Coronavirus, la riorganizzazione degli hospice: "Sforzi di tutti per evitare esplosione di casi"

"L'esplosione di un eventuale focolaio, infine, pur con l'utilizzo appropriato di Dpi, aumenterebbe in modo improprio anche il rischio del personale a diretta assistenza"

Anche il dipartimento di Cure Palliative ha dovuto riorganizzarsi durante l'emergenza sanitaria da covid-2019. "In questo periodo gli hospice sono costretti, in qualche modo, a disattendere parzialmente uno dei principi delle Cure Palliative, cioè la presa in carico, oltre che della persona ammalata, anche della sua famiglia - esordisce Marco Maltoni, direttore dell'Unità di Cure Palliative Ausl Romagna - Forlì -. Infatti gli hospice, nelle normative vigenti, sono inseriti tra le strutture residenziali come Case di Riposo e Lungodegenze nelle quali l'accesso dei familiari dei degenti è consentito solo in casi estremi e particolari, e solo dopo autorizzazione della Direzione Sanitaria di quella struttura".

Prosegue Maltoni: "Queste parti dei Decreti non sono stati modificati in nulla neppure nelle ultime revisioni. Ovviamente, il motivo per cui vengono limitati gli accessi non è un motivo da poco. Tutti i pazienti dell'Hospice sono estremamente fragili e deboli, con riduzione delle difese immunitarie, e se per ogni paziente ricoverato si facessero entrare in modo indiscriminato tutti i familiari, anche solo quelli stretti, il rischio di un ingresso indesiderato di una persona asintomatica, ma positiva al Coronavirus, aumenterebbe a dismisura. Peraltro, credo che nessun familiare di paziente ricoverato in Hospice sarebbe contento se al proprio congiunto ammalato comparisse un problema di tipo infettivo portato da un familiare di un altro paziente".

Osserva il direttore: "L'esplosione di un eventuale focolaio, infine, pur con l'utilizzo appropriato di Dpi, aumenterebbe in modo improprio anche il rischio del personale a diretta assistenza. Naturalmente siamo consapevoli che la sofferenza causata dalla lontananza e dalla impossibilità ad un contatto in fase avanzata di malattia aumenta la sofferenza già presente per la malattia e la possibile perdita del proprio familiare. Gli Hospice, nei limiti del fattibile, si stanno attrezzando a gestire la cura e le relazioni in modo diverso. Da una parte, il personale intensifica le proprie attenzioni e le proprie cure di accudimento con una vicinanza umana e professionale ai ricoverati, se possibile ancore maggiore di quella già in atto in precedenza. Dall'altra parte, durante il ricovero, più volte nelle giornate si fa in modo che l'ammalato parli con i familiari, tramite telefono, tablet e videochiamate".

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Conclude Maltoni: "Tutti gli ammalati e delle famiglie si sono resi conto della particolarissima e drammatica situazione e, pur con grande sacrificio, hanno collaborato con gli operatori alla difficile ricerca della "quadratura del cerchio" per il bene comune. Certamente è faticoso per tutti accettare queste limitazioni, e lo sforzo di comunicazione e spiegazione da parte degli operatori deve proseguire anche nel prossimo futuro".

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