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Il "Morgagni" fa 100 anni: ecco l'olimpo ideale dei medici forlivesi del passato

"Un'occasione, anche, per ricordare alcuni importanti medici forlivesi del passato", evidenzia Giannella

Il giornalista Salvatore Giannella da circa tre mesi a questa parte pubblica quotidianamente, sulla rete Intranet dell'Ausl Romagna, "Caffè Ippocrate", una newsletter dedicata a tutti gli operatori e le operatrici dell'Ausl Romagna. Nel nuovo appuntamento ha dedicato la "pillola" al centenario dell'attribuzione del nome "Morgagni" all'ospedale forlivese, in ricordo del più celebre patologo della storia, nato a Forlì. "Un'occasione, anche, per ricordare alcuni importanti medici forlivesi del passato", evidenzia Giannella.

Scrive il giornalista: "Nel 2021 l’ospedale Morgagni di Forlì, che sta nel cuore dei romagnoli e non solo, festeggia un anniversario importante: è da cento anni che porta questo nome, mi informa Salvatore Ricca Rosellini, presidente dell’Associazione forlivese per le malattie del fegato. Auguri, caro Morgagni, per questi primi cento anni portati bene. Ha superato la Prima Guerra Mondiale, la Spagnola (a Forlì sorse un lazzaretto speciale, sorta di Covid Hotel ante litteram: nel 1918 morirono 400 persone), la Seconda Guerra Mondiale e ora, pur avendo cambiato sede nel 2004, è nel pieno dell’attuale pandemia. E a me piace immaginare che in un ideale Olimpo stiano festeggiando tutti quei concittadini che in un lontano passato esercitarono l’arte di Ippocrate, da Guido Bonatti (vissuto nel Duecento) a Paolo Salaghi, attivo nel Trecento".

Gli altri nomi dei dottori più antichi del capoluogo romagnolo li snocciola Umberto Pasqui ricavandoli dal capitolo VII (De’ medici più famosi) del volume I lustri antichi e moderni della città di Forlì, scritto per il cardinale Merlini nel 1757. Argomenta Giannella: "Il primo dei medici forlivesi a esservi citato, leggo in un denso testo di Umberto Pasqui, è Giovanni di Giuliano Numai. Nel 1380 si afferma Giuliano di Giovanni Numai, talis pater, i cui consulti erano richiesti da principalissimi personaggi. Guglielmo di Giacomo Aleotti (1440) si distinse vuoi come filosofo vuoi come medico, e così Tommaso Aleotti. Sotto Antonio I Ordelaffi erano di moda Antonio e Francesco Montesi mentre, sotto Antonio II eccelse Bartolomeo Pansecchi. Per il fenomeno del medico itinerante, Forlì nel ‘400 ospiterà anche Filippo da Milano, Alberto da Ferrara, Giovanni da Rimini, Baviero da Imola. Da citare una grande donna: Caterina Sforza (vedi pillola n. 12). Da autodidatta, la Leonessa della Romagna nel tardo ‘400 consigliò, nei suoi Experimenti, erbe e rimedi naturali per la salute del corpo in 471 ricette. Fu lei che per prima avrebbe scoperto l'uso del cloroformio per addormentare i pazienti; preparava pozioni, elisir, pomate, cure varie apprese dal suo maestro speziale: il forlivese Lodovico Albertini".

"Nel 1500 - prosegue nell'illustrazione - è citato il nome di Pierantonio di Angiolo Padovani. Nel 1512 brilla Bartolomeo Lombardini, la di cui fama essendosi sparsa anche in lontane Provincie, fu invitato alle cure di Principi grandi. Il medico personale di Girolamo Riario e Cesare Borgia meritò un sontuoso sepolcro di marmo a firma di Pietro Barilotto di Faenza. Sono medici che studiavano a Padova o Bologna e poi rientravano in Romagna. A volte lavoravano in squadra, girando per diverse regioni italiane. Proseguendo nella lista, si trovano Stefano di Baldassarre Carrari o Angiolo di Pierantonio Padovani (che diede alle stampe libri cogniti in tutta Europa). Sempre nel ‘500 si scopre Baldassarre di Giovanni Gaddi che rese memorabile il suo nome, colla felicità, ch'ebbe nel guarire i malati. Nel 1576 morì con chiara fama Alideo di Pier Antonio Padovani che pubblicò diversi lavori tra cui Curationes et Consilia, divenendo uno de' maggiori luminari. Si annoverano anche Lucio di Stefano Carrari, Giovanni Battista di Vangelista Aspini, Polifemo Cortesonni che operava con Claudio Menghi e Matteo Baldraccani, chiamati in lontani Paesi alla cura di gravissime malattie. Pellegrino e Giovanni Battista Maseri si destreggiavano tra facoltà filosofiche e ippocratiche mentre Sebastiano di Francesco Biondi fondò un ospedale. Nel 1567 si cita Bernardino Biasetti, contemporanei sono i fratelli Padovani: Fabrizio, ma soprattutto Francesco, non solo chiaro per l'Opere date alle Stampe, che per la felicità avuta a risanare i maggiori Potentati d'Europa tra cui varj Pontefici, l'Imperadore Ridolfo (Rodolfo II d'Asburgo), e il Principe di Transilvania che lo rimandarono in Patria pieno di ricompense".

"Il Seicento - prosegue l'illustrazione di Giannella - si apre con Biagio Bernardi, medico alla corte di Cosimo II, Granduca di Toscana e da lui riguardato con ispeciale affetto ed estimazione. Alla sua morte, lasciò 15 mila scudi alla Compagnia della Carità di Forlì. A lui contemporaneo viveva l'oscuro Paolo Maria da Forlì, medico senza cognome che visse in incognito a Siena tra il 1632 e il 1633 studiando le fonti termali del Senese e della Maremma, scrivendo sull'acquasanta di Chianciano. A metà Seicento s'incontrano Giovanni di Francesco Morattini che da Forlì s'insediò a Venezia per insegnare nella facoltà di Medicina, e Bartolomeo di Giacomo Morattini, noto tra i cardinali come medico prestantissimo. Prima di Morgagni sono citati Giuseppe di Pietro Martire Saffi e Giovanni di Antonio Aspini. Il primo sapeva guarire gravissime malattie, l'altro era molto versato nelle discipline mediche e nella lingua greca. Fino al Settecento, tre sono le punte di diamante che non possono essere tralasciate: Giacomo Della Torre, Girolamo Mercuriali e Giovanni Battista Morgagni, per i quali ci vorrebbe molto più spazio. Altri nomi, dall'Ottocento a oggi, hanno dato lustro alla medicina forlivese. Ma di questi parliamo nelle 60 pillole e oltre di Caffè Ippocrate". 
 

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