Giulia, centista allo Scientifico: "In quarantena ho riflettuto. Voglio fare il medico ed essere al servizio della comunità"

Racconta Giulia: "Non mi aspettavo il massimo dei voti, ma comunque confidavo in un bel risultato per l’impegno in questi anni e per un esame che ha superato ogni mia aspettativa"

Si è diplomata col massimo dei voti al Liceo Scientifico di Forlì. Il percorso liceale di Giulia De Carolis, "è un po' sui generis". Racconta la neo "matura": "Ho frequentato il Liceo Galvani indirizzo scientifico a opzione italo-inglese di Bologna per i primi tre anni di scuola superiore, ho poi trascorso il quarto anno in Canada, per poi concludere la scuola al Liceo scientifico di Forlì, città nella quale sono cresciuta". 

E' stata un maturità indimenticabile, vero?
Sono fermamente convinta che la maturità 2020 resterà nella memoria collettiva non solo delle ragazze e dei ragazzi che hanno raggiunto questo traguardo, ma anche dei professori e della professoresse, dei genitori e più in generale di tutti. Nonostante il Covid-19 sia stato il protagonista indiscusso di un momento così drammatico, un unicum nella storia, credo che l’esame in presenza abbia permesso alle ragazze e ai ragazzi, ma anche ai professori e alle professoresse, che forse non senza un po’ di commozione hanno accolto i maturandi, di rivendicare quel ruolo di primo piano che la tragicità dei recenti avvenimenti aveva spazzato via, anche se per un breve colloquio di circa un’ora. Nonostante sia stata una maturità “light” rispetto agli altri anni per la mancanze di prove scritte, lo studio non è mancato. Quindi sì, una maturità che ha tolto tanto, perché non ha permesso di ricalcare i passi tradizionali dell’ultimo anno di scuola, ma che sicuramente per questa eccezionalità difficilmente sarà dimenticata. 

Tante incognite alla vigilia. Come si è preparata all'esame?
Probabilmente la poca chiarezza riguardo alle linee guida per l’esame, che si è protratta fino alla fine di maggio, ha alimentato preoccupazione in tutti. Per quando mi riguarda, ho sempre cercato di seguire le direttive dei professori e delle professoresse, che sono stati un faro - forse una guida più affidabile del Ministro dell’Istruzione, che fino a pochi giorni dall’esame non ha saputo essere chiaro - in un mare di incertezza. Le verifiche generali di maggio hanno rappresentato un punto cruciale nello studio. Oltre a questo, ho dedicato giugno alla stesura dell’elaborato e poi al ripasso delle varie materie a partire dalle materie d’indirizzo e poi a seguire le altre, con l’obiettivo di riguardare per primi gli argomenti che avevo meno freschi, per poi dedicarmi a un ripasso più veloce degli argomenti più recenti. Insomma uno studio un po’ “matto e disperatissimo” dei giorni a ridosso dell’esame. 

Alla fine ha ottenuto il massimo risultato. Se lo aspettava?
Non mi aspettavo il massimo dei voti, ma comunque confidavo in un bel risultato per l’impegno in questi anni e per un esame che ha superato ogni mia aspettativa. 

Come riassume i suoi cinque anni al liceo?
L’unicità e l’irripetibilità di questi cinque anni è ciò che più porterò con me. È stato un percorso lungo, un cammino che ha forgiato la persona che sono adesso grazie alle persone che mi sono state accanto. Nonostante le difficoltà e i momenti più impegnativi, conserverò del liceo sicuramente un ricordo positivo e di questo ringrazio la mia famiglia, i miei compagni e tutti i professori e le professoresse che ho incontrato, alcuni dei quali si sono rivelati essere veri insegnanti di vita. Le amicizie strette in questi anni tra i banchi di scuola sono tra le più importanti e credo che questo sia il regalo più grande che la scuola potesse fare, al di là di tutto quel bagaglio culturale che aiuta a plasmare gli adulti che stiamo diventando. 

E gli ultimi mesi lontano dai prof e compagni di classe?
Sono quelli che credo rimarranno più impressi a tutti, non solo perché inevitabilmente tratteggiano gli ultimi passi prima di un gran finale, ma perché sono stati proprio questi mesi a rompere radicalmente il tradizionale percorso. Inizialmente la chiusura delle scuola è stata, forse un po’ per tutti, un momento di sollievo, una tregua dalla corsa sfrenata di interrogazioni e verifiche che i maturandi percorrono gli ultimi mesi, ma la tragicità degli eventi ha rivelato i lati più tristi che tutti noi abbiamo dovuto affrontare nel periodo di lockdown. La scuola virtuale ha, in realtà, sottolineato quanto sia necessaria la scuola reale.

Approfondisca questo aspetto. E' interessante.
Una scuola fatta da studenti che scambiano chiacchiere tra un banco e l’altro, che si ritrovano per un caffè all’intervallo, che aspettano ansiosamente il suono della campanella per sfrecciare su autobus e biciclette (per i più ecologici) e tornare a casa. È questa la scuola più vera, quella dell’ansia prima di una verifica e della speranza che il tuo nome non venga estratto per l’interrogazione, ma anche della gioia per un bel voto o di una parola di conforto per l’amico che non ha superato il test. Una scuola, insomma, fatta di sentimenti concreti, di gesti, di sguardi, di parole, di tacite intese con gli insegnanti. Non avere avuto la possibilità di concludere la scuola secondo i tradizionali passi dei maturandi è ciò che più mi mancherà: la festa dei cento giorni, i canti e i pianti dell’ultimo giorno di scuola, così come la fatidica notte prima degli esami. Nonostante la grandissima disponibilità dei professori nell’ultimo periodo, la didattica a distanza ha rivelato quanto l’essere umano sia un essere sociale e quanto freddo possa apparire lo schermo del computer. Quindi ecco, un quinto anno che resterà sicuramente negli annali. 

Cosa farà adesso?
I progetti per il futuro ruotano intorno all’area medica. A settembre proverò il test per Medicina e poi vedremo, anche se non escludo totalmente la facoltà di lettere moderne nel caso non dovessi passare la prova. 

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E da "grande" come si vede?
La decisione di diventare medico è stata maturata proprio in quarantena. Mi piacerebbe potere essere al servizio della comunità. Il dramma vissuto negli ospedali e nelle case di cura, così come nelle famiglie di chi ha subito un lutto ha accesso, in qualche modo, il desiderio di potere aiutare le persone, un desiderio che spero poter trasformare in reale opportunità. 

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