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Il percorso nascita di Forlì fra passato e futuro

Il percorso nascita di Forlì fra passato e futuro. Nel decennale della sua creazione, mercoledì 21 marzo, in occasione della presentazione del libro "La nascita colora la vita" si è fatto il punto sull'esperienza

Il percorso nascita di Forlì fra passato e futuro. Nel decennale della sua creazione, mercoledì 21 marzo, in occasione della presentazione del libro “La nascita colora la vita. Azioni e progetti intorno al Percorso nascita nel territorio forlivese”, si è fatto il punto sull’esperienza, fra le più innovative nel panorama nazionale, e, contemporaneamente, ci si è interrogati su quale potrà essere l’evoluzione nei prossimi anni, in particolare alla luce delle sfide poste da un contesto economico caratterizzato da risorse limitate e dalla necessità di far fronte a nuovi bisogni. I punti di forza del percorso, in primis la profonda integrazione fra ambito sociale, sanitario, educativo, validi ieri come oggi, a conferma della lungimiranza delle scelte iniziali, sono stati individuati da tutti come la base da cui partire per garantire un secondo decennio di ulteriori conquiste.

«Difendere il percorso nascita non significa preservare lo status quo – ha spiegato l’assessore alle politiche di welfare del Comune di Forlì Davide Drei – ma aprirsi al rinnovamento, sviluppando potenzialità ancora da scoprire: penso al maggiore coinvolgimento delle comunità immigrate, oggi forte leva delle nuove nascite, e della società civile, rivolgendosi al mondo dell’associazionismo familiare e del terzo settore, che ha risorse già presenti e latenti da utilizzare. Andare avanti lungo questa strada è importante anche per ragioni simboliche, perché investire sulla nascita significa investire sulla speranza di un futuro migliore per tutti, e rilanciare l’attenzione sulle nuove generazioni».

Anche Antonella Grazia, della Direzione Generale dell’Assessorato Sanità e Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna, ha rassicurato sulla sostenibilità futura del progetto: «Quanto costruito in questi anni dimostra che qui l’appropriatezza c’è, e che le priorità fissate inizialmente sono state individuate con grande lungimiranza, in un proficuo dialogo fra livello locale e cornice regionale. L’esperienza di Forlì, poi, può avere un grande impatto anche nel resto d’Italia, dove attualmente le condizioni socio-economiche di partenza dei bambini sono fortemente predittive delle loro prospettive di vita futura: porsi in un’ottica di ri-equilibrio, è, a mio avviso, un valore aggiunto fondamentale».

 Sull’attualità delle scelte originarie si è soffermata Rossella Ibba, dirigente politiche sociali del Comune di Forlì, tracciando i prossimi scenari. «I punti di forza originari del progetto, ovvero l’integrazione fra ambito sociale, sanitario, educativo, e la volontà di articolare il percorso su tre luoghi principali, Consultorio familiare, domicilio privato, e Centro Famiglie – ha spiegato –  oltre a essere tutt’ora validi possono aiutarci a vincere le sfide future. Il Centro famiglie, punto focale del percorso, ha sviluppato in questi anni potenzialità in termini di spazi e competenze degli operatori che risulteranno decisive, mentre la casa, centro privilegiato degli interventi di prevenzione, benessere e promozione della salute dovrà essere ulteriormente valorizzata, incentivando reti informali di vicinato, con investimenti che aiutino la comunità ad auto-aiutarsi e sostenersi».

Tali prospettive coincidono col percorso di de-medicalizzazione del progetto annunciato dalla dott.ssa Maria Grazia Stagni, direttore sanitario dell’Azienda Usl di Forlì. «E’ importante che le persone vengano indirizzate verso la sede più appropriata – ha dichiarato – ciò significa delegare attività erroneamente catalogate come di tipo sanitario ad altri ambiti: infatti in questi anni, i percorsi delle gravidanze fisiologiche anziché essere seguiti solo in ospedale sono stati affidati ai consultori e al Centro famiglie. Allo stesso modo, nel profilo dell’autonomia delle  nuove professioni, le gravidanze a basso rischio vengono gestite dalle ostetriche. Con tali cambiamenti, sarà più facile garantire la sostenibilità del progetto. Su questo c’è l’intesa di tutte le Aziende Usl di Area Vasta Romagna, impegnate, anche con confronti periodici, ad assicurare percorsi nascita coerenti nelle quattro realtà, all’insegna di una corretta presa in carico, della promozione di metodiche diagnostiche sempre meno invasive e di percorsi formativi per gli operatori».

Che il percorso nascita sia una vera eccellenza del nostro territorio lo dimostrano i numeri, dai quali si evince un generale apprezzamento da parte della popolazione. Nel 2011, ad esempio, oltre 870 nuove gravidanze sono state seguite presso il Consultorio familiare (nei 7 servizi distribuiti nel comprensorio), e più di 420 future madri - prevalentemente alla prima esperienza di maternità - hanno frequentato i Gruppi Cicogna (corsi di preparazione alla nascita), insieme ai partner (per oltre il 75 %), dimostrando come l’attenzione al ruolo paterno sia sempre più gradita.


La disponibilità di servizi pensati per il periodo dopo la nascita, quando dubbi e perplessità, insieme a nuove gioie ed emozioni, assillano i neo-genitori, è rilevante: si va dallo Spazio primi Giorni, alle visite domiciliari, sino alle consulenze individuali, offerte dal Consultorio e dal Centro per le famiglie, per un totale di oltre 500 interventi, senza contare i nuovi spazi-incontro, quali il Gomitolino e il Gomitolo che hanno superato le 2.200 frequenze. Sempre più assidua anche la partecipazione di donne migranti, per le quali tali servizi rappresentano la prima occasione di integrazione, tutela e prevenzione per la salute.

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