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Cronaca

Dopo oltre 600 anni i frati Carmelitani lasciano la città di Forlì

Padre Nazareno Maria Mauri, l'ultimo religioso dell'Ordine dello Scapolare, divenuto custode della chiesa di corso Mazzini nel luglio 2008, sarà trasferito a Roma nella parrocchia di Santa Maria Regina Mundi

Dopo i frati Cappuccini, adesso tocca ai Carmelitani. Domenica, con la santa messa delle 18 celebrata dal superiore provinciale padre Roberto Toni, i Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (è il nome completo) si congederanno definitivamente dalla città di Forlì dopo ben 668 anni di presenza operosa.

Padre Nazareno Maria Mauri, l’ultimo religioso dell’Ordine dello Scapolare, divenuto custode della chiesa di corso Mazzini nel luglio 2008, sarà trasferito a Roma nella parrocchia di Santa Maria Regina Mundi. L’anziano frate, festeggiato il 19 aprile scorso in occasione del suo compleanno dai tanti amici forlivesi conquistati dalla sua fede ed affabilità, aveva espresso pubblicamente il desiderio di rimanere ancora a Forlì pur di non far perdere alla comunità locale un patrimonio irripetibile dal punto di vista umano. Il problema è che 95 anni sono tanti e i superiori romani non se la sono più sentita di mantenerlo in servizio a quell’età. In teoria, avrebbe potuto continuare a presidiare lo splendido santuario di corso Mazzini l’altro carmelitano presente in città dal Natale scorso: si tratta di padre Norbert Lobo Liripa, giovane frate originario del Congo, approdato alla vita religiosa grazie allo stesso padre Nazareno quando era missionario in Africa.

Tuttavia, dalla casa generalizia di Roma è giunto un altro diniego: “L'Ordine dei Carmelitani – si legge sul web - annoverato dalla Chiesa tra gli Istituti clericali, è composto da frati che professando i tre voti di obbedienza, povertà e castità hanno un fine comune: vivere la vita consacrata secondo lo spirito del Carmelo. In forza della loro professione, tutti i frati godono di piena uguaglianza nei diritti e nei doveri religiosi”. Fra le righe traspare una regola fondamentale, presupposto della grave decisione di chiudere il presidio forlivese: una fraternità carmelitana deve essere composta da almeno 3 religiosi. La grave crisi vocazionale che attanaglia anche l’ordine dello Scapolare, uno dei più antichi della chiesa di Roma essendo sorto nel XII secolo in Palestina, non garantisce più il ricambio generazionale (sono rimasti 200 carmelitani in tutt’Italia). Trovare il numero minimo di consacrati necessari a tenere vivo il Carmelo, è apparso impossibile. La comunicazione ufficiale relativa al commiato dei Carmelitani da Forlì, contiene anche alcuni elementi in grado di leggere il futuro: la chiesa di corso Mazzini rimarrà in proprietà dell’Ordine dello Scapolare e sarà presidiata da una laica del Terz’ordine che risiede da anni in loco. Ai primi di giugno, nel momento della partenza effettiva per Roma di padre Nazareno, il santuario sarà consegnato formalmente al vescovo monsignor Lino Pizzi, che deciderà del suo utilizzo in ambito diocesano, sentito il vicario episcopale per il centro storico don Enrico Casadio.

I responsabili dell’ordine avrebbero chiesto ed ottenuto garanzie in merito all’apertura della chiesa in occasione delle domeniche e delle festività più importanti, mantenendone proprietà e stile di servizio. Da ambienti del Terz’ordine trapela che la chiesa potrebbe diventare un “centro per le confessioni”, grazie al coinvolgimento di due istituti religiosi presenti in città con carisma similare a quello carmelitano: i Servi di Maria dimoranti a San Pellegrino e i Servi del Cuore Immacolato di Maria operanti a Vecchiazzano, nei pressi dell’ospedale. Intanto, don Enrico Casadio, che è anche parroco dell’unità pastorale San Mercuriale-Santa Lucia, ha già assicurato che sarà regolarmente celebrata la festa della Madonna del Carmine, in programma il prossimo 16 luglio. Sarà la prima solennità della Beata Vergine del Carmelo da sei secoli a questa parte, senza più i Carmelitani a Forlì

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