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Gilberto Giorgetti, un anno fa la morte: Forlì non lo dimentica

Sarà una santa messa in programma questa sera, alle 18.30, nella chiesa di Regina Pacis, a ricordare Gilberto Giorgetti ad un anno dalla morte

Sarà una santa messa in programma questa sera, alle 18.30, nella chiesa di Regina Pacis, a ricordare Gilberto Giorgetti ad un anno dalla morte. Il vuoto lasciato dal grande storico forlivese scomparso il 20 luglio 2012 per un ictus, si stempera parzialmente nella ricchezza del suo lavoro storiografico, frutto di decenni di studi e ricerche. Autore di numerose pubblicazioni su Forlì, Giorgetti ha attinto a piene mani al suo monumentale archivio documentale.

“E’ tutto a disposizione di quanti vogliono continuarne l’opera”. Per Giuseppina “Pina” Masotti, vedova Giorgetti, il modo migliore per ricordare l’amato “Gibo” è proprio “coccolare” lo straordinario patrimonio lasciato dal marito. Si stanno adoperando con impegno i figli Giorgio e Fabio, soprattutto quest’ultimo, tecnico operatore della sede Rai di Bologna, che scansiona e digitalizza carte su carte non appena ha un momento libero. “Ogni volta che un ricercatore o anche semplicemente un amico – continua Pina - chiede di curiosare fra quei pezzi unici, stampe, cartoline, scritti, disegni e persino registrazioni vocali dei protagonisti della storia forlivese dai primi del ‘900 ad oggi, è come se Gilberto fosse ancora qua, in carne e ossa”. Giorgetti continua a vivere grazie alla straordinaria passione per la storia della sua città.

“E’ vero – conferma Pina - ma è stato proprio quell’interesse per il passato e la tradizione romagnola che gli ha fatto amare la vita, anche nei vent’anni e più trascorsi su una carrozzina a causa della malattia”. La più grande scoperta di Gilberto rimane un sito archeologico alle porte di Forlì, sulla strada per Meldola, intuito quando ancora stava bene, mettendo a confronto i documenti in suo possesso con quanto emerso dal cantiere di un’opera pubblica. Giorgetti amava Forlì e i suoi protagonisti. Coautore di una collana sui rioni cittadini avviata nel 2004 dalle Edizioni Almanacco, nel volume dedicato a Borgo San Pietro sorprese tutti con l’annuncio del ritrovamento di una formella in cotto, incastonata nell’antica porta, riportante l’anno del rifacimento delle mura da parte di Caterina Sforza. Com’è noto, agli inizi del XX secolo l’Urbe era ancora circondata dai possenti bastioni di difesa, eretti a partire dal XIII secolo e completati dalla Lady di Ferro durante la sua signoria. Nel 1905, scimmiottando una decisione analoga presa a Bologna, l’allora Amministrazione comunale di Forlì pensò bene di farne tabula rasa, in quanto “ostacolavano lo sviluppo dei commerci”.

Non fu risparmiata neppure l’antica Porta Valeriana, posta sullo sbocco di via Battuti Verdi su viale Salinatore, in cui sopravviveva una madonnina ancora veneratissima dalla popolazione. “In una parete delle mura a lato della Porta San Pietro – scrive Giorgetti in “Borgo San Pietro” – la Signora di Forlì aveva fatto collocare una piastrella con l’anno di consolidamento dei bastioni. Della piccola lapide, citata nella sua “Cronaca” da Biagio Bernardi, detto Novacula, non si conosceva l’esistenza”. Realizzata nel 1864 in luogo dell’antica porta, la cosiddetta Barriera Mazzini era sfuggita alla demolizione delle mura, ma non al bombardamento aereo del 19 maggio 1944. “Qualcuno pensò di recuperare e porre in salvo la piastrella di Caterina, che recentemente è apparsa in una collezione privata”.

L’importanza di quella mattonella sfuggì a tutti, ma non a Gilberto. Il suo primo libro è stato “Forlì ieri e oggi”, scritto a quattro mani nel 1989 con don Mario Fusconi Negli ultimi giorni di vita stava lavorando alla nuova uscita della collana “I Borghi”, dedicata a Vecchiazzano, la località in cui nacque il 4 gennaio nel 1941 e dove giacciono i suoi resti mortali, nel locale cimitero. La pubblicazione, che uscirà a settembre a cura di un gruppo di studiosi locali, sarà dedicata proprio all’indimenticabile “Gibo” Giorgetti e all’amore incondizionato per la sua città.

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