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Hiv, nel 2019 21 casi in provincia: "Fondamentale ridurre il numero di diagnosi tardive"

Donini: "Fondamentale ridurre il numero di diagnosi tardive, non dobbiamo avere paura di parlare del virus"

In Emilia-Romagna sono sempre meno le persone che contraggono l’infezione da Hiv: i nuovi casi nel 2019 sono stati 209, rispetto ai 220 dell’anno precedente. Ma resta purtroppo ancora alto il numero di chi arriva a una diagnosi tardiva: è successo nel 58% dei casi, e il 43% delle persone era già in Aids, o in una fase molto avanzata dell’infezione, al momento della diagnosi. Un problema dovuto principalmente a una errata bassa percezione del rischio in alcune fasce della popolazione.

Ecco perché, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids in programma martedì, la Regione Emilia-Romagna insieme a HelpAids lancia una nuova campagna di sensibilizzazione e comunicazione, “Proteggersi, proteggere - Vivere con l’Hiv oggi” (https://www.helpaids.it/viverehivoggi). Una iniziativa che vuole coniugare l’attenzione alla prevenzione, diffondendo buone pratiche per evitare il contagio, con quella alla diagnosi precoce, e insieme combattere stereotipi e pregiudizi nei confronti delle persone positive all’Hiv o malate di Aids. Una campagna che quest’anno dispone anche di un ulteriore strumento molto concreto: da fine novembre, per decisione della Regione assieme alle Aziende sanitarie, in Emilia-Romagna chi effettua il test Hiv può, gratuitamente e nella stessa occasione, effettuare anche un test sierologico per il Covid-19.

La situazione in Romagna

La buona notizia è che nel territorio romagnolo dal 2010 al 2019 le nuove diagnosi da Hiv tra i cittadini residenti sono diminuite, passando da 129 a 67, con una incidenza che, sebbene sia sempre stata superiore rispetto a quella regionale, nel 2010 era di 12,8/100.000 abitanti mentre nel 2019 risulta più che dimezzata essendo passata a 6/100.000 abitanti. Il dato emerge dall’annuale report realizzato dal Laboratorio Unico di Pievesestina che evidenzia come l’incidenza da HIV nei residenti dell’Ausl Romagna abbia avuto un netta riduzione fino al 2013, poi dal 2013 si è stabilizzata con modeste variazioni annuali.

"Grazie al registro delle nuove diagnosi di infezione da HIV costantemente aggiornato dalla Microbiologia del Laboratorio di Pievesestina – spiega la dottoressa Simona Semprini del Laboratorio Unico di Ausl Romagna -  dal 2010 nell’Ausl Romagna vengono monitorati i casi di nuove infezioni diagnosticate annualmente dai vari servizi che inviano i campioni al Laboratorio Unico; oltre ai residenti vi sono anche quelle persone che comunque vivono e vengono curate nel nostro territorio. Anche da questo dato – specifica la dottoressa Semprini - risulta che dal 2010 al 2019 le diagnosi di infezione da HIV fatte in persone seguite dalle strutture sanitarie dell’Azienda sono dimezzate, passando da 195 nel 2010 a 95 nel 2019. Anche in questo caso vi è stata una riduzione di nuove diagnosi dal 2010 al 2013, poi dal 2103 le nuove diagnosi si sono stabilizzate".

"Per quanto riguarda l’anno in corso - aggiunge Semprini – il 2020 è un anno diverso dagli altri a causa della pandemia Covid-19 che da marzo ha modificato i comportamento delle persone influenzando l’accesso ai servizi sanitari. Da gennaio ad oggi le nuove diagnosi di infezione da Hiv in Ausl Romagna sono diminuite rispetto agli anni precedenti e a fine anno  ci aspettiamo un numero di test per Hiv e di diagnosi di infezioni da Hiv ridotto rispetto agli anni precedenti”.

"Questo ultimo è un dato che preoccupa tutti noi professionisti  -precisa  il dottor Andrea Boschi, infettivologo, responsabile della struttura semplice interdipartimentale "Gestione infezione da Hiv" dell’ Ausl Romagna - perché una diagnosi precoce dell’infezione da HIV ci consente di attivare tempestivamente cure efficaci che oggi rendono l’infezione da Hiv una infezione cronica bloccandone la progressione e rendendo l’aspettativa di vita di una persona con infezione da HIV in trattamento simili a quella della popolazione generale. Una persona con infezione da HIV in trattamento (attualmente in Ausl Romagna sono circa 3400) e con carica virale soppressa inoltre non trasmette più l’infezione da Hiv. In sostanza, prima si scopre l’infezione e si agisce, meglio è: è importante per l’efficacia della terapia e  per ridurre la trasmissione del virus". Il test per l’Hiv è gratuito, può essere richiesto al proprio medico di famiglia ed effettuato negli ambulatori di Malattie Infettive, Dermatologia – Ambulatorio Malattie Sessualmente Trasmesse e SerT. Circa la metà delle nuove diagnosi di infezione da HIV viene alla luce in persone che fanno il test in questi ambulatori. 

