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Pini indagato: "Non griderò mai 'Magistrati brutti e comunisti'"

E ancora Pini: "Nei prossimi giorni, ma solo dopo aver spiegato ai magistrati le mie sacrosante ragioni, sarà mia cura dare i dettagli alla stampa per opportuna conoscenza e chiarezza"

“Darò un dispiacere ai ciarlatani del pettegolezzo: dato che non ho mai gridato e pensato a complotti e non ho mai sbraitato contro la magistratura comunista brutta sporca e cattiva come qualcun altro ha fatto negli ultimi 20 anni, sia chiaro che non ho intenzione di farlo ora, pur con tutte le riserve legate al clamore mediatico. I PM fanno il loro mestiere e non vi è nessuna "sfida" tra il sottoscritto e loro come qualcuno vuol far credere”: attraverso la sua bacheca di Facebook l'onorevole Gianluca Pini della Lega Nord torna sulla seconda scottante vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, come riportato dalla stampa di venerdì, su sospetti di sottrazione di risorse aziendali e di evasioni fiscale.

E ancora Pini: “Nei prossimi giorni, ma solo dopo aver spiegato ai magistrati le mie sacrosante ragioni, sarà mia cura dare i dettagli alla stampa per opportuna conoscenza e chiarezza. Non prima, tanto per rispetto al loro lavoro, quanto per tutela del mio diritto di difesa. Sono sgradevoli i processi mediatici, tanto quanto le difese mediatiche, pertanto, fino ad allora, come si usa dire, sulla vicenda, "passo e chiudo". Saluti e buon lavoro”, dice sempre Pini.

Che inoltre dettaglio: “Sia chiara una cosa: non solo ritengo di non aver distratto o evaso alcunchè, ma mi son fatto carico di debiti non miei per non lasciare in mezzo ad una strada delle famiglie; e ciò è facilmente provabile. Riguardo alla vecchia azienda, non c'è nessuna evasione fiscale ma un debito erariale - esigibile ma non definitivo - dovuto a comportamenti non ascrivibili al sottoscritto ma ad altri soggetti. Così come c'è un potenziale credito erariale non ancora esigibile di notevole importo. La maggioranza dei soci - con la sola esclusione di una quota - sono impegnati nel risanamento dell'azienda da oltre un anno, con risultati apprezzabili che hanno permesso e permettono ad una quindicina di famiglie dell'indotto di vivere dignitosamente anzichè subire i drammi, anche sociali, di un fallimento”.

“La società che possiedo per il 90% paga allo Stato nel 2011 oltre 400mila euro di tasse e imposte, ed il sottoscritto ne paga personalmente oltre 100mila. Se tutti fossero "evasori" come il sottoscritto non avremmo bisogno di sanguisughe come Monti. Le accuse sono assurde perché dettate da una parziale e probabilmente viziata conoscenza dei fatti: sarà per me semplice, con documenti incontestabili, provare la mia buona fede, correttezza imprenditoriale ed estraneità ai reati. Se reati ci sono”.

E quindi: “Mi spiace constatare come certe notizie, che dovrebbero essere riservate per qualsiasi cittadino, diventino di dominio pubblico (è già la terza volta in meno di due mesi) in violazione della legge - questa si  - quando si parla di personaggi pubblici per cercare di creare confusione tra politica e impresa anche quando i fatti non hanno nessuna attinenza con l'impegno in politica. Mi spiace anche rilevare come per la seconda volta, certe notizie - di certo casualmente - appaiano a ridosso di un importante congresso locale”.

La nuova vicenda giudiziaria di Pini riguarda ipotesi della Procura di Forlì di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e appropriazione indebita aggravata". A Pini è stato inviato un invito a comparire il 3 maggio. La vicenda, riferita da notizie di stampa, prende il via da una cartella esattoriale con sanzioni pari a 593mila euro a carico della ditta di import export Nikenny srl di cui Pini fu amministratore unico fra il 2001 e il 2004. Quando, nel 2010 la commissione tributaria regionale confermò l'accertamento, portando il totale del dovuto a circa due milioni di euro, Pini, secondo le ipotesi dei magistrati, cedette il ramo d'azienda dell'importazione di caffé alla Gold choice Europe (detenuta al 90%), con l'obbiettivo di rendere la prima azienda una "scatola vuota".

Inoltre, sempre secondo i magistrati, Pini si sarebbe appropriato, nel dicembre 2008, di circa 400 mila euro della Nikenny per poi "scudarli" tramite una operazione con San Marino. Soldi con i quali sarebbero state acquistate obbligazioni di una banca. Pini appena un paio di mesi fa è stato indagato  anche per l'ipotesi di "millantato credito" (avrebbe ricevuto 15 mila euro da un partecipante al concorso per notaio in cambio di una "segnalazione" alla commissione esaminatrice).

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