Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Geriatria, non solo covid. Il primario Benati: "Telemedicina e percorsi di supporto clinico, si rafforza la rete tra ospedale e strutture"

L'INTERVISTA - Approfondimento a 360 gradi con Giuseppe Benati, primario di Geriatria all’ospedale di Forlì

Nel territorio Forlivese la popolazione anziana ha risposto presente alla campagna vaccinale anti-covid, con l'89% tra i 70 ed i 79 anni che hanno completato il ciclo di somministrazione, percentuale che balza oltre il 97% per gli over 80. Numeri, evidenzia Giuseppe Benati, primario di Geriatria all’ospedale di Forlì, che rappresentano "un elemento di estrema importanza sia per limitare la diffusione del virus che la gravità dei sintomi".

Gli over 80 sono stati tra i primi a ricevere le prime somministrazioni di vaccino. Dimostrata che l'efficacia va calando col trascorrere dei mesi, è preoccupato per un aumento dei contagi nel mese di autunno?
Più che preoccupato credo si debba essere attenti. E’ solo grazie alla diffusione del vaccino che è stato possibile ripristinare la normalità nella vita di ultraottantenni autonomi che vivono al loro domicilio o di chi vive in strutture residenziali. 

Come conseguenza della riduzione del numero di contagi tra gli anziani c'è stato anche un decremento della mortalità. Nelle ultime due settimane tuttavia è tornato ad aggiornarsi il numero dei decessi da covid anche nel Forlivese.
Non vi è dubbio che gli anziani vaccinati che si sono positivizzati non esprimono malattia o mostrano sintomi lievi. Anche se le gravi conseguenze del contagio sono più evidenti nei non vaccinati, in casi di particolare fragilità le conseguenze del contagio possono rimanere importanti. E’ per questo motivo che rimane un dovere sociale anche nei confronti delle persone di età avanzata limitare la circolazione del virus attraverso una riduzione dei contagi anche nelle fasce di età più giovani. In questo senso allargare l’adesione al vaccino, mantenere comportamenti corretti e tracciare precocemente i contatti a rischio sono fattori in grado di condizionare l’andamento anche nella popolazione geriatrica. 

La campagna vaccinale di fatto ha contribuito a ridurre, se non azzerare, i ricoveri in ospedale, con ripercussioni positive sull'attività ospedaliera. Qual è la situazione nel vostro reparto?
Al momento il quadro epidemiologico determina una situazione per il nostro reparto di moderata normalità. Gli operatori hanno assunto oramai una consapevolezza e una abitudine all’adozione di comportamenti adeguati a ridurre il più possibile il rischio di contagio in ospedale. La mission del nostro reparto in ospedale è rimasta la gestione delle patologie non direttamente correlate al covid, per garantire sempre i percorsi di cura dei malati geriatrici. Tuttavia, l’impegno della geriatria non è solo solo in ospedale. Il rafforzamento di una rete integrata tra l’ospedale e le strutture del territorio per le popolazioni più anziane è diventato una realtà finalmente. Negli ultimi anni è stata sviluppata e consolidata l’esperienza di ospedale di comunità, integrata all’ospedale per acuti ma con modalità di gestione e visione nel territorio.

In particolare?
Stiamo sviluppando percorsi di supporto clinico ai medici di strutture socio assistenziali per limitare l’accesso in ospedale e in particolare l’utilizzo del pronto soccorso. Si sono rafforzati i percorsi dentro e fuori dell’ospedale per individuare dei progetti assistenziali oltrechè di cura per le persone con maggiore complessità. E’ attivo il contributo alla gestione clinica di una struttura socio assistenziale per persone covid positive che non necessitano dell’ospedale, ma hanno bisogni assistenziali importanti. Non è più tempo di ragionare in modo solistico, ma solo e soltanto in rete. Il medico è uno dei tanti attori della rete insieme all’infermiere, il fisioterapista, l’assistente sociale, lo psicologo, il dietista e molti altri. Professionisti dell’ospedale, del territorio, dei comuni, sanitari e non, lavorano in filiera per dare risposte condivise. Certo, molto si deve e si può fare ma molti muri che esistevano in passato nella presa in carico di questa fetta di popolazione sono stati abbattuti.   

Quali sono state le problematiche maggiori riscontrate negli ultimi mesi? Avete dovuto fare i conti con pazienti che hanno trascurato malattie croniche per timore di recarsi in ospedale durante il periodo di picco della pandemia?
L’offerta nel modo di comunicare e valutare persone con malattie croniche è cambiata negli ultimi mesi. Molti dei sistemi di comunicazione telematici elaborati nelle fasi di massima acuzie della pandemia sono rimasti attivi e hanno trovato una giusta collocazione nella presa in carico. Ad esempio le persone affette da demenza hanno ripreso a frequentare da tempo il nostro centro, ma sistemi di riabilitazione o modalità di comunicazione telematica sono diventati parte dell’offerta e andranno ulteriormente sviluppati. Allo stesso modo gli ambulatori della cronicità nelle case della salute che i medici di medicina generale e gli infermieri della cronicità stanno sviluppando hanno come principio fondante una medicina che si occupa in modo proattivo della prevenzione delle riacutizzazioni e dell’ospedalizzazione. I progetti di telemedicina anche per queste attività sono già in fase di realizzazione e di sviluppo ulteriore. Il tema dell’avvicinamento delle cure al domicilio del cittadino è diventato prioritario per lo sviluppo di una organizzazione post covid.

Non ci sono più le estati di una volta e anche quella del 2021 è stata caratterizzata da frequenti e durature ondate di caldo africano. Vi è stato un aumento di ricoveri dovuti a disidratazione o su questo aspetto famiglie e fasce più deboli hanno alzato il livello di attenzione?
La situazione non è stata diversa da quella di altri anni. I quadri di disidratazione nell’anziano possono risultare drammatici. Da tempo oramai la nostra regione ha avviato l’organizzazione di piani estivi volti ad affrontare il tema delle ondate di calore coinvolgendo sia le aziende sanitarie che i comuni. La consapevolezza dell’importanza dell’assunzione di liquidi negli anziani va ulteriormente stimolata sia nelle famiglie che negli operatori, a domicilio e in struttura.  

Gli anziani, che si considerano abbandonati, potrebbero essere portati a prestare meno attenzione all’assunzione di farmaci, al rispetto di una dieta equilibrata e ad essere soggetti a traumi dovuti alle cadute? 
Sono tutti fattori che aumentano il rischio di perdita dell’autonomia delle persone, di perdita della qualità di vita. Intorno alle persone anziane va creata un comunità, famigliari e operatori,  che tenga conto anche di questi aspetti che sembrano banali ma banali non sono.

Tornando al discorso covid, come vengono assistiti gli anziani guariti, ma che sono ancora alle prese con i postumi del virus? 
E’ sempre il lavoro di rete che deve funzionare, cercando di evitare atteggiamenti ageisti e contemporaneamente proporzionando le modalità di follow up ai reali bisogni della persona. 

Covid, influenza e patologie croniche. Si annuncia un altro autunno in trincea?
La trincea evoca eventi di guerra e di straordinarietà. Dobbiamo lavorare invece sempre di più per poter affrontare la complessità sia in ambito sanitario che sociale in modo ordinario, prevedendo risposte e modelli nuovi, personalizzando le risposte e soprattutto garantendo un lavoro in rete.

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