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Il 9 novembre di 75 anni fa Forlì si risveglia libera dai nazi-fascisti

La Liberazione di Forlì nei diari dei più importanti cronisti del tempo

Il 9 novembre di 75 anni fa, Forlì si risveglia libera dall’occupazione tedesca. “Alle 1,45, senza preavviso alcuno, a distanza di dieci minuti fra l’una e l’altra esplosione, che imprimono alle case sobbalzi paurosi, i tedeschi fanno saltare la torretta del palazzo degli Uffici Statali sulla Piazza Maggiore, la torre dell’Orologio di cui rimane solo un mozzicone a punta, di poco elevato sopra i tetti degli edifici circostanti, il campanile del Duomo, torre in antico degli Orgogliosi, alto 42 metri e più volte restaurato”. Sono le prime righe della lunga digressione che l’autore del “Diario degli Avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945”, il bibliotecario comunale Antonio Mambelli, dedica al 9 novembre, giorno della Liberazione di quella che era stata la Città del Duce. La ritirata della Wermacht lascia un cumulo di rovine.

“La torre municipale – continua il cronista – precipitando ha sfondato il soffitto della sala del teatro, travolta la parete dell’ingresso, ingombrata con l’enorme mucchio delle sue macerie la piazzetta antistante”. La distruzione del glorioso Comunale sarà irrimediabile. L’ultima manifestazione artistica fra quelle mura rimane il “Barbiere di Siviglia” del 23 marzo 1944. Grande desolazione anche tutt’intorno alla Cattedrale: “Il campanile si è abbattuto sulla cappella di San Valeriano e la sacrestia con demolizione delle volte e danni ai grandi armadi, agli arredi e alla Madonna del Voto”. E se il prezioso organo Callido nella cappella della Madonna del Fuoco giace semidistrutto, dagli enormi squarci nel fianco dell’edificio si vede il cielo. “Intatto invece appare, ed è grazia miracolosa, la cupola dipinta da Carlo Cignani, il più grande lavoro del genere dei secoli XVII e XVIII”. Ancora Mambelli: “Il campanile del Duomo è crollato alle 2.40 in un boato pazzesco. Non prima di aver sloggiato dalla torre e dalla cella campanaria le decine di persone rifugiatesi fra quelle anguste ma possenti mura”.

Negli ultimi mesi del conflitto, la Cattedrale forlivese, considerata come una sorta di zona franca, ha accolto fino a 300 sfollati. A cominciare dallo stesso vescovo monsignor Giuseppe Rolla, che a più riprese abbandonò la dimora istituzionale in piazza Alighieri per condividere le sorti della sua gente. La mattina seguente è grande lo stupore dei pochi rimasti in città, alla vista della torre di San Mercuriale ancora in piedi. Il rettore del santuario della Madonna del Fuoco don Ettore Sozzi, uscito all’aperto dopo le esplosioni, stentava a crederlo. “In entrambi (Duomo e abbazia, ndr.) – scrive il sacerdote - erano state collocate 15 cariche di esplosivo e sparse ben 45 mine”. La “vox populi” attribuirà a monsignor Giuseppe Prati, il popolare don Pippo, la salvezza del monumento. Che la poderosa torre contenesse ancora dell’esplosivo, era notorio. Purtroppo non si sapeva dove fosse. Lo capirono a loro spese il dipendente comunale Mario Vercesi e i cinque soldati del Commonwealth incaricati della bonifica. All’apertura della porta del campanile morirono in sei. Don Pippo era riuscito miracolosamente a far disinnescare l’esplosivo in salita e a salvare il campanile, ma era rimasta attiva la fila di mine posta sul pavimento, che risultò fatale.

L’attacco militare per la presa di Forlì aveva avuto inizio alle 3 del 9 novembre, con l’avanzata su Forlì del 6° reggimento Black Watch da nord-ovest. Alle 5.30 il 1° Royal West Kent riceve l’imput di avanzare da est, fino alle Casermette. “Dopo aspri combattimenti nella notte tra carri armati specie in Bussecchio – scrivono Salvatore Gioiello e Lieto Zambelli - le avanguardie del Quinto corpo dell’Ottava armata britannica, al comando del generale McCreery, erano prossimi alle porte Cotogni e Ravaldino”. Gli inglesi fanno il loro ingresso in città verso le 9, venendo da via Decio Raggi. Il nuovo obiettivo delle truppe di Sua Maestà britannica è il guado del Montone in località San Martino in Strada: “Il fiume sarà completamente raggiunto nella giornata del 12 novembre”. Tuttavia, la resistenza dei tedeschi cesserà solamente il giorno 13, con l’arrivo dei carri “Sherman” inglesi a Roncadello e il ritiro della Wermacht dalla provincia. Forlì è ufficialmente libera.

Piero Ghetti
 

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