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Per Aurelio Angelucci l'addio è con un'ultima "standing ovation". Zattini: "Gigante della cultura locale"

Una folla commossa formata dai famigliari, dagli amici, dai tanti compagni di attività artistica ha salutato giovedì mattina, nella chiesa di San Biagio, Aurelio Angelucci, il noto e amato “Tugnaz”

Una folla commossa formata dai famigliari, dagli amici, dai tanti compagni di attività artistica ha salutato giovedì mattina, nella chiesa di San Biagio, Aurelio Angelucci, il noto e amato “Tugnaz”, grande esperto di dialetto, cultore del cinema, attivissimo promotore del teatro in vernacolo, morto lunedì scorso all'età di 84 anni. Non solo una cerimonia funebre, ma anche una riflessione generale sulla grande attività artistica di 'Elio' e della sua eredità, con tanti “fuori programma” rispetto al triste rito dell'addio, come quando per commemorarlo tutti i presenti in chiesa si sono alzati in piedi applaudendo, chiamati a fare una “standing ovation” alla quale Angelucci era abituato avendo calcato per circa 2.500 serate i teatri di tutta la Romagna. Oppure quando l'ultimo saluto al feretro all'uscita della chiesa è stato accompagnato, tra due ali di folla, dalle note di 'Romagna Mia' cantata dal soprano Wilma Vernocchi.

Tante lacrime, ma anche qualche risata. Impossibile, infatti, trattenersi dal farlo a ricordare i tanti aneddoti che hanno rievocato le mordaci battute di Angelucci. Ammalato nell'ultimo anno, non aveva perso l'autoironia. Alcuni mesi fa, vedendo le tante persone che venivano a trovarlo – racconta il figlio – Tugnaz era sbottato in un'irriverente battuta: “Ma cos'è tutta questa gente? Non è che sarà morto qualcuno?”. Diversi amici hanno letto messaggi al pulpito, facendo prolungare la cerimonia oltre le due ore, passate in leggerezza ripercorrendo la vita, sia personale che artistica di Aurelio Angelucci.

VIDEO - Tugnaz ironico fino alla fine: "Cos'è tutta questa gente? E' morto qualcuno?"
VIDEO - L'ultimo saluto con le note di 'Romagna Mia' intonate da Wilma Vernocchi

Presente anche il sindaco Gian Luca Zattini che ha definito Angelucci un “gigante della cultura” locale. Così Zattini: “Angelucci ha cercato di salvare la nostra lingua, la nostra romagnolità, in un momento in cui parlare in dialetto era una nota di demerito, quando significava essere considerati 'contadini', dimenticando che siamo tutti contadini, che veniamo tutti da quella civiltà”. Presente anche una delegazione del Movimento per l'Autonomia della Romagna (Mar), che con le sue bandiere deposte sulla bara ha salutato il proprio membro. Molteplici i ricordi dell'attività artistica di “Tugnaz”.

Nato a Forlì nel 1934, a 19 anni ha conseguito il diploma di abilitazione magistrale. Ha quindi svolto il servizio militare in qualità di sottotenente, per poi essere promosso al grado di tenente di complemento. Per cinque anni è stato maestro elementare a Forlì; quindi ha lavorato come impiegato alle Poste Italiane per 40 anni, fino a diventare dirigente. Appassionato di spettacolo, ha diretto dal 1968 la Compagnia dialettale "Cinecircolo  del Gallo" da lui fondata in cui ha recitato per circa 55 anni, durante i quali ha allestito oltre 25 commedie romagnole per un totale di circa 2500 serate.

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