La città che non va, "mio figlio ha rischiato di morire nei giochi pubblici"

Un gioco per bambini molto pericoloso nei giardini pubblici della Resistenza. Lo spiega, per la rubrica 'La Forlì che non va', un cittadino molto allarmato: "Mio figlio ha rischiato di morire"

Un gioco per bambini molto pericoloso nei giardini pubblici della Resistenza. Lo spiega, per la rubrica 'La Forlì che non va', un cittadino molto allarmato per quanto è capitato al figlio di appena tre anni. La città che non va”, la raccolta di segnalazioni dei cittadini su cosa non funziona a Forlì. Parallelamente è sempre aperta (e invitiamo i lettori ad “usarla”), l’altra iniziativa speculare: la raccolta per la “Forlì che funziona”, che mira a rendere pubblici i tanti buoni esempi di cui pure la città è piena. Per inviare la tua segnalazione (non anonima e munita di materiale fotografico: redazione@romagnaoggi.it)

GIOCO PERICOLOSO AL PARCO DELLA RESISTENZA

Scrive della sua disavventura Ezio Massimo Arrigoni: “Sabato 21 settembre mio figlio di quasi tre anni ha rischiato letteralmente la vita giocando nella struttura presente nel parco (ingresso da piazzale Kennedy). Se non fosse stato per il tempestivo intervento mio e di un altro padre presente sicuramente l'epilogo sarebbe stato drammatico ed irreparabile. Il bambino praticando questo gioco, cercando di scendere, ha infilato il suo corpo, dalla parte dei piedi, nell'apertura che nella foto ho evidenziato di giallo rimanendo incastrato senza possibilità di risalire”.

E ancora: “La cosa drammatica è che la parte rimasta incastrata nella zona superiore è stata la testa, con il corpo rimasto completamente all'esterno della struttura, penzolante verso il basso. Quindi mio figlio aveva tutto il peso esterno alla struttura che gravava con tutto il suo peso sul collo rimasto incastrato tra la parte di legno (a sinistra) e la barra di acciaio (a destra). Il bambino, se non si fosse sostenuto con le proprie mani per il breve attimo che ha permesso a me e all'altro padre di accorrere, si sarebbe senz'altro rotto il collo o sarebbe rimasto strangolato”.

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E ancora nel suo dettagliato racconto: “Nonostante i suoi urli, con estrema cautela siamo riusciti a ritirarlo su e a farlo ripassare di taglio attraverso il pertugio riportandolo in sicurezza. La situazione vissuta è assolutamente impensabile e doverosamente da rendere irripetibile.È incredibile come la zona evidenziata in oggetto non sia stata resa incessabile, magari con una lastra di plexiglass o altro materiale idoneo. Chiedo ufficialmente al Comune o al responsabile della gestione degli spazi pubblici di prendere provvedimenti su questo caso specifico e che attui una efficace verifica sullo stato di sicurezza delle strutture”.

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