Rifiuti infetti da smaltire, servizi da adattare al lockdown, Alea ha fatto la sua parte: "Sono stati mesi difficili"

Scopriamo le misure di sicurezza, i protocolli e le azioni svolte durante il lockdown da Alea Ambiente per i cittadini malati di covid-19 e non solo, insieme al direttore generale Paolo Di Giovanni: "C'era un'aria molto pesante, era molto difficile lavorare"

In questi mesi Alea Ambiente, pur nelle numerose difficoltà, ha continuato a operare a pieno regime. Non solo è stato mantenuto attivo il servizio di porta a porta e domiciliare per la differenziata e il secco, ma anche quello di ritiro dei rifiuti ingombranti e degli sfalci e potature, oltre agli ecobus ed ecostop nel comune di Forlì. Gli ecocentri e gli ecocentri mobili, invece, sono stati chiusi per evitare assembramenti. "Ci sono state settimane difficili", ammette Paolo Di Giovanni, direttore generale di Alea Ambiente. "Ma adesso finalmente stiamo rialzando un po' tutti la testa."

Lo smaltimento dei rifiuti dei positivi Covid

"Lavorare nel mese di marzo non è stato facile per nessuno, soprattutto per gli operativi, che desidero ringraziare pubblicamente, come anche tutti i tecnici degli uffici, che hanno sostenuto la società e hanno garantito continuità al servizio – sottolinea il direttore. – C'era un'aria molto pesante, era molto difficile lavorare." Non solo infatti il servizio fornito da Alea è fondamentale per il corretto funzionamento della città, ma nel periodo del lockdown ha contributo in modo fondamentale nella gestione dell'emergenza. Alea, come gli altri operatori di raccolta dei rifiuti urbani in tutt'Italia, si è occupata, nel mosaico dei provvedimenti per contenere il contagio, di un tassello importante: lo smaltimento dei rifiuti prodotti dai tanti malati accertati e messi in isolamento domiciliare. Tra quei rifiuti tanti dispositivi di protezione potenzialmente infetti, i materiali per le pulizie e le sanificazioni domestiche e in generale tanti scarti toccati da persone positive al virus.

"Siamo stati contattati dalla Regione, noi e gli altri gestori di tutta l'Emilia-Romagna – conferma Di Giovanni – per gestire i rifiuti delle persone in quarantena. In sinergia con l'AUSL abbiamo fornito ai cittadini in quarantena un protocollo da seguire, con un numero verde dedicato: loro chiamano il call center e noi ci attiviamo per andare a ritirare i rifiuti." Le persone affette da covid-19 sono state obbligate a interrompere la raccolta differenziata, poiché costituisce un possibile veicolo del virus e sono state invitate a riporre i loro rifiuti all'interno di un sacco doppio "come da direttive regionali", specifica ancora Di Giovanni, per una maggiore sicurezza nella gestione.

"Le utenze che hanno usufruito di questo servizio sono state circa 300. Non c'è stato alcun contatto fra malati e operatori: il ritiro viene effettuato come sempre grazie all'esposizione dei rifiuti in pubblica via". Anche per questo, non è stato necessario creare nessuna 'task force', né operare una formazione specifica oltre a quella generale fornita a tutti: "Gli operatori erano informati, ed erano protetti con guanti e mascherine, oltre ad avere sempre a disposizione il gel sanificante". Ma una volta raccolti, dove sono finiti questi rifiuti pericolosi? "In altri comuni c'è stato il permesso di portarli in discarica", racconta Di Giovanni. "Ma il modo più efficace per neutralizzarli è, naturalmente, incenerirli". A Forlì è stata quindi presa la strada del termovalorizzatore della città.

Il cambio delle abitudini ha cambiato i rifiuti prodotti

L'emergenza coronavirus ha cambiato molti aspetti della nostra vita: compresi i nostri consumi e il modo di gestire i rifiuti, ma senza allarmismi o timori. I tecnici di Alea hanno segnalato un prevedibile "aumento drastico del rifiuto porta a porta, e una diminuzione del rifiuto dalle aziende", altrettanto attesa. "In alcuni territori la frequenza del servizio di ritiro dell'indifferenziato, che era stata precedentemente ridotta a una volta ogni due settimane, è stata nuovamente alzata, fino a essere quadruplicata a due volte alla settimana. Proprio lunedì, poi è passata la decisione del coordinamento soci di agevolare le tariffe delle aziende del forlivese" sottolinea infine Di Giovanni. "Ai sindaci dei 13 comuni su cui operiamo va il mio ringraziamento per aver deciso di coprire 3 mesi di Tari, sostituendosi alle attività del territorio: un'iniziativa lodevole."

Il lavoro all'interno della società dei rifiuti

"Lo dico a bassa voce – continua Di Giovanni, confidando nella scaramanzia – ma non abbiamo avuto casi di covid-19. Per cui il nostro impegno nel campo della sicurezza, dei nostri lavoratori e degli utenti, ha prodotto e sta producendo un buon risultato." Infatti da subito Alea ha effettuato le necessarie modifiche alle abitudini dei propri dipendenti e alle modalità di lavoro, tenendo conto delle direttive dell'Istituto Superiore della Sanità per l'igienizzazione dei locali, fornendo dispositivi di sicurezza quali guanti e mascherine, gel sanificanti ed evitando assembramenti fino a 'bandire' le macchinette del caffè, e, per quanto riguarda gli amministrativi impegnati in sede, inserendo nelle aree aperte al pubblico – fintanto che lo sono state – pannelli in plexiglass. "Abbiamo anche favorito lo smart working e il lavoro da remoto per tutti coloro che condividevano gli uffici, garantendo la presenza fisica di una sola persona in ufficio."

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Diverse invece, ma a quanto pare altrettanto efficaci, le misure per gli operativi, cioè tutti quei dipendenti che si occupano di lavorare 'sul campo': "Anche per loro abbiamo garantito mascherine e guanti, e abbiamo effettuato anche sanificazioni giornaliere dei mezzi con soluzioni alcoliche e al cloro, e sanificazioni settimanali con l'ozono. A fine turno ogni operatore si igienizza con un sanificatore gassoso, e l'accesso alle docce, anch'esse sanificate ogni giorno, è ridotto a tre persone per volta, così da lasciare una doccia vuota fra due utilizzate. "Anche l'inizio dei turni, per ridurre al massimo gli assembramenti, è stato scaglionato." conclude Di Giovanni.

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