Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Giovani e Covid, le domande degli studenti. La psicologa: "In voi risorse straordinarie e punti di appoggio per reagire"

Ansia, paura di ammalarsi e ritiro sociale sono solo tre dei temi del vasto universo ricompreso sotto l'etichetta di 'Giovani e Coronavirus'. ForlìToday ha affrontato il tema dall'inedito punto di vista dei ragazzi

Ansia, paura di ammalarsi e ritiro sociale sono solo tre dei temi del vasto universo ricompreso sotto l'etichetta di 'Giovani e Coronavirus'. ForlìToday ha affrontato il tema dall'inedito punto di vista dei ragazzi, grazie al progetto del Liceo Scientifico di Forlì Fulcieri Paulucci di Calboli 'A scuola di giornalismo', incentrato sul videogiornalismo, coordinato dalla professoressa Carlotta Bendi. Sono stati gli stessi studenti a porre le loro domande, a indicare le incognite che hanno vissuto nell'ultimo anno e mezzo, incontrando le risposte della dottoressa Lia Cama, psicologa e psicoterapeuta. Dall'approfondito dialogo tra giovani e professionista è nato una sorta di decalogo per affrontare questi temi tra coetanei, in famiglia e nelle aule scolastiche. ForlìToday lo pubblica sotto forma di una serie di 4 video che vengono pubblicati da oggi, domenica.

I ragazzi sono partiti da una domanda semplice, che negli ultimi mesi è diventata il centro di un acceso dibattito: in che modo il covid e il lockdown hanno influenzato la salute psicologica degli adolescenti? Questa la risposta di Lia Cama: “Si sono già degli studi a riguardo. Si possono vedere fra i più giovani sintomi di disagio psichico. Dall’ipocondria al rifiuto di uscire di casa, questi comportamenti irrazionali sono aumentati notevolmente nei giovani, facendo preoccupare gli esperti”.

Giovani e Covid: i VIDEO con le risposte ai giovani

Ha poi aggiunto: “Bisogna però sottolineare che, malgrado la tendenza generale sia questa, molti ragazzi hanno utilizzato risorse che neanche loro sapevano di avere e sono usciti da questa situazione indenni, se non addirittura più stabili. È importante sfruttare le proprie risorse psicologiche, che possano essere genitori, amici, la scuola o anche uno specialista”. La dottoressa ha spiegato: “Malgrado a livello di gruppo ci saranno ripercussioni sul lungo periodo, il singolo individuo non si deve rassegnare. Ogni ragazzo deve trovare i propri punti d’appoggio, le proprie risorse psicologiche”. 

Per proseguire con un tema che sta molto a cuore ai ragazzi. “In questo periodo si sono visti grandi aumenti del numero di attacchi di panico fra noi, come possiamo affrontarli?”, ha chiesto una studentessa del liceo. Su questo la psicoterapeuta ha dato la spiegazione: “Queste sono forti manifestazioni di stress. Sono dovute ad un aumento molto acuto dell’ansia, emozione di per sé utile perché aiuta a gestire la paura. Per riuscire a gestirle bisogna sia imparare tecniche di rilassamento e respirazione da fare nell’immediato, sia prendersi cura quotidianamente della propria salute mentale. Solo con un’attenzione giornaliera alle proprie emozioni si riuscirà ad evitare del tutto gli attacchi di panico”. Poi ha aggiunto: “E' importante notare anche come tanti altri comportamenti psicologici negativi, già presenti prima del covid, si siano esacerbati per via del trauma del lockdown. Anche in questo caso l’unica soluzione è essere in grado di chiedere un aiuto”.

La dottoressa Cama ha, quindi, illustrato i due comportamenti più tipici che i giovani hanno adottato per affrontare il lockdown: “Le strategie più diffuse sono state il ritiro sociale e la rabbia. Fra i due il secondo è quello che mi preoccupa di meno, essendo più visibile e facilmente incanalabile in azioni positive. È il primo ad allarmarmi. I ragazzi che si isolano sono difficili da individuare e da aiutare. Spesso sono soggetti all’abbandono scolastico. Perdono punti di riferimento che prima erano la loro protezione, come la scuola e i gruppi di amici. È importante, qualora vediate un amico che stia pensando all’abbandono scolastico, parlare e aiutarlo a superare questo momento di difficoltà. L’aiuto fra coetanei è la prima barriera contro le difficoltà psicologiche”. 

Che effetti ha avuto su questo la didattica a distanza? Hanno poi chiesto i ragazzi.  “Il ritiro in sé è aumentato a causa della distanza emotiva che si è creata fra studenti e docenti. Per colpa della DAD i docenti si sono sempre meno concentrati sull’aspetto emotivo dell’insegnamento, focalizzandosi sull’apprendimento e perdendo la funzione di guida psicologica che prima svolgevano”, ha risposto la psicoterapeuta. Poi, come soluzione all'isolamento, ha suggerito una proposta semplice: “I ragazzi che fanno fatica, dopo mesi di lockdown, a socializzare e confrontarsi, devono sforzarsi a parlare, riallacciare vecchi rapporti, solo così potranno tornare ad una situazione di normalità”.  Un’altra grande preoccupazione che i ragazzi hanno esposto è stata la necessità di aiutare gli anziani, i nonni a volte privati di un bene prezioso per loro, il contatto coi nipoti. “Andate a trovarli, abbracciateli, ne hanno bisogno”, è quello che ha detto la psicoterapeuta, sottolineando l’importanza del contatto umano. 

Ma quindi si può trarre qualcosa di positivo dal lockdown?. La dottoressa Cama ha risposto, dopo qualche secondo di riflessione: “Di certo la spinta che c’è stata all’utilizzo delle nuove tecnologie per conoscere persone e connettersi a livello globale. Già prima questo processo stava avvenendo ma, grazie alla pandemia, ha subito un notevole aumento.” La psicologa ha voluto infine porre lei una domanda ai ragazzi: “Avete la possibilità di parlare, di farvi ascoltare?”, per concludere con un invito, semplice quanto sentito: “Solo così, parlando e chiedendo aiuto, questa generazione riuscirà ad uscire dal tunnel buio del covid”.

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