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Giovedì, 20 Giugno 2024
Sanità

Il primario Paolo Muratori diventa professore ordinario: "Dagli studenti di Medicina feedback confortanti e positivi"

"Il professor Muratori - si legge nelle motivazioni - è figura pienamente matura dal punti di vista accademico e di grande competenza scientifica"

Prestigioso riconoscimento per Paolo Muratori, primario di Medicina Interna all'ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì e al "Nefetti" di Santa Sofia. Il 54enne è diventato infatti professore ordinario di Medicina Interna presso il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Università di Bologna. Il suo nome si aggiunge a quelli del professore Giorgio Ercolani, direttore della Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate, e del professore Franco Stella, direttore della Chirurgia Toracica.

“Sono estremamente orgoglioso del risultato raggiunto e se sono arrivato a questo punto il merito è anche e soprattutto della epatologia, cioè lo studio del fegato e delle sue patologie, che è sempre stato il mio ambito di ricerca - le parole di Muratori -. Con i colleghi della Medicina ci stiamo impegnando per fornire alla popolazione forlivese una assistenza di alto livello sotto il profilo epatologico; l’epatologia clinica è una branca con molteplici sfaccettature e soprattutto le patologie epatiche croniche vanno identificate monitorate e, se possibile, curate”.

L’altro pensiero del professor Muratori va agli studenti del corso di laurea di Forlì che proprio quest’anno hanno cominciato il tirocinio nei reparti di Medicina Interna: “Spero di riuscire ad istillare in loro la passione e la curiosità per la Medicina Interna che rappresenta la madre nobile di tutte le specialità mediche e che vede il paziente con la sua complessità al centro dell’interesse del medico".

Diplomatosi al Liceo Classico “Giulio Cesare” di Rimini nel 1987, Muratori ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Bologna nel 1994, per poi acquisire l'abilitazione all'esercizio della professione di medico chirurgo e specializzarsi in Medicina Interna. Dal primo aprile del 2021 è primario di Medicina Interna al nosocomio mercuriale. In tema di ricerca, può vantare studi nazionali ed internazionali sviluppati nel corso degli anni e che hanno riguardato in particolare modo la patologia autoimmune del fegato (Epatite Autoimmune e Colangite Biliare Primitiva) e l’epatopatie croniche virali (Epatite B e C), la cirrosi epatica e le sue complicanze. Dal 2022 è fra gli esperti mondiali di Epatite Autoimmune. 

Muratori, da professore associato dell'Università di Bologna è diventato professore ordinario. E' un importante riconoscimento...
"Ne sono ovviamente orgoglioso ed entusiasta. Orgoglioso, perché rappresenta il raggiungimento di un traguardo il cui percorso di ricerca didattica ed assistenza è iniziato ormai tanti anni fa a Bologna e mi fa molto piacere averlo ottenuto a Forlì dove, grazie soprattutto ai miei colleghi mi trovo benissimo sin dal giorno del mio arrivo. Entusiasta, perché lo considero un trampolino da cui partire per mettere in atto le idee che mi hanno accompagnato in questo percorso forlivese. Penso soprattutto all’ambulatorio di epatologia clinica che abbiamo da poco istituito e che credo sarà di grande aiuto nella gestione e nel monitoraggio dei pazienti epatopatici in associazione con il lavoro dei Medici di Medicina Generale". 

Uno dei principali problemi che sta affliggendo la sanità è la mancanza di medici. Qual è la situazione attuale?
"Non positiva, nel senso che, e parlo per la Medicina Interna, i concorsi sono scarsamente popolati. L‘ultimo concorso di Medicina Interna in Ausl Romagna ha visto una graduatoria di personale strutturato di solo otto nominativi, mentre sono più cospicue le graduatorie costituite da specializzandi, anche se poi solo pochi di loro che sono in questa graduatoria scelgono di entrare immediatamente nel mondo del lavoro sfruttando il cosiddetto “decreto Calabria”". 

