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Giulio Lolli condannato per associazione a delinquere, prescritti gli altri reati

E' arrivata nel tardo pomeriggio di mercoledì la sentenza per Giulio Lolli, l'ex patron di Rimini Yacht, a processo per truffa, estorsione, associazione a delinquere, falso documentale

E' arrivata nel tardo pomeriggio di mercoledì la sentenza per Giulio Lolli, l'ex patron di Rimini Yacht, a processo per truffa, estorsione, associazione a delinquere, falso documentale. I giudici del Collegio del Tribunale di Rimini hanno ritenuto l'ex imprenditore colpevole del reato di associazione a delinquere condannandolo a 4 anni e 6 mesi (12 anni e 6 mesi quelli chiesti dal pubblico ministero) dichiarando prescritti gli altri capi d'imputazione. Nella mattinata di mercoledì, in videocollegamento dal carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro dove è recluso per terrorismo, l'ex "pirata" aveva preso la parola ribattendo  punto su punto le tesi del pubblico ministero sostenendo di aver agito "per salvare la società" e di non essere "il mostro nero della laguna" continuando a smentire con forza le imputazioni di estorsione, associazione a delinquere e le minacce rivolte alla segretaria che nell'ultima udienza aveva raccontato di aggressioni fisiche e verbali, maltrattamenti e imposizioni di ogni genere per realizzare i falsi documenti delle imbarcazioni di lusso che venivano rivendute più volte ad ignari acquirenti permettendo all'ex patron di Rimini Yacht di far sparire 300 milioni di euro. Dopo Lolli aveva preso la parola il pubblico ministero Davide Ercolani che, nella sua requisitoria, aveva ripercorso i punti salienti dell'inchiesta spiegando passo passo come, attraverso le finanziarie di San Marino, la stessa barca veniva venduta almeno tre volte a diverse persone tutte convinte di essere l'unico proprietario.

L'imprenditore della Rimini Yacht, e originario di Bertinoro, 55 anni vissuti pericolosamente da "pirata", tra fughe attraverso il Mediterraneo e guerre civili in Libia, ha ascoltato la sentenza in collegamento dal carcere di Roma. Il volto teso si è rilassato quando ha capito che era andata bene. Solo un momento di smarrimento quando si è alzato e velocemente ha portato la mano sul cuore in un fugace inchino prima di tornare in cella. "Siamo soddisfatti - ha detto l'avvocato difensore Antonio Petroncini - perché il Tribunale ha riconosciuto che non c'è mai stata estorsione, reato per il quale è stato letteralmente inseguito all'estero e per cui è stato detenuto in Libia". Si prospetta ora l'appello che potrebbe anche concludersi entro l'anno. Per la Procura l'impianto "accusatorio ha retto - ha dichiarato il pm Ercolani - perché il Tribunale ha riconosciuto l'associazione per delinquere. La prescrizione per alcuni reati, come falso e truffa che hanno tempi brevi, era prevedibile".

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