Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Il 2020 si è portato via la voce di Vittorio Di Gianni, il ricordo: "Un crooner di altri tempi"

Lo ricorda così Michele Minisci, giornalista free lance ma più conosciuto come direttore artistico del Naima jazz club di Forlì

Il 2020 si è portato via Vittorio Di Gianni, cantante forlivese e poi manager e produttore discografico negli  '60 e '70 scomparso mercoledì all’età di 84 anni. Nel 1957 vinse la prima edizione del festival ‘Voci Nuove’ di Castrocaro. Lo ricorda così Michele Minisci, giornalista free lance ma più conosciuto come direttore artistico del Naima jazz club di Forlì. "Io l'ho conosciuto solo per telefono, in quanto già ammalato da tempo, avendolo intervistato per il mio libro sul Festival Voci Nuove di Castrocaro (Castrocaro-Sanremo.Solo andata.) in libreria da poche settimane - esordisce Minisci -. Volevo portargli il mio libro per fargli leggere l'intervista ma nel frattempo prendevo tempo perchè sapevo che era molto malato e non volevo disturbarlo. Lo chiamerò nei prossimi giorni, mi dicevo. Ma non ho fatto in tempo. Aveva partecipato al festival Voci Nuove nella sua prima edizione del 1957 e si era fatto onore arrivando al terzo posto. Cantava le canzoni di musica leggera, ma la sua passione era il jazz; aveva una voce da vero "crooner".

A Minisci Di Gianni ha raccontato i primi approcci con il concorso castrocarese: "Era un ambiente molto familiare in quei primi anni - aveva detto Di Gianni - e il maestro selezionatore mi sembra che si chiamasse Tesei, coadiuvato dal tutto-fare sig. Battistini, era molto tollerante con noi e  con l’orchestra faentina Bentini e Monti che già conoscevamo, con cui facevamo le prove nelle varie selezioni,   mi sembrava di essere ad una festa tra amici". Raccontò quindi il suo primo impatto con Radio-Rai dopo la partecipazione al Festival di Castrocaro: "I primi anni non c’era ancora l’abbinamento col Festival di Sanremo però i primi due classificati venivano chiamati da Radio Rai per vedere se c’erano le capacità per proseguire la professione di cantante.  Ma io sono scappato da Roma, il giorno stesso in cui ero arrivato per una singolare e imbarazzante situazione".

"Appena raggiunti gli studi della Rai, in via Asiago per le prove di eventuali trasmissioni radiofoniche, mi dicono che mi devo presentare a casa di un importante direttore generale selezionatore della Radio, in quanto non era potuto venire negli studi perché indisposto - ha proseguito nel racconto -. Arrivato a casa sua ho capito subito dai suoi atteggiamenti che mi stava facendo delle avances imbarazzanti. E allora ho tagliato subito la corda e raggiunto nella pensione, dove avevo preso alloggio,  un mio cugino accompagnatore che alla fine del  mio racconto ha subito esclamato, con un sorrisino sotto i baffi: “andegna a ca’ Vittorio!!!”. In quegli anni andavano i “melodici”: "Noi che ci consideravamo “moderni” facevamo un po’ di fatica. Poi piano piano mi sono inserito in una orchestrina di Cesena, quindi  ho formato una mia orchestra che ho chiamato “Gli Astri”, e così mi sono messo a girare il mondo (Libano e Sud America), ma ho suonato anche nei più prestigiosi locali italiani, come la mitica Bussola di Viareggio, a Portofino. Poi ho fondato un’agenzia teatrale e insieme a Vittorio Borghesi mi sono messo a promuovere un sacco di orchestre che piazzavamo in tutto i locali del centro nord".

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