Pranzo e cena "a scrocco" dentro il bagno del supermercato: denunciato

Il fatto è stato accertato martedì da parte delle Volanti dell’Ufficio Prevenzione generale della Questura, diretto dal dirigente Stefano Santandrea

Si era inventato il pranzo e la cena a scrocco a spese del supermercato. Un 46enne romeno, in Italia da qualche giorno in visita alla sorella residente a Forlì, è stato denunciato alla Procura della Repubblica per furto aggravato continuato, false dichiarazioni sulla identità personale e false dichiarazioni sulle qualità personali altrui. Il fatto è stato accertato martedì da parte delle Volanti dell’Ufficio Prevenzione generale della Questura, diretto dal dirigente Stefano Santandrea, chiamate all’intervento in un supermercato cittadino.

I poliziotti hanno preso in consegna l'individuo, dopo che il capo negozio ha riferito di averlo sorpreso sia la sera precedente, sia poco prima dell’intervento, dopo che aveva consumato alimenti e bevuto vino chiudendosi all’interno dei bagni. La sera precedente era stato solamente allontanato, ma avendo ripetuto questo comportamento anche all’indomani, la direzione ha deciso di denunciarlo. Alla fine delle attività, tenuto conto che il valore degli alimentari è di poco inferiore ai 20 euro, il reato di furto è in realtà quello meno grave (sebbene possa ben dirsi essere stato “consumato”); più grave è stato invece il comportamento successivo del 46enne, che, essendo senza documenti, una volta accompagnato in Questura ha fornito agli operatori false generalità.

Ha poi mentito anche sulle generalità della sorella che lo ospitava, probabilmente con il proposito di evitare che le attività di accertamento sul suo conto e sulla sua vera identità andassero a buon fine. Gli agenti sono riusciti comunque a rintracciare la familiare, che ha portato in Questura il documento del fratello, dal quale è scaturita la prova delle false dichiarazioni, sia sulla sua identità, sia su quella della sorella, reati la cui pena edittale è più elevata rispetto quella prevedibile per un furto di così modesto valore economico.

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La Polizia inoltre esclude che il soggetto si sia cibato per stato di necessità, insomma per sfamarsi come persona indigente (che, se riscontrato, potrebbe anche portare ad un giudizio di assoluzione), poiché la sorella provvedeva a tutto l’occorrente, compreso il sostentamento alimentare.

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