Cronaca

Il primo di maggio si festeggia S. Pellegrino, unico forlivese finora salito alla gloria degli altari

Nato nel 1265 circa a Forlì da nobile famiglia, Pellegrino Laziosi morì ottuagenario, considerato un santo guaritore ancora in vita

A Forlì il primo di maggio si celebra San Pellegrino. L’evento religioso dedicato al compatrono cittadino si assomma alla Festa del Lavoro, celebrata in tutto il mondo. Nella grande chiesa di piazza Morgagni, officiata dai due frati filippini padre Roger Cabillo, superiore e padre Arcelo Jumen, sono programmate sante messe a tutte le ore. Se alle 9 presiederà padre Pietro Andriotto, priore provinciale dei Servi di Maria, alle 10.30 è previsto il solenne pontificale presieduto dal vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, con l’assistenza del Capitolo della Cattedrale e la presenza delle autorità cittadine. Animerà la liturgia il coro di Comunione e Liberazione. Le altre messe saranno celebrate alle 6, 8, 12, 16, 17, 18 e 19.

Alle 14 recita del rosario, coroncina della Divina Misericordia, liturgia in onore di San Pellegrino e unzione con l’olio benedetto. Alle 16 presiederà la messa il cancelliere vescovile don Paolo Giuliani, seguito alle 17 dai parroci di San Mercuriale e Santa Lucia, don Enrico Casadio, e della SS. Trinità e Schiavonia, