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Cronaca

Fausto, 26 anni è un manager del e-commerce: "Il commercio tradizionale non abbia paura"

Ha 26 anni, è nato e cresciuto a Forlì, da mamma Italiana e romagnola e papà argentino. Ed oggi Fausto Jose Cheein è manager in una dinamica azienda milanese che opera sull'online

Ha 26 anni, è nato e cresciuto a Forlì, da mamma Italiana e romagnola e papà argentino. "Crescendo ho appreso quindi due lingue contemporaneamente, anzi tre: italiano, spagnolo e dialetto romagnolo", spiega. Ed oggi Fausto Jose Cheein è manager in una dinamica azienda milanese che opera sull'online. Una storia che non dovrebbe fare notizia in sé, se non fosse che, come è noto, in Italia non è per niente frequente che un giovane sotto i trent'anni si trovi in una posizione direttiva di vertice. Invece per il forlivese è arrivato questo traguardo.

Questo il suo percorso: "Mi sono diplomato al Liceo Scientifico indirizzo tecnologico. Dopodiché il mio percorso di studi/lavorativo è stato piuttosto itinerante: un anno a Bologna a studiare Chimica Industriale, uno a Londra a lavorare come commesso in un negozio di vestiti e conseguentemente migliorando l’inglese. Poi mi sono trasferito a Milano dove ho conseguito la laurea triennale in Comunicazione, Media e Pubblicità e quella magistrale presso l’università IULM in Marketing e Retail management. Durante quest’ultima ho effettuato un periodo di studio all’estero in Lituania grazie al progetto Erasmus".

Da quanto tempo è a Milano? Di cosa si occupa?
"A parte una breve parentesi di 5 mesi a Vilnius, in Lituania, sono ormai 6 anni. Attualmente mi occupo di dirigere le vendite e la consulenza alla clientela per Sognando Casa Shop, azienda che vende online materiale per la ristrutturazione, principalmente pavimentazioni e rivestimenti, quindi piastrelle e parquet. La conoscenza di diverse lingue e gli studi specializzati in Retail management (gestione delle vendite) mi hanno portato a ricoprire velocemente una posizione di rilievo nell’azienda". 

Il commercio online è un mondo in tumultuosa evoluzione. Come ci comportiamo noi italiani a riguardo?
"L’Italiano è molto più diffidente rispetto l’europeo medio. Credo che lo sia anche per un fattore storico/culturale. Noi italiani abbiamo molta cura dell’estetica. Prima di comprare un prodotto, spesso abbiamo bisogno di vederlo realmente e toccarlo con mano. Questo grande interesse estetico ritengo appunto sia qualcosa di culturalmente intrinseco. Non a caso il rinascimento è esploso in Italia, con opere di ineguagliabile bellezza. Citando la mia esperienza personale nella consulenza alla clientela, superiamo questo problema inviando campioni a domicilio, in modo tale che il cliente possa vedere, toccare e valutare il prodotto prima di comprarlo".

Il commercio tradizionale è comprensibilmente timoroso, il timore è che non ci sia spazio per tutti nei grandi mall online...
"E’ un idea sbagliata, o per meglio dire, troppo generica.  Ci sono settori che sono stati cannibalizzati come ad esempio l’elettronica di consumo, ormai in questo settore si compra quasi tutto attraverso internet. I negozi fisici di elettronica sono obbligati a integrare con servizi come il click & collect (compra online e  ritira in negozio) e spedizioni a domicilio. Altri settori invece devono temere le grandi superfici specializzate (nell’abbigliamento i vari Zara, H&M ecc.) che niente hanno a che vedere con il commercio online. Per quanto riguarda il mio settore, il mercato si sta segmentando. Matteo Lazzari, uno dei tre soci fondatori dell’azienda, lo paragona al settore della ristorazione dove troviamo i fast food sullo stesso piano delle grandi superfici specializzate (Leroy Merlin, Iperceramica ecc.). Se si vuole spendere poco si compra in questi luoghi, ma la qualità poi risulta bassa. I ristoranti tradizionali si possono invece paragonare ai classici rivenditori fisici e i vari servizi a domicilio come foodora, just eat ecc. ai distributori online, tra questi Sognando Casa Shop. Ognuno di questi segmenti ha il suo mercato che difficilmente muta. Per intenderci, colui che è abituato a mangiare in un Mac Donalds difficilmente finirà da Cracco". 

