Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Il covid rivoluziona Santa Lucia: festa senza la fiera dei dolciumi. E cambia la benedizione degli occhi

La messa solenne delle 11, presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro monsisgnor Livio Corazza, sarà trasmessa in diretta su Teleromagna (canale 14)

Il Covid non fa sconti neanche a Santa Lucia. “Quest’anno non ci sarà la tradizionale fiera in corso della Repubblica – comunica il parroco don Enrico Casadio – mentre daremo perfettamente corso alla solennità religiosa all’interno della chiesa, dedicata alla martire siracusana protettrice della vista”. I primi momenti della festa sono in programma alla vigilia (sabato 12 dicembre) con la recita del Rosario alle 17, seguito dalla messa. Domenica sono previste celebrazioni eucaristiche alle 8.30, 9, 11, 15, 17.30 e 19.

La messa solenne delle 11, presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro monsisgnor Livio Corazza, sarà trasmessa in diretta su Teleromagna (canale 14). Se la celebrazione delle 17.30 è dedicata al Gruppo Preghiera di Montepaolo, nel corso dell’ultima liturgia, alle 19, saranno ricordati tutti i collaboratori e i benefattori della parrocchia. “Anche quest’anno – continua don Enrico – sarà possibile ricevere la tradizionale benedizione degli occhi, ma solo nel chiostro a fianco della chiesa. I fedeli potranno entrare in fila indiana dalla porta al civico 77 di corso della Repubblica ed uscire dal civico 75, in modo da evitare assembramenti come da protocolli anti-Covid. Abbiamo deciso di utilizzare questo ambiente, restaurato di recente, perché ampio ma in questo periodo, a causa del Covid, privo dei normali fruitori, gli studenti universitari”. Sempre nel rispetto del protocollo anti- contagio, le panche all’interno di Santa Lucia sono state sostituite da un centinaio di sedie distanziate.

Considerato che l’assenza della grande fiera ambulante, vietata dai Dpcm governativi, rischia di privare i forlivesi del celeberrimo torrone di Santa Lucia, grazie alla generosità di due parrocchiani, il signor Marco Buli e la consorte Anna Maria Flamigni (della pasticceria artigianale omonima), il parroco potrà offrire un pezzetto del prelibato dolce ai fedeli che interverranno alla festa religiosa. Tutte le offerte raccolte nel corso delle celebrazioni in Santa Lucia, andranno per la manutenzione della chiesa e per la missione saveriana in Congo, dove ha prestato servizio il forlivese padre Gino Foschi. In passato, oltre alla vista, santa Lucia proteggeva un’altra “condizione” sociale assai poco lusinghiera: le donne nubili. Per le giovani in cerca di marito, soprattutto le più povere e senza dote, farsi vedere in chiesa durante la giornata significava rendere di dominio pubblico la volontà di accasarsi.

Il 13 dicembre il cristianesimo festeggia Lucia, fanciulla siracusana martirizzata nel 304 dall’imperatore romano Diocleziano, che punì il suo rifiuto ad adorare gli dei pagani. La solennità è contigua al solstizio d’inverno, il 21 dicembre, il giorno più corto dell’anno: facile pensare che la chiesa di Roma abbia voluto sostituire le feste arcaiche che celebravano la luce in tutto l'emisfero nord del mondo. La solennità ebraica di Hanukkah dura otto giorni, esattamente come le celebrazioni cristiane per la santa siciliana. A Forlì basta sfogliare le cronache cittadine per scoprire che l’esplosione popolare della manifestazione risale al Cinquecento. La grande sagra viveva nell’attesa della Tombola comunale, che si estraeva sul far della sera dal balcone principale del palazzo municipale. Era la festa della campagna: con le lavorazioni bloccate da freddo e gelo, gran parte della popolazione rurale si riversava nel borgo dall’ottocentesca barriera Cotogni, sostituito in età fascista dai palazzi gemelli progettati dal grande architetto razionalista Cesare Bazzani.

Borgo Cotogni, l’odierno corso della Repubblica, era illuminato dai lumi in acetilene dei venditori, creando uno scenario impareggiabile. Centro nevralgico della Festa di Santa Lucia rimane la chiesa parrocchiale omonima, posta a metà di corso della Repubblica. La costruzione dell’edificio, inizialmente intitolato a San Francesco di Paola, fu avviata nel 1614 su iniziativa dei monaci Minimi. Con la soppressione dell’ordine da parte di Napoleone, nel 1797, il tempio divenne chiesa parrocchiale col titolo odierno di Santa Lucia. E’ curioso apprendere che fino a quel momento la martire siracusana era venerata in un’altra chiesa, oggi scomparsa, che sorgeva sul lato opposto sulla strada. Ad erigere l’odierno luogo di culto provvide Giuseppe Merenda, il monaco architetto che già aveva lavorato alla Domus Dei, l’attuale Pinacoteca, detta appunto Palazzo del Merenda. La facciata odierna risale invece al rifacimento del 1829 su progetto di Giuseppe Pani. 

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