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Cronaca

Gruppo Hera, scatta la rivolta sindacale: aperto lo stato di agitazione

I sindacati hanno deciso di formalizzare l’apertura dello stato di mobilitazione di tutti i lavoratori della multiutility e di attivare una serie di iniziative mirate ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica

Lavoratori di Hera in stato d'agitazione. I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Cisal, insieme al Coordinamento Nazionale rappresentanze sindacali unitarie, hanno deciso di formalizzare l’apertura dello stato di mobilitazione di tutti i lavoratori della multiutility e di attivare una serie di iniziative mirate ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica.

I sindacati denunciano "il limitato interesse, da parte del gruppo Hera, alle richieste presentate dai Rappresentanti dei Lavoratori. Nei giorni scorsi si sono svolte le assemblee in tutti i luoghi di lavoro. I lavoratori hanno partecipato in grande numero ed hanno ben chiara la situazione aziendale. Hera ha trascurato le fondamentali preoccupazioni sollevate, le risposte fornite sono state vaghe, con la sola preoccupazione volta ad ottimizzare le risorse a favore degli azionisti (pubblici e privati). I temi cruciali quali lo sviluppo professionale, lo smart-working, i perimetri contrattuali, gli appalti, gli organici e l’auto con partenza da casa sono stati ignorati. Purtroppo anche la tutela della salute e sicurezza sul lavoro è stata affrontata con superficialità.

"Riteniamo fondamentale garantire ai lavoratori interessati il giusto trattamento contrattuale - scrivono in una nota- Vogliamo migliorare il Protocollo Appalti firmato tra Azienda e organizzazioni sindacali nel 2016. Abbiamo evidenziato la necessità di avere informazioni più dettagliate sulle attività esternalizzate e su quelle distintive ed esclusive. È necessario procedere ad una revisione del Protocollo che, a nostro avviso, non è stato correttamente applicato in questi anni, soprattutto nel confronto preventivo con le organizzazioni sindacali. nella fase preparatoria dell’attività affidata all’esterno. Il non rispetto del turnover e le modifiche organizzative stanno portando ad una riduzione del personale operativo con conseguenze gravi ripercussioni sulla salute e sicurezza dei Lavoratori e sulla qualità del servizio erogato. Anche nelle aree amministrative, a fronte di un aumento delle attività (per es. Hera Comm), registriamo l’assenza reale di un incremento del personale. L’aumento del personale nel complesso del gruppo è dato solo ed esclusivamente dalle acquisizioni di nuove aziende che incidono sul dato finale. Le “politiche meritocratiche” aziendali portano ad un miglioramento, sul livello di inquadramento, solo per il 2% degli impiegati e l’1,5% per gli operai. C’è invece un forte investimento sulle quote economiche ad personam circa il 20% dei quadri e sui riconoscimenti una tantum circa il 15% dei direttivi. Quello che emerge, dati forniti dall’azienda, è un utilizzo unilaterale, del budget sul personale, poco è distribuito attraverso gli strumenti universali della contrattazione collettiva e quasi tutto elargito sulla base di scelte puramente aziendali. Briciole per impiegati e operai".

E poi ancora richieste su lavoro smart: "Troppo spesso le due giornate, concordate, di smart working non vengono concesse ai lavoratori che ne hanno diritto perché i responsabili non lo concedono anche intimando ai lavoratori a non chiederlo - accusano i sindacalisti - Ai lavoratori che hanno diritto all’auto con partenza da casa sempre più spesso viene revocata, nonostante sia uno strumento necessario allo svolgimento più agile del loro lavoro, così come previsto nell’accordo sindacale siglato tra le parti prevede. La volontà, che sembrava comune, di ricondurre tutti alle 38 ore settimanali sembra non essere poi così comune: l’azienda infatti non ha dato alla nostra richiesta di riduzione a 38 ore settimanali per tutto il personale. Sul riposo fisiologico registriamo un cambio di posizione dell’azienda, rispetto a quanto condiviso con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e l'ambiente nel corso degli scorsi mesi. Un passo indietro che per noi è inaccettabile. La sicurezza dei lavoratori deve essere sempre la priorità. Se i numeri degli operativi non sono sufficienti, per garantire la reperibilità e i riposi, è necessario assumere e non aumentare i carichi di lavoro. La volontà esplicita di superare le 13 ore di lavoro giornaliero, senza consentire l’adeguato riposo e, di ridurre i tempi di intervallo tra un turno di reperibilità e l’altro, non possono che aumentare il rischio di incidenti ed infortuni anche gravi dei dipendenti del gruppo hera".

"Siamo di fronte a sfide rilevanti che l’azienda sembra non volere affrontare - concludono - Le multiutility dovrebbero avere un ruolo vigoroso e centrale nella gestione delle politiche energetiche e ambientali nel Paese e nei territori di competenza. Dovrebbero fare investimenti mirati, per una fondamentale Transizione Ecologica e Sociale, con al centro le persone, cittadini e lavoratori. Chiediamo alla Proprietà Pubblica di esercitare il proprio ruolo di controllo e indirizzo strategico. Non è più tollerabile che le risorse siano orientate quasi esclusivamente alla crescita del titolo, anziché agli investimenti, allo sviluppo industriale, alla cura del territorio e alla crescita professionale ed economica del personale diretto e indiretto".

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