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Balzani dice no ad Hera: "Basta con la favola della governance pubblica"

"Noi a Forlì siamo soggetti a pressioni incredibili - manager, politici, funzionari, eccetera - semplicemente perché non siamo d'accordo con la fusione fra Hera e Acegas". Quello di Balzani è uno sfogo amaro

Forlì è la città che più si sta mettendo di traverso sulla fusione di Hera con la Acegas-Aps, la multiutility di Padova e Trieste. L’operazione sta agitando la politica, con forti dissensi, ma quello di Forlì risulta il maggiore, considerata la posizione presa dal sindaco Roberto Balzani. Lo rileva una nota dell’agenzia Ansa, che cita un commento via Facebook del primo cittadino forlivese. Di fatto dopo Ravenna e Bologna, il progetto di fusione tra Hera e AcegasAps agita la maggioranza di centrosinistra anche a Forlì.

 

Negli altri due capoluoghi tuttavia il Pd si è schierato favorevolmente all’operazione, nonostante i maldipancia degli alleati. Invece a Forlì a prendere posizione contro l'incorporazione è stato lo stesso sindaco Roberto Balzani che, su Facebook, ha rivelato: "Noi a Forlì siamo soggetti a pressioni incredibili - manager, politici, funzionari, eccetera - semplicemente perché non siamo d'accordo con la fusione fra Hera e Acegas". Quello di Balzani è uno sfogo amaro: "Di fuori c'é il lato grottesco: Fiorito, i diamanti, le vacanze al mare, le case. Ma, visto da dentro, com'é l'autunno della Repubblica? E' freddo, nonostante i 27 gradi di oggi. E' freddo, perché fanno venire i brividi le lotte per aggredire le spoglie dello stato da parte dei poteri meglio organizzati".

 

Balzani riconosce che "siamo tutti consapevoli che Hera è una grande azienda che col territorio ha un rapporto assolutamente paragonabile a quello di tutte le altre. Sono tre anni che cerchiamo di convincerci del contrario, senza riuscirci". Dunque: "Perché dobbiamo raccontarci la favola della 'governance' pubblica collettiva? La governance è esercitata, nelle spa (soprattutto se quotate), da chi ha pacchetti azionari pesanti. Gli altri guardano. Punto. E' la realtà". Quindi, conclude: "Perché prendersela con chi vuol dire questa semplice verità, dimostrando che 'il re e' nudo’? Le cose non cambieranno per il simbolico voto contrario di una città di provincia. Tutto andrà secondo i programmi. Forse, però, ciò servirà ad attrarre l'attenzione su un tema squisitamente politico, di cui nessuno parla in tv".

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