Cronaca

Ginecologia contro l’endometriosi: a soffrirne il 30-40% delle giovani in età fertile

Parliamo dell’endometriosi, patologia che non ha la risonanza mediatica dei tumori ma, per le problematiche fisiche, funzionali, psicologiche che comporta, è altrettanto grave, e necessita ugualmente di un approccio multidisciplinare

Il dottor Celestino Claudio Bertellini

Interessa il 30-40% delle donne giovani in età fertile, può richiedere interventi anche più complessi e urgenti di quelli contro le neoplasie, e provoca, spesso, dolori tanto lancinanti da determinare, in alcuni casi, la scelta di suicidarsi. Parliamo dell’endometriosi, patologia che non ha la risonanza mediatica dei tumori ma, per le problematiche fisiche, funzionali, psicologiche che comporta, è altrettanto grave, e necessita ugualmente di un approccio multidisciplinare.

A Forlì, da due anni, con l’insediamento del nuovo direttore dell’U.O. di Ostetricia-Ginecologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, Celestino Claudio Bertellini, si è cercato di porre grande attenzione al trattamento di tale malattia: l’unità offre una risposta completa dal punto di vista chirurgico, con interventi prevalentemente in laparoscopia, anche robotici, pari al 20-25% dell’attività totale di sala operatoria, inoltre è in fase di programmazione l’attivazione di un ambulatorio dedicato per offrire alle pazienti affette dalla malattia la possibilità di accedere direttamente, inserendole in un apposito percorso di presa in carico.

"L’endometriosi è riconducibile alla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero – illustra il dott. Bertellini – pare, infatti, tragga origine da un reflusso di sangue mestruale attraverso le tube, con localizzazione di tessuto in zone limitrofe o lontane dall’utero. Recentemente, fra le cause principali, sono state individuate sostanze tossiche e inquinanti come i bisfenoli, prodotti dalla combustione della plastica, e le diossine, i quali favorirebbero la trasformazione di un tipo di tessuto in un altro, determinando così la comparsa di materiale mestruale in posizioni anomale".

Di solito, la malattia si manifesta in quattro modi: dolori mestruali (dismenorrea), sofferenza nei rapporti (disparenomia), dolori pelvici o del basso ventre (algie pelviche), infertilità. Qualora vengano interessati retto, vescica, uretere o il resto dell’intestino, si possono avere sintomi organo specifci quali, ad esempio, stipsi progressiva, dolore a evacuare, ed ematuria, spesso periodica in corrispondenza delle mestruazioni. Si tratta, insomma, di una patologia particolarmente impattante.

"Quando il tessuto endometriale s’insinua nello spessore della parete muscolare uterina, si hanno dolori mestruali e perdite di sangue uterino, o mestruazioni abbondanti e duratore, molto dolorose. In altri casi, l’endometriosi dà origine a cisti ovariche di varie dimensioni, che non regrediscono né spontaneamente né con la pillola, oppure, ancora, può localizzarsi nel peritoneo delle pelvi, ovvero la parte bassa dell’addome, con particolare aggressività verso le terminazioni nervose circostanti e, conseguenti, manifestazioni dolorose".

Il male fisico ha anche conseguenze dal punto di vista psicologico. "Le donne affette dalla malattia sono minate da questa situazione di continua sofferenza e disagio, che finisce per limitarne la vita sociale, lavorativa, e affettiva. In ogni modo, in presenza di uno o più sintomi riconducibili all’endometriosi, ad esempio mestruazioni dolorose o infertilità, non bisogna allarmarsi, perché non necessariamente ciò implica la presenza della patologia. In questi casi, è consigliabile sottoporsi a una valutazione clinico-strumentale completa da parte di un ginecologo esperto".

Il riscontro diagnostico più sicuro è rappresentato dall’esame istologico, effettuato per via laparoscopica, tuttavia, diversi accertamenti (ecografia transvaginale, Tac, marker tumorale, visita ginecologica) possono già fornire risposte indicative. "Talvolta, abbiamo riscontrato l’endometriosi nel corso di interventi effettuati per tutt’altri motivi – rivela il direttore – fa poi scalpore che, in media, la diagnosi venga effettuata a circa 12 anni di distanza dai primi sintomi: ciò vuol dire che vengono confusi con quelli di altre malattie o sottovalutati".

Visto il grado di complessità, valutazione e trattamento non possono prescindere da un approccio multidisciplinare, con l’interessamento di più specialisti e figure sanitarie, dal ginecologo all’urologo, dal chirurgo allo psicologo, sino al neurologo. "Oggi, interveniamo quasi esclusivamente a livello laparoscopico, anche robotico, perché in questo modo riusciamo da una parte a ridurre al massimo il trauma chirurgico, evitando successive gravi sindromi aderenziali, dall’altra possiamo affrontare in maniera completa e minuziosa tutte le lesioni endometriosiche presenti – spiega il dott. Bertellini –. L’approccio, comunque, è proporzionato al livello di gravità della patologia e al grado d’interessamento degli organi pelveci; procediamo gradualmente: i casi meno complessi vengono trattati a livello medico, mentre alla chirurgia si ricorre per risolvere le forme più aggressive e/o quelle resistenti alla terapia medico-farmacologica".

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