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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

I resti mortali di San Giovanni Bosco a Forlì: processione e grande festa

Sarà accolto in Salone comunale, alle 10.30, dallo stesso sindaco Roberto Balzani. Seguirà la processione da piazza Saffi al Duomo. I ragazzi degli oratori forlivesi uniti nella "società dell'allegria", creeranno un corteo giocoso

Sarà la festa di un’intera città. L’urna con alcuni resti mortali di San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, giungerà a Forlì la mattina di giovedì 20 febbraio. Il reliquiario, che misura 253 centimetri di lunghezza, 100 di larghezza, 132 di altezza e pesa 530 chili, sarà accolto in Salone comunale, alle 10.30, dallo stesso sindaco Roberto Balzani. Seguirà la processione da piazza Saffi al Duomo, con la presenza dei bambini delle scuole cattoliche. Alle 17, i ragazzi degli oratori forlivesi uniti nella “società dell’allegria”, creeranno un corteo giocoso da San Mercuriale alla Cattedrale, che culminerà alle 18.30 con “La Buonanotte di Don Bosco”, riflessione guidata per i giovani della famiglia salesiana. Sempre gli ospiti del convitto studentesco di via Episcopio Vecchio, gestito dagli emuli di don Bosco, alle 19 animeranno la messa solenne in Duomo presieduta dal vescovo monsignor Lino Pizzi. Alle 20.45, la chiesa madre dei forlivesi ospiterà anche “Qui con voi mi trovo bene”, veglia di preghiera promossa dalla Pastorale giovanile diocesana coordinata da don Enrico Casadio ed Elena Annuiti.

A partire dalle 9 di venerdì, la teca con i resti del “santo dei giovani” sarà omaggiata dagli studenti delle scuole secondarie di 1° e 2° grado, ultimo atto prima della partenza del feretro per Parma. “Lo slancio educativo di don Bosco - dichiara il vescovo Pizzi – è troppo attuale per non essere riproposto oggi. Il ‘sistema preventivo’ adottato in tutto il mondo dalla congregazione religiosa da lui fondata, deve spingere gli educatori a creare occasioni di confronto e riflessione coi giovani, per ridare loro speranza nel futuro”. L’assoluta modernità di Don Bosco è testimoniata dai 70 anni e più di presenza operosa dei Salesiani in città. “Il nostro approccio coi giovani – dichiara il direttore salesiano don Emanuele Cucchi – passa dalla formazione e preparazione al lavoro, unite ad una concreta proposta di fede. Nella salvezza dell’anima c’è una vita piena su questa terra”. “Il ritorno di don Bosco a Forlì – dichiara l’assessore comunale all’istruzione Gabriella Tronconi – è l’occasione per riproporre un modello educativo basato anche sulla giocosità. Don Bosco scendeva in strada coi giovani diseredati, fino a destare loro la voglia di aggrapparsi alla vita con tutte le forze a disposizione, fino ad amarla disperatamente”. Voluto dal rettore maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez Villanueva, in preparazione al bicentenario della nascita del santo, che si celebrerà nel 2015, il pellegrinaggio della teca, che ha già attraversato i cinque continenti, è partito il 25 aprile 2009 dalla Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, dove don Bosco è sepolto. Progettata dall’architetto Gianpiero Zoncu, l’urna della “peregrinatio” è stata realizzata in alluminio, bronzo e cristallo ed è decorata da formelle quadrangolari con volti di giovani dei cinque continenti. Non poteva mancare lo stemma della Congregazione salesiana e il motto carismatico che adottò lo stesso don Bosco: “Da mihi animas, cetera tolle”.

All’interno è posta una statua di don Bosco simile a quella che si trova nell’urna conservata nella basilica torinese. Il volto è stato riprodotto con il calco che Benvenuto Cellini realizzò l’indomani della morte del santo. La prima tappa del pellegrinaggio è stata il Lazio: l’urna è passata per Frascati, Latina, Formia, Castelgandolfo e Genzano, fermandosi in alcune opere salesiane di Roma, ivi compresa la Casa Generalizia dei Salesiani. Nel giugno di quell’anno è volata in America Latina, con l’attraversamento di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile. Dopo aver toccato anche Asia, Oceania ed Africa, è “rientrata” in Europa nel maggio 2012. Il 31 gennaio 2014, la teca ritornerà in Italia, per la precisione in Lombardia. Per il santo dei giovani, la tappa del 20 febbraio a Forlì costituirà un “déjà vu”: il grande sacerdote era stato in città anche da vivo. Quella visita è riportata nelle “Cronache biografiche del venerabile don Giovanni Bosco”, curate da Giovanni Lemoyne. Partito da Fermo, don Bosco giungeva a Forlì la sera del 28 febbraio 1867. Il vescovo dell’epoca era monsignor Pier Paolo Trucchi, amico del conte Vimercati, di cui il sacerdote era ospite a Roma. “Monsignor Trucchi – si legge nelle Cronache – desiderava far la conoscenza col Venerabile. Da Fermo aveagli Don Bosco detto qual'ora sarebbe giunto, ma la lettera giunse in ritardo. Presa una carrozza alla stazione dei treni di Forlì, si fece portare all'Episcopio, certo di essere aspettato. Ma trovò le porte e le finestre chiuse. Si ebbe un bel bussare, nessuno venne ad aprire e dovette andare all'albergo del Falcone, ove fu accolto con ogni cortesia. Fatto giorno – continua il cronista - Don Bosco andò a dir messa al celebre santuario della Madonna del Fuoco”. Solamente al termine della liturgia, don Bosco e il segretario don Francesia incontrarono il vescovo di Forlì, il quale solo in quella mattina aveva ricevuta la lettera di avviso. L’illustre ospite ripartì all’1.30 col treno per Roma.

Alla visita del futuro santo fa cenno anche lo storico monsignor Adamo Pasini, che corregge il Lemoyne, sostenendo che nel 1867 l’unica locanda nei pressi del Duomo era il Leon d’Oro, posta nel palazzo in corso Garibaldi, al civico 57, chiusa nel maggio 1969. Al santo torinese è stato dedicato un altare all’interno della cappella della Madonna del Fuoco. A Forlì, la forza dell’insegnamento di don Bosco è documentata dalla vivace presenza salesiana, con l’oratorio San Luigi, la scuola professionale Cnos-Fap, lo studentato dell’Itaer, la Sala San Luigi e la stessa parrocchia di San Biagio. In preparazione all’arrivo dell’urna, martedì 18 febbraio, dalle 15 alle 18.30, il contenitore multimediale di via Nanni ospiterà l’incontro formativo “La pedagogia preventiva in classe - Il Sistema Preventivo di don Bosco nella scuola”. Promosso dall’Opera Salesiana unitamente all'ufficio scolastico Provinciale di Forlì-Cesena, che riconosce e patrocina il progetto “Basta che siate giovani perché io vi ami - Incontro con la figura ecclesiale e sociale di don Bosco”, sarà condotto dal professor don Mario Comoglio, salesiano.

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