Anche per le-commerce c'è il rischio che i grandi player mondiali facciano l'asso pigliatutto?
"Assolutamente si, Amazon si è attrezzato ormai in quasi tutti i settori ma ripeto, i negozi fisici non scompariranno. E’ molto più probabile che il commercio online venga concentrato in pochi player piuttosto che avvenga l’estinzione dei classici negozianti, quest’ultimi però si devono innovare continuamente e avere sempre un occhio verso nuove opportunità e nuove tecnologie".

E la Romagna? E' avanti o indietro, essendo una realtà più di provincia, per quanto riguarda il commercio online? 
"Generalmente non si tratta di una questione spaziale ma piuttosto generazionale. I giovani, essendo nati assieme ad internet comprendono meglio le potenzialità della rete e le sanno sfruttare, spesso però proprio perché sono giovani, non hanno un capitale da investire e nessuno che scommetta su di loro. Soprattutto in Italia.  Per farle un esempio concreto, proprio a Forlì alcuni amici, miei coetanei, hanno aperto un negozio di abbigliamento. La comunicazione è gestita attraverso i social network in maniera intelligente, sono attrezzati sulle spedizioni ed attualmente vendono in tutt’Italia. I capi vanno a ruba, i clienti locali comprano in negozio, gli altri attraverso internet, vanno fortissimo". 

Che consigli si sente di dare a chi trova difficoltà a comprendere questa fase economica?
"Consiglio di assumere giovani che dimostrano intraprendenza e curiosità. La curiosità è sempre il principale motore. In azienda ogni volta che dobbiamo decidere se intraprendere una determinata strada non ci chiediamo ‘’perché farlo?’’ ma ‘’perche no?’’ questo metodo per ora sta dando i suoi frutti."

Come vive il suo rapporto "da lontano" con Forlì?
"Secondo Casadei non sbaglia, lontan dalla Romagna si fa fatica a stare, torno spesso.  Anche a Milano però ho la fortuna di avere buoni amici che mi fanno sentire a casa. Inoltre uno dei miei coinquilini è Forlivese come me, ci conosciamo dall’asilo e quasi casualmente da febbraio ci siamo ritrovati a vivere assieme fuori dalla Romagna. Stiamo contagiando il terzo inquilino Calabrese con il nostro accento e modi di dire. L’altro giorno mi ha risposto con un “mo va là!”."

Come vede la sua città e la terra con un occhio esterno e più aperto alle novità che attraversano il mondo?
"Negli ultimi anni ho viaggiato tanto, sia per lavoro che per studio e per piacere. Tutto ciò mi ha fatto comprendere l’unicità della terra in cui sono nato e cresciuto, la Romagna. Devo dire però che politicamente non la vedo gestita al meglio, la questione aeroporto ha avuto svolgimenti simili ad una sitcom dal finale horror. Ma ciò che più mi rammarica ogni volta che torno è vedere un centro storico così bello ed allo stesso tempo così vuoto, fantasma. La costruzione del Puntad ferro sicuramente ha inciso. Infine in regione veniamo poco considerati nonostante siano presenti strutture altamente qualificate e riconosciute a livello internazionale come l’IRST di Meldola. Si parla poco della Romagna nonostante sia una terra eccezionale".

Quali sono le nostre potenzialità e i nostri limiti?
"Tra le potenzialità principali c’è sicuramente l’innata l’ospitalità Romagnola, non a caso quest’estate la riviera romagnola ha avuto tanti turisti quanto la Sicilia intera, la qualità dei servizi che offriamo superano l’evidente bellezza delle coste siciliane. Anche le specialità culinarie Romagnole non hanno niente da invidiare alle rinomate prelibatezze del Sud Italia.  L’entroterra inoltre non è da sottovalutare, i miei nonni materni sono originari di Santa Sofia, gli Appennini adiacenti sono incantevoli. Quest’estate ho portato alcuni amici milanesi al festival dei Buskers ed a vedere la diga di Ridracoli, ne sono rimasti affascinati".

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