Pazza primavera climatica, moria di api nelle arnie. L'apicoltrice: "Senza di loro non ci saremmo"

Trentacinque anni, ha sposato l'amore per la natura: stare con le api, occuparsene, lavorare con loro. Stefania è un’apicoltrice hobbysta, che sta facendo i conti con la "pazza primavera".

Nella foto Stefania Bergamaschi

È persa la produzione regionale del miele di acacia. E l'andamento climatico siccitoso del mese di marzo seguito da un mese di aprile e maggio dal meteo particolarmente capriccioso caratterizzato da vento, pioggia e sbalzi termici non ha consentito alle api neanche di trovare nettare sufficiente da portare nell'alveare. Ciò mette a rischio l'intera produzione di miele dell'Emilia Romagna per il 2019. È l'allarme lanciato da Coldiretti regionale sugli effetti del maltempo che rovina la Giornata Mondiale delle Api che si festeggia il 20 maggio a livello planetario, dopo essere stata istituita dall'Onu nel 2018, per riconoscere il ruolo insostituibile svolto da questo insetto tanto che Albert Einstein sosteneva che "se l'ape scomparisse dalla faccia della Terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita".

La sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli sbalzi di temperatura hanno creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. "Il poco miele che sono riuscite a produrre se lo mangiano per sopravvivere", spiega Stefania Bergamaschi. Trentacinque anni, ha sposato l'amore per il territorio, nella fattispecie nella zona di Predappio: stare con le api, occuparsene, lavorare con loro. Stefania è un’apicoltrice hobbysta, che sta facendo i conti con la "pazza primavera".

Da quanto tempo pratichi l'apicoltura?
Da circa tre anni.

Come è maturata la tua passione?
Con la mia famiglia abbiamo un piccolo pezzo di terreno gestito da terzisti in regime biologico e mi chiedevo cosa potessi fare nel settore dell'agricoltura. Volevo fare qualcosa che servisse a migliorare la salute del mio territorio. E parlando con un amico è nata la curiosità sul mondo delle api, del quale non sapevo assolutamente nulla.

Come hai fatto?
Tra dicembre e gennaio avevo fatto il corso base dell'Associazione Apicoltori Forlivesi, che può essere seguito da chiunque. Poi la stessa associazione mette a disposizione gli strumenti per cimentarsi in questo mondo e la possibilità di comprare il primo sciame ad un costo ridotto. E' stato importante stringere rapporti con gli apicoltori, perchè insegnano tante cose. Ne approfitto per ringraziare tutte le persone ed i nuovi amici che ho incontrato tramite questa esperienza con cui sono costantemente in contatto. Con l'aiuto reciproco che ci scambiamo siamo diventati come una grande famiglia.

Quando hai preso le prime arnie?
E' stato un regalo inaspettato nell'aprile del 2017. Due cassette. Ora ne ho dieci.

Ora come procede la tua esperienza?
Di anno in anno si cresce. La fatica è tanta, specie all'inizio quando si è un po' maldestri.

Quali sono i nemici delle amici delle api?
Il principale è la "varroa", un acaro responsabile dell’azione parassitaria ai danni delle api. Ci sono anche insetti predatori come i calabroni che si cibano delle api quando sono alla ricerca di proteine, ma anche una specie di volatili, i gruccioni. L'Italia sta tenendo sotto controllo anche l'espansione di altri insetti predatori che possono attaccare le api. Un'altra cosa che minaccia costantemente le api e i pronubi in generale è l'uso sconsiderato di pesticidi, neonicotinoidi che uccidono questi insetti.

Nei giorni scorsi Coldiretti ha annunciato la perdita della produzione regionale del miele di acacia. Cosa sta succedendo?
Un macello.

Cioè?
E' una conseguenza del tempo variabile degli ultimi mesi. Sotto una certa temperatura o con vento e pioggia l'ape non esce di "casa". Quest'anno il risveglio anticipato della primavera ha indotto le api ad un volo anticipato, come ad esempio a febbraio, consumando energia. Non trovando pollini, hanno cominciato a mangiare le scorte che si trovano all'interno degli alveari. Col freddo e le piogge di maggio il nettare dei fiori è stato spazzato via.

Quale è stata la conseguenza principale?
Molte api sono morte di fame.

E cosa può fare quindi l'apicoltore?
La nutrizione artificiale. O sciroppo di zucchero oppure canditi proteici pronto all'uso. Ma non sono mai a livello nutrizionale come il nettare che si prende dalla fioritura delle piante.

Nel tuo caso specifico?
Dopo questo maggio bagnato spero non arrivi il caldo intenso. E mi preparerò alla produzione di Millefiori. Ma il mio è principalmente un divertimento con la passione della natura e del territorio.

Cosa consigli a chi si vuole cimentare in questa avventura?
Prima di tutto deve essere presa come una passione e non con lo spirito di considerarla un lavoro o guadagnarci. E' una cosa che deve esser fatta col cuore. Poi il tempo aiuterà a capire se potrà diventare un lavoro.

Cosa ti auguri per il futuro?
Che le nuove generazioni vengano informate di tante cose che riguardano l'ecosistema in generale. Nelle scuole ci deve essere più informazione sull'apicoltura. I bambini si divertirebbero tantissimo a vedere cos'è un fuco, una ape regina e come vivono questi insetti. Io ad esempio mi sono avvicinata a questo mondo da grande ed ho compreso adesso quello che sta accadendo. I bimbi devono essere curiosi di capire.

Qual è il tuo desiderio?
Il mio scopo principale è provare nel mio piccolo a fare qualcosa, al meglio delle mie possibilità, per questi esseri così importanti e sono tanto contenta quando qualcuno mi fa domande al riguardo. Cerco di ascoltare chi ha più esperienza di me e di seguire anche i seminari che l'Associazione Apicoltori forlivese mette a disposizione.

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