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Frattura del femore nell’anziano, Forlì presa a modello

Col 76% dei casi trattati chirurgicamente entro 48 ore dal trauma, l’U.O. di Ortopedia-Traumatologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” è il centro emiliano-romagnolo con le migliori performance

Frattura del femore nell’anziano, Forlì punto di riferimento in Emilia-Romagna. Col 76% dei casi trattati chirurgicamente entro 48 ore dal trauma, l’U.O. di Ortopedia-Traumatologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, diretta dal prof. Francesco Lijoi, è il centro emiliano-romagnolo con le migliori performance, in linea con le indicazioni nazionali e regionali che individuano, in media, proprio nei due giorni, la tempestica in grado di garantire al paziente maggiori possibilità di recupero funzionale e ritorno a una buona qualità della vita.

In questo campo, poi, l’Ausl di Forlì offre al soggetto un apposito percorso, unico in Italia, con un team multidisciplinare formato da ortopedico, geriatra, anestestista e fisiatra che prende in carico il malato a 360° gradi. «Le indicazioni fornite dalla letteratura, riprese sia dal Ministero della Salute si dalla nostra Regione, confermano che nei soggetti anziani, cioè con più di 65 anni, affetti da frattuta di femore, è fondamentale intervenire chirurgicamente il prima possibile – illustra il dott. Francesco Lijoi – uno studio compiuto su 14mila pazienti ha, infatti, mostrato che in questo modo si riducono complicanze e mortalità: in linea di massima, i risultati migliori in termini di sopravvivenza e riabilitazione si ottengono entro le 48 ore, anche se resta necessario valutare ogni singolo caso».

Sin dal 2004, l’U.O. di Ortopedia-Traumatologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì si è impegnata da una parte a eseguire gli interventi chirurgici ortopedici nei tempi più brevi possibili, dall’altra, in collaborazione con le U.O. di Geriatria e Medicina Riabilitativa,  a gestire in maniera puntuale e completa la fase post operatoria, spesso costellata da complicanze di vario genere. «Ogni anno trattiamo circa 300 anziani con fratture di femore – spiega il prof. Lijoi – di recente la Regione ha reso noti gli indicatori di efficacia degli interventi e il nostro centro è risultato quello che, da diverso tempo, presenta gli indici di performance migliori, con un distacco di 10 punti percentuali sul secondo in classifica. Per questa ragione, siamo stati presi a modello per le altre realtà di Traumatologia dell’Emilia-Romagna».

Dal 1° marzo 2006 al 31 dicembre 2009, sono stati 1.154 i pazienti over 65 operati dalla Traumatologia forlivese per frattura di femore, in particolare donne (76%). D’altronde, con l’avanzare dell’età aumenta il rischio di cadute: un terzo degli ultrasessantacinquenni ne registra una all’anno e una su dieci risulta avere conseguenze disastrose. Nelle persone con più di 70 anni, poi, l’incidenza dell’evento traumatico aumenta esponenzialmente. Non a caso, è stato dimostrato che la frattura del femore riduce l’aspettativa di vita degli ottantenni da 7,2 a 4,2 anni, mentre, dopo dodici mesi, il recupero dell’autonomia funzionale prefrattura viene raggiunto solo dal 30-40% dei pazienti, con un 20% di casi in cui la disabilità deambulatoria è permanente.

«Insieme a geriatri e fisiatri abbiamo deciso di istituire un percorso in grado di accompagnare gli anziani dall’ingresso in ospedale sino alla dimissione – prosegue il direttore - il paziente con frattura arrivato in Pronto Soccorso viene ricoverato in Traumatologia e operato, in genere, entro 48 ore. Quindi, viene affidato alle cure di fisiatri, fisioterapisti e medici geriatri». Nei primi giorni dopo l’intervento l’assistenza è erogata all’interno dell’U.O.di Ortopedia, dove l’anziano viene valutato da tutti i componenti del team, così da decidere l’iter più adatto a soddisfare le sue richieste funzionali.

«La maggior parte dei pazienti viene trasferita nell’U.O. di Geriatria, ma c’è anche chi viene dimesso e seguito a domicilio da un fisioterapista – commenta il direttore – grazie a questo sistema, siamo divenuti davvero un’U.O. dell’urgenza traumatologica e ortopedica, in grado di fornire un servizio più tecnico e specialistico, con prestazioni modellate sulle esigenze dei singoli pazienti, come richiesto dal criterio dell’appropriatezza.».
 

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