Si aspettano i medici del domani. Come sta evolvendo il corso di laurea in Medicina partito nel 2020?
"Direi molto bene, i giovani futuri colleghi proprio in questo periodo stanno svolgendo il loro primo tirocinio presso i nostri reparti di Medicina Interna ed i feed back che mi arrivano sono assolutamente confortanti e positivi. Io e tutto il personale del reparto di Medicina  (medici, infermieri ed operatori socio sanitari) ci stiamo applicando per rendere proficuo e quanto più agevole possibile l’ingresso in un mondo nuovo e particolare come quello di una corsia ospedaliera".

Ritiene che sia necessario abolire il numero chiuso o potenziare il numero di iscrizioni?
"Credo sia opportuno fare delle riflessioni al riguardo in base ai numeri: i numeri non mentono mai, per cui cercare di fare una programmazione sulla base del fabbisogno non credo sia particolarmente complesso; probabilmente molto più complesso trovare le adeguate coperture. Per quanto riguarda il fatto di togliere il numero chiuso o perlomeno di allargarlo credo sia una opzione da tenere in considerazione proprio in virtù delle difficoltà attuali nel reperire figure mediche".

Dal 2021 è primario di Medicina Interna degli ospedali di Forlì e Santa Sofia. Come si può definire la sanità forlivese?
"Direi ottima sotto ogni punto di vista sia in termini di quantità di prestazioni fornite sia soprattutto in termini di qualità che poi è quello che giustamente interessa all’utenza".

Quali obiettivi ha concretizzato in questi due anni e quali spera di realizzare?
"Cominciamo con il dire che tutto quello che abbiamo realizzato lo abbiamo fatto insieme a tutti i colleghi di Forlì e Santa Sofia e che da soli avremmo potuto fare poco o nulla. Detto questo, sotto il profilo assistenziale abbiamo ampliato l’offerta ambulatoriale per i nostri pazienti, per cui oltre all’ambulatorio ecografico e reumatologico preesistenti il mio arrivo ed ottimamente avviati, abbiamo ripristinato l’ambulatorio di Medicina Interna ed istituito l’ambulatorio di ecografia vascolare e gestione delle terapia anticoagulanti e l’ambulatorio di epatologia clinica. Ovviamente gran parte delle risorse sono assorbite dall’attività di reparto per le quali stiamo cercando di mantenere un ritmo tale per cui soddisfare le esigenze del Pronto Soccorso evitando il problema del sovraffollamento. Sotto il profilo univeristario ormai da due anni accogliamo medici in formazione specialistica che faranno tutto il percorso di formazione a Forlì mentre da quest’anno abbiamo cominciato ad accogliere i primi studenti per lo svolgimento dei tirocini".

Quali sono le principali patologie dei pazienti ricoverati nell'Unità operativa di Medicina?
"Assolutamente tutte, dalle patologie cardio-polmonari a quelle gastroenterologiche a quelle urologiche, infettive ed ovviamente, considerata la vicinanza con l’Irst, a quelle neoplastiche".

Lei è esperto di malattie del fegato. L'Ausl Romagna ha promosso un test gratuito dell'epatite C, malattia asintomatica che può portare a cirrosi, rivolto a tutte le persone nate tra il 1969 e il 1989. Qual è stata la risposta dei Forlivesi?
"E’ stata in linea con quella delle altre province dell’Emilia-Romagna. Non è semplice portare la gente a fare test di screening anche se contiamo che nelle prossimi mesi la risposta possa migliorare grazie anche alla costante attività di informazione che tutti noi cerchiamo di fare; l’efficacia dei farmaci che abbiamo ora a disposizione e l’assenza di effetti collaterali rende oggettivamente possibile eradicare il virus dell’epatite C".

L'Ausl Romagna e Forlì può vantare di avere tra i primari uno tra gli esperti mondiali di epatite autoimmune. In questo periodo è impegnato in altre ricerche?
"In questo particolare periodo storico insieme agli altri ricercatori europei che si occupano di Epatite Autoimmune ci stiamo sforzando di condividere quanto più possibile le rispettive casistiche attraverso la costruzione di registri internazionali; questa cosa porterà sicuramente ad una migliore conoscenza della storia naturale della patologia attraverso l’analisi di numeri consistenti da elaborare in termini statistici e avere dati più concreti e maggiormente aderenti alla realtà; anche in questo caso, come si è soliti dire, l’unione fa la forza".

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