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Il mare di Fiume: una meraviglia, come 60 anni fa

Condizioni climatiche permettendo, si svolgerà alla presenza del vice sindaco di Forlì Giancarlo Biserna la cerimonia di deposizione di una corona d'alloro alla tabella stradale con il toponimo "Via Martiri delle Foibe"

Condizioni climatiche permettendo, si svolgerà in forma ridotta alla presenza del vice sindaco di Forlì Giancarlo Biserna la cerimonia di deposizione di una corona d'alloro alla tabella stradale con il toponimo “Via Martiri delle Foibe”, in programma venerdì 10 febbraio alle 11, nell'ambito del Giorno del Ricordo 2012. Nel palinsesto delle iniziative attivate dal Comune di Forlì a ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, s'inserisce anche la mostra “Le Tragedie del confine orientale”, allestita nella sede dell'ITIS, in viale della Libertà dal 6 all'11 febbraio.

Rinviato invece il convegno previsto per sabato 11 febbraio presso l’Aula Icaro (viale Roma, 1) su “Memorie e Confronto. Nazionalismi e ricomposizione delle memorie”, dove era previsto l'intervento del professor Stefano Bianchini e la testimonianza filmata di un esule. Introdurrà l'assessore comunale Patrick Leech. “Non so dirle esattamente il giorno del maggio 1946 in cui venni via da Fiume. Però ricordo bene lo stato d'animo, un'angoscia incredibile, determinata dal fatto di dover lasciare per sempre la mia terra”. Maddalena Basuino, classe 1924, aveva già 22 anni quando, assieme alla madre e ai tre fratelli, salì sul treno degli esuli diretto nell'Italia democratica. Come lei, sono circa 350.000 i residenti, in gran parte istriani e giuliano-dalmati di lingua e cultura italiana, che se ne dovettero andare da terre in cui vivevano da generazioni, pur di non cadere dalla padella del fascismo alla brace della dittatura comunista di Tito.

“Abitavamo in via della Santa Entrata, a due passi dal giardino pubblico. Dalla grande terrazza del nostro condominio si vedeva il mare e tutto il Golfo del Quarnero, una meraviglia”. Il padre Giovanni, originario della Campania, era emigrato a Fiume alla fine degli anni Venti, invitato da una sorella sposata con un funzionario delle Regie Ferrovie. Fiume italiana era una città dell'Europa, aperta ai commerci e agli scambi multi-culturali. “Divenuta maggiorenne, la sera uscivo da sola con le amiche per andare a ballare”. La prima volta che Maddalena e una sorella, già esulate a Forlì, si presentano ad una serata danzante senza un uomo che le accompagni, si sono sentite osservate e giudicate. Ma è l'unica nota stonata di uno spartito perfetto: “A Forlì ci siamo trovati benissimo, accolti e rispettati da tutti”. Sempre a Forlì, la signora Maddalena conobbe e sposò il grande pittore Giuseppe Tadonio, scomparso nel 1996.

A Fiume, la Perla del Quarnero come l'aveva definita Gabriele D'Annunzio, Giovanni Basuino mette su una sartoria. Una volta conseguita la licenza elementare, nella bottega paterna sopraggiunge anche Maddalena, la primogenita, intenzionata ad imparare il mestiere. Il clima idilliaco che si respira nella città quarnerina comincia ad incrinarsi con la sciagurata entrata in guerra dell'Italia a fianco dei tedeschi. Arrivano i bombardamenti e l'occupazione nazista: “Nel nostro palazzo abitava anche una famiglia ebrea, di cui si sono perse le tracce, dalla sera alla mattina, per opera delle SS tedesche. Non ne abbiamo saputo più niente”. Il 2 maggio 1945, Fiume è occupata militarmente dai titini, che la ribattezzano immediatamente Rjieka. Iniziano le angherie e gli arresti. Tito fa capire subito il suo disegno: spariscono persino degli antifascisti e alcuni membri del Cln, che si oppongono al disegno annessionista del dittatore.

Anche Maddalena è costretta a partire. Il trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che tolse al “Bel Paese” 9.953 chilometri quadrati di territorio, risulterà solo la ratifica di uno stato di fatto. Dal 1946 Forlì è diventata la nuova “patria” per almeno 50 esuli istriani e giuliano-dalmati, circa 400 persone in tutta la provincia. Fra loro anche i Basuino. La prima abitazione, condivisa con i Bressanello (altra famiglia esulata da Fiume), è in viale della Libertà: trattasi di un appartamento lasciato dai soldati polacchi del generale Anders, che aveva liberato Forlì al seguito degli Alleati anglo-americani. Maddalena riesce a rivedere Fiume solo nel 2005, a quasi 60 anni dall'esodo.

 Il palazzo di via della Santa Entrata c'è ancora. L'esule ha chiesto di rivedere il suo antico appartamento, oggi abitato da una famiglia croata: “Ho detto loro chi ero, e mi hanno accolto con grande gentilezza”. E' ritornata lì, su quella grande terrazza, ad ammirare il mare di Fiume: una meraviglia, come 60 anni prima.

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