Il Comune rinegozia i mutui, 'Forlì & Co' contraria: "Costerà 3,4 milioni in più di interessi"

Presa di posizione dei consiglieri Giorgio Calderoni e Federico Morgagni di 'Forlì & Co". I due consiglieri di centro-sinistra chiedono un’analisi costi-benefici, anche di massima

"La rinegoziazione dei mutui con la Cassa Depositi e Prestiti è trasferire sulle generazioni future i costi maggiori della rinegoziazione dei mutui": è la presa di posizione dei consiglieri Giorgio Calderoni e Federico Morgagni di 'Forlì & Co". I due consiglieri di centro-sinistra chiedono un’analisi costi-benefici, anche di massima, "che dovrebbe essere necessariamente alla base di una delicata operazione finanziaria come la ristrutturazione del debito di un ente pubblico". Invece "non è stato così per la proposta di rinegoziazione di 47 mutui in essere con la Cassa Depositi e Prestiti, sottoposta dalla Giunta comunale di Forlì al Consiglio di lunedì scorso. Di tale operazione, infatti, solo i costi sono chiari e quantificati. Al contrario, dei benefici e delle necessità non è stata data alcuna stima né Commissione  né durante la seduta del Consiglio".

Conteggia Forlì e Co i costi: aumento del tasso medio ponderato del debito con Cassa DD.PP. (47 mutui per un totale di 19.632.000 euro) dal 2,3 al 2,6%, pari a un incremento di circa il 13%, costo aggiuntivo totale per interessi: 3.450.000 euro e allungamento della durata residua di tutti i mutui al 31 dicembre 2043. Dice il comunicato: "La stessa Società Avalon di Piacenza, consulente del Comune di Forlì, ha affermato che l’operazione rispetta il principio della convenienza economica solo “per quanto riguarda i prestiti a tasso fisso” (che sono 5, poco più del 10% del totale) e solo “qualora i prestiti a tasso variabile fossero esclusi dalla rinegoziazione”. Ma un emendamento in tal senso presentato dal PD è stato bocciato dalla maggioranza. L’unico dato certo su cui la delibera proposta dalla Giunta ha fatto leva è la riduzione della rata annua, per il 2020 pari a 1.300.000 euro e per il 2021 e 2022 pari a circa 640.000 euro, rata che continuerà a ridursi progressivamente sino al 2031 per poi crescere sensibilmente sino al 2043; nessuna indicazione è fornita in delibera circa le finalità a cui destinare tale riduzione nel triennio 2020-2022, se non la generica valorizzazione della funzione sociale del Comune a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
Come dire: prima si vota la rinegoziazione, poi si sa a cosa dovrebbe servire".

"Solo verbalmente l’Assessore al bilancio prima, e il Sindaco poi, hanno indicato durante la seduta alcune probabili minori entrate del Comune per effetto di tale emergenza, e solo in una dichiarazione resa alla stampa locale il 28 maggio scorso - cioè a  cose fatte- l’Assessore Cicognani ha stimato l’impatto complessivo di Covid-19 sul bilancio comunale tra i 4  e i 6 milioni di euro, dichiarando una “preoccupazione contenuta” per quest’anno e più rilevante per il 2021, e ha fornito le stime di alcuni mancati incassi nel 2020. Si tratta di una modalità di procedere non nuova per questa Amministrazione, che anche in questo caso ha rovesciato il noto motto “conoscere per deliberare” dell'ex Presidente della Repubblica Einaudi. E pensare che c’erano i tempi per assumere una deliberazione ponderata e consapevole, in quanto:
il termine per la rinegoziazione scade a il 3 giugno e la delibera di rinegoziazione può essere adottata anche dalla Giunta comunale".

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"Ci spiace questo modo di procedere, perché una deliberazione ponderata e consapevole sarebbe stata tanto più necessaria visto che ciò che il Consiglio comunale ha avallato è il trasferimento sulle generazioni future del maggior costo della rinegoziazione del debito del Comune, impegnando i forlivesi a sobbarcarsi gli oneri di questa scelta per i prossimi ventitré anni", concludono Calderoni e Morgagni.

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