Dalla chirurgica a quella generica: come orientarsi in un mare di mascherine

La materia è piuttosto intricata e la Camera di commercio della Romagna, per fornire indicazioni utili a comprendere meglio quali sono le caratteristiche, formali ed esteriori

Dallo scorso 4 maggio, su tutto il territorio nazionale è obbligatorio l'utilizzo di protezioni delle vie respiratorie, le cosiddette "mascherine protettive", nei luoghi confinati aperti al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e, comunque, in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Questo al fine del contenimento della diffusione del virus Covid-19, come prevede il Dpcm 26 aprile, che esonera dall’obbligo solo i bambini al di sotto dei sei anni e le persone con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e coloro che interagiscono con loro.

Le "mascherine", però, non sono tutte uguali, anche se nel parlare quotidiano il termine viene spesso utilizzato senza fare attenzione alle diverse tipologie di prodotto che sono prese in considerazione dalla normativa emergenziale. La materia è piuttosto intricata e la Camera di commercio della Romagna, per fornire indicazioni utili a comprendere meglio quali sono le caratteristiche, formali ed esteriori, e gli utilizzi corretti, ha predisposto il documento "Coronavirus - come orientarsi in un fiume di mascherine", che fornisce alcune informazioni specifiche, descrivendo i vari presidi con indicazione circa l'utilizzo previsto.

Comunemente, con il termine “mascherine protettive” si fa riferimento a tre dispositivi di tipo diverso: dispositivi medici (o “mascherine chirurgiche”), dispositivi di protezione individuale o Dpi (Ffp11, Ffp2 e Ffp3) e mascherine generiche. Le "mascherine chirurgiche" sono dispositivi medici e come tali devono essere conformi alla norma armonizzata "En 146832, che ne definisce i requisiti di performance e alla norma Em 10993 che ne definisce i requisiti di biocompatibilità.

Le mascherine chirurgiche si distinguono a loro volta in tre tipi: le Tipo I sono destinate ai pazienti (no Covid-19 positivi) e a tutte le altre persone per ridurre il rischio di diffusione del contagio in situazioni epidemiche o pandemiche (capacità di filtrazione batterica superiore al 92%). Le "tipo II" e "IIR", invece,sono destinate agli operatori sanitari (capacità di filtrazione batterica superiore al 98% e capacità di resistenza agli schizzi per i dispositivi contrassegnati con la "R")

Le "mascherine chirurgiche2 possono essere prodotte sia con procedura ordinaria, come avveniva prima dell'emergenza da Covid-19 (e in questo caso sono dotate di marcatura Ce), sia con procedura in deroga alle vigenti disposizioni, gestita dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), fino al termine dello stato di emergenza, (come previsto dall’articolo 15 del decreto legge 17 marzo 2020, numero 18, convertito dalla Legge 24 aprile 2020, numero 27).

I dispositivi di protezione individuale (Ffp2 e Ffp3) si utilizzano in determinati ambienti di lavoro o in determinate situazioni sanitarie e devono essere conformi alla norma europea armonizzata "Uni En 149:2009" e, se prodotti con procedura ordinaria, recano la marcatura Ce. Anche per le mascherine Ffp2 e Ffp3 è tuttavia prevista la possibilità per i produttori, gli importatori e coloro che le immettono in commercio di avvalersi della procedura in deroga, prevista dal decreto legsilativo 18/2020, gestita in questo caso dall’Inail.

Le mascherine generiche (o filtranti) possono essere usate a scopo precauzionale da tutte le persone presenti sul territorio nazionale, a cui è comunque richiesto di rispettare le disposizioni in tema di distanziamento sociale e le altre regole precauzionali introdotte in ragione dell’emergenza Covid-19. Queste mascherine sono prodotte in deroga alle vigenti disposizioni sull’immissione in commercio e non sono soggette ad alcuna valutazione dell’Inail o dell’Istituto Superiore di Sanità, pertanto non possono essere utilizzate né dai lavoratori per i quali è prescritto l’uso di specifici Dpi, né dagli operatori sanitari durante il servizio.

Le mascherine generiche non recano la marcatura Ce, le confezioni devono indicare espressamente che non si tratta di un dispositivo medico o dispositivo di protezione individuale e deve inoltre essere fornita l’avvertenza che non garantiscono in alcun modo la protezione delle vie respiratorie di chi le indossa, che non sono utilizzabili quando sia prescritto l’uso di dispositivo medico o dispositivo di protezione individuale. Possono essere utilizzante, per esempio, quando sia ritenuta comunque utile la copertura di naso e bocca a fini igienico ambientali e per uso della collettività.

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I produttori devono garantire che le mascherine non arrechino danni o determinino rischi aggiuntivi per gli utilizzatori secondo la destinazione d’uso prevista dai produttori. Il documento completo è pubblicato e scaricabile sul sito della Camera di Commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini, www.romagna.camcom.it, alla pagina dedicata a Mascherine: quali tipi e quali utilizzi” (area Regolazione del Mercato/Vigilanza dei prodotti).

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