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Il presidente della Provincia Bulbi: "tasse su Rca auto aumentate per colpa del federalismo

"I trasferimenti di Stato e Regione sono venuti sempre più diminuendo: dal 2003, di 5,8 milioni di euro e non è finita: entro il prossimo anno diminuiranno ulteriormente di 2,9 milioni di euro"

“Solo per le strade, nel quinquennio 2006-2010, abbiamo investito quasi 135 milioni di euro (68,5 milioni di euro per il comprensorio forlivese e 65,9 milioni di euro per quello cesenate). Per  l'annuale riasfaltatura spendiamo 2 milioni e 250 mila euro e solo per le straordinarie nevicate dello scorso marzo, dovremo sborsare circa 5 milioni di euro”: sono i costi che il presidente della Provincia Massimo Bulbi spiega per spiegare il rincaro della Rca Auto.

“A fronte di cifre come queste,  i trasferimenti di Stato e Regione sono venuti, però,s empre più diminuendo di anno in anno. Precisamente, dal 2003, di 5,8 milioni di euro e non è finita: entro il prossimo anno diminuiranno ulteriormente di 2,9 milioni di euro. Se poi pensiamo che la gran parte delle entrate dirette delle Province derivano dal mercato dell'auto che, raramente, ha attraversato momenti bui come nell'ultimo triennio, si può ben comprendere come la nostra possibilità di garantire i servizi che ci competono sia stata messa a forte rischio”, dice Bulbi.

“Ma non è avvenuto tutto per caso: questi sono, infatti, gli effetti deleteri di un federalismo fiscale sbagliato e demagogico che ci ha tolto, si può ben dire, l'ossigeno e ha lasciato alle Province italiane, come unico strumento di sopravvivenza, un'unica leva fiscale: la possibilità di aumentare l’imposta provinciale sulle assicurazioni Rc Auto”: giustifica il presidente della Provincia.


“Si poteva agire diversamente? Di sicuro! Era sufficiente che il Governo stabilisse che gli enti titolari di strade ex ANAS (come, nel nostro caso, le 'Cervesi', la 'Bidentina', la 'Savio'....) potessero ricevere una percentuale degli introiti derivanti dal bollo auto. Avremmo potuto garantire i servizi senza aumentare alcunché”, conclude.

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