Vittime della strada: "Nel 2019 sono 33 i morti nella Provincia, è una strage di motociclisti"

Giordano Biserni, presidente di Asaps, lancia un grido d'allarme: "Nel primo weekend di agosto 25 centauri hanno perso la vita". Tra le cause degli incidenti: "Distrazione e uso del cellulare"

E' un'estate 'maledetta' dal punto di vista degli incidenti stradali, spesso purtroppo mortali. Una tragica contabilità che parla nel 2019 di 33 morti sulle strade nella provincia di Forlì-Cesena, con un picco drammatico a Cesena (13 mortali nell'ultimo mese). Una situazione che preoccupa (e non poco) Giordano Biserni, presidente di Asaps, l'Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, nata nel 1991, e diventata nel tempo il simbolo dell’impegno e della sensibilizzazione per la sicurezza stradale, con oltre  25mila soci, tra forze di polizia e gente comune.

"A mia memoria - esordisce Biserni - non ricordo dati così drammatici, ma è purtroppo una tendenza nazionale, che non riguarda quindi solo la nostra provincia". Il presidente di Asaps rimarca subito un dato: "C'è un aumento e una spiccata mortalità dei motociclisti, sottolineo solo un numero emblematico: nel primo weekend di agosto hanno perso la vita in Italia 25 centauri, è qualcosa che non si può accettare".

Ma quali sono le cause? "Sarebbe ingiusto criminalizzare i motociclisti, la colpa non è sempre loro. Il problema è che ci siamo abituati all'accettazione del rischio, che dipende da vari fattori. Si costruiscono per la strada bolidi che fanno da 0 a 100 in quattro secondi, ma non tutti sono Dovizioso, moto del genere date a mani poco sagge diventano una miscela esplosiva sulle strade. Io non mi abituo e non mi abituerò mai a vedere funerali di vittime della strada".

Biserni punta il dito, in modo molto chiaro, contro la distrazione degli automobilisti, come una delle cause principali degli incidenti, accanto all'utilizzo di alcol e stupefacenti. "Il 50% di chi guida dichiara di aver usato il telefono cellulare in auto. Non ci rendiamo conto che 5-6 secondi di buio per mandare un messaggino possono costare la vita a un pedone o a un ciclista".

Un altro dato preoccupante è l'abbassamento dell'eta media delle vittime: "Asaps - spiega Biserni - è nata nel 1991 proprio perché non ne potevamo più di una Romagna emblema delle stragi del sabato sera, e di famiglie disperate per la perdita dei propri figli. Abbiamo portato avanti una sensibilizzazione massiccia".

"E' molto importante - sottolinea il presidente di Asaps - non criminalizzare il sistema dei controlli. Quelli con l'alcol test in Italia nel 2006 erano 600mila, sono diventati  1,8 milioni nel 2018. Si è arrivati alla confisca dell'auto per chi è ubriaco alla guida. Si sono ottenuti risultati importanti, poi la morsa dell'informazione è un po' scemata, purtroppo".

Biserni fa l'esempio del reato di omicidio stradale: "Si era partiti bene con condanne anche a 8-9 anni di carcere, poi un sistema spesso perdonista ha fatto calare la severità e l'attenzione sul problema. E l'educazione stradale insieme all'educazione civica? Anche questo progetto è stato accantonato".

Impossibile non parlare, col presidente di Asaps, di prevenzione: "Bisogna essere molto chiari, il controllo della velocità deve esserci, e deve essere efficace. Ci sono troppi filtri e preavvisi, in Austria o in Nord Europa non si sognano nemmeno di segnalare gli autovelox, c'è il limite e si rispetta, altrimenti sono multe". Sui Velo Ok: "Ben vengano e sono un deterrente per i non residenti, per chi viene da fuori, ma devono essere affiancati dalle pattuglie. Il problema è che spesso li odiamo quando non sono sotto casa nostra, o davanti alla scuola di nostro figlio".

"Gli strumenti che controllano la velocità - conclude il preisdente Asaps - non devono mai essere usati in maniera pretestuosa, per fare 'cassa' nei piccoli Comuni, come in passato è purtroppo accaduto".

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