“Vediamo ogni anno calare il numero di nuove diagnosi di Hiv: non possiamo che esserne felici, ma non siamo di certo soddisfatti - dichiara Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la salute -. Lo saremo pienamente solo quando riusciremo ad arrivare a una diagnosi precoce per tutti i casi. Invece ancora più della metà delle persone scopre il virus solo quando è già troppo tardi, e quindi quest’anno abbiamo avuto un aumento, seppur ridotto, degli emiliano-romagnoli che hanno sviluppato la malattia conclamata, l’Aids. Tutte le ricerche ci dicono che ciò accade perché dell’Hiv si parla ancora poco e male, perché ci sono ancora tanti pregiudizi nei confronti delle persone sieropositive, e questi stereotipi portano a pensare che l’Hiv non possa mai riguardarci da vicino”.

“Per questo motivo - prosegue Donini - quest’anno la nostra campagna vuole raccontare la normalità dell’Hiv, le storie di tante persone che convivono con il virus: una rassicurazione per chi sta iniziando il suo percorso di lotta, certamente, ma anche un monito per ricordare che non bisogna mai abbassare la guardia, adottare ogni precauzione e insieme non avere paura o vergogna di effettuare i test di controllo. Non per caso- conclude l’assessore-  abbiamo scelto di rendere disponibile gratuitamente un test sierologico per il Covid-19 a chi effettua i controlli per l’Hiv: vogliamo aumentare lo screening contro il Coronavirus, certamente, ma crediamo anche sia importante aumentare la sensibilità di tutti nei confronti del test per l’Hiv”. 

I dati in Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2019

In Emilia-Romagna in dieci anni, dal 2010 al 2019, le nuove diagnosi tra i cittadini residenti sono quasi dimezzate, passando da 388 a 209 e mettendo a segno, quindi, un -46%. Calo che si è fatto ancor più rilevante negli ultimi anni, considerando che nel 2015 i nuovi casi erano 291, scesi a 285 nel 2016, 220 nel 2018 e arrivati, appunto, a 209 (165 uomini e 44 donne) nel 2019, con un’incidenza del 4,7 ogni 100mila abitanti. I dati, elaborati dal Servizio prevenzione collettiva e sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna, fotografano la situazione dello scorso anno e dell’arco temporale 2006-2019.

Esaminando l’intero periodo di sorveglianza sanitaria, tra le persone sieropositive il 74% è maschio, il 31% ha dai 30 ai 39 anni, il 68% è italiano. La classe di età più colpita è quella tra i 20 e i 49 anni (78%), i casi di sieropositività sono invece modesti tra i più giovani e negli ultracinquantenni. L’incidenza tra i maschi è 11,4 casi ogni centomila abitanti, tra le femmine è 3,8. Le persone straniere con Hiv sono poco meno di un terzo del totale (32%), sensibilmente più giovani rispetto agli italiani e prevalentemente di sesso femminile.

La modalità di trasmissione principale (88% nel 2019) è quella sessuale. Il 47% di tutti i casi è dovuto a trasmissione eterosessuale e purtroppo la percezione del rischio tra gli eterosessuali è molto bassa: solo il 14% dei sieropositivi l’ha dichiarata come motivazione del test di diagnosi.
Le persone giunte tardi alla diagnosi lo scorso anno sono state 122: il 58% dei nuovi casi; in particolare, al momento della diagnosi il 43% delle persone era già in Aids o in una fase molto avanzata dell’infezione. I residenti in Emilia-Romagna che hanno sviluppato la malattia conclamata, quindi l’Aids, sono stati 59 nel 2019 (53 nell’anno precedente).

Analizzandole provincia per provincia, le nuove diagnosi di Hiv nel 2019 sono state 47 a Bologna (con un’incidenza di 4,6 casi ogni centomila abitanti), 30 a Modena (incidenza 4,2), 24 a Ravenna (incidenza 6,1), 22 a Parma (incidenza 4,9) e Rimini (incidenza 6,5), 21 a Forlì-Cesena (incidenza 5,3), 20 a Reggio Emilia (incidenza 3,8), 13 a Piacenza (incidenza 4,5) e 10 a Ferrara (incidenza 2,9).

Test HIV e sierologico, gratis e in un’unica occasione

In Emilia-Romagna, da fine novembre 2020, è offerta la possibilità alle persone che eseguono il test HIV di effettuare gratuitamente nella stessa occasione un test sierologico per evidenziare la presenza di anticorpi al nuovo coronavirus Sars-CoV-2. L'iniziativa, oltre a favorire la partecipazione allo screening per Covid-19, ha in particolare l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sull’importanza del test HIV, soprattutto in un periodo in cui la pandemia e le misure necessarie per il suo contenimento hanno inciso sulle possibilità di accesso al test.

L’opportunità di effettuare il test sierologico, con adesione su base volontaria, è rivolta a tutti coloro che effettuano il test HIV e sono assistiti in Regione. È possibile effettuare il test presso i centri Test&Counselling e gli ambulatori dedicate alle infezioni sessualmente trasmesse. Il test HIV può essere svolto in anonimato, mentre per aderire al test sierologico per Sars-CoV-2, e solo per questo, occorre rilasciare le proprie generalità per essere ricontattabili in caso di positività. Tutte le informazioni sono a disposizione sul sito https://www.helpaids.it/testsierologici

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