero l’ho dedicato a capire chi erano le persone raffigurate in quelle 50 lastre da 9 centimetri per 12”. Michela Mazzoli è la titolare, insieme al marito, della vetreria “Mazzoli Porte Vetro” conosciuta per  le sue porte decorate molto ricercate. Tre anni fa in un mercatino di Forlì si è imbattuta in una scatola con all’interno delle lastrine da cui trasparivano, in negativo, i volti, i vestiti, le scene di vita quotidiana di una intera famiglia ritratta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Un ritrovamento quasi miracoloso perché quelle lastre negative a  gelatina bromuro d’argento, i negativi dell’epoca, sono delicatissime, non certo cose destinate a resistere a lungo in un mercatino.

La scoperta in un mercatino

Michela, mano d’artista e metodo da studiosa,  ancora non sapeva che si trattava dell’album di famiglia di Sante Solieri,  il grande chirurgo che operò all’ospedale di Forlì nella prima metà del  ‘900 e a cui è intitolato proprio il piazzale antistante l’ex ospedale ora campus universitario. L’ha scoperto grazie alla sua caparbietà e ad un gruppo Facebook  dove ha fatto l’incontro giusto.  

“Nelle foto ci sono i ritratti di diverse persone fotografate nell’arco della loro vita, con i loro cambiamenti – dice Michela -.  Ci sono scene di bambini che giocano, gruppi di adulti nei loro vestiti di persone benestanti.  A volte si vedono anche le macchine fotografiche che in pochi si potevano permettere all’epoca.  Le stesse persone si vedono mentre sono al mare con buffi cappelli e accappatoi, in gita a Roma o a Ravenna ma più spesso nel giardino di una bella villa tipica della campagna romagnola. In alcune foto si vede anche una casa più modesta, ma affacciata sullo stesso giardino, che appariva tutta decorata secondo una moda dell’epoca. Non avevo alcuna certezza che quella villa fosse nel Forlivese né che fosse ancora in piedi, dopo anni di studio e di ricerca però ho voluto fare un ultimo tentativo”.

"Quella casa la conosco"

Così Michela, che dal ritrovamento di quelle lastre ha cominciato ad appassionarsi di fotografia d’epoca e vernacolare, ha postato le foto della villa in un gruppo di storia forlivese su Facebook sperando che qualcuno potesse riconoscere quel luogo. E così è stato. “Quella casa la conosco – hanno riposto dopo qualche settimana -. Sono cresciuto in quel giardino. Sono il figlio dei mezzadri che lavoravano per i Solieri”.  Si trattava quindi della casa di campagna di Solieri; Villa Giannina, come il nome di sua moglie, che ancora oggi si può vedere, tinteggiata di un rosso acceso, all’angolo tra via Campo degli Svizzeri e via Ca’ Rossa. 

“E’ stata una grandissima emozione per me – racconta Michela – pensare che dopo cento anni quella casa potesse essere ancora lì. Certo cambiata, ma ancora riconoscibile. Ho potuto visitarla e ritrovare i luoghi fotografati un secolo fa”. Le lastre da 55 sono diventate 62 perché nella sua attività di ricerca Michela ha conosciuto un altro collezionista che ne aveva trovate altre sette. Quelle foto, fatte ristampare con le tecniche dell’epoca, sono diventate un progetto fotografico adottato da "Tank, sviluppo immagine" che sarà esposto a Bibbiena, per “Foto confronti 2017”, dal 15 al 17 settembre per poi approdare a Forlì nei prossimi mesi. Diciotto immagini raccolte in una mostra intitolata proprio "Villa Giannina”. 

La prossima sfida di Michela?  Dare un nome ad ognuna delle persone raccontate in quelle foto. “Sono in contatto con la famiglia di Solieri, è difficile ma ci proveremo”.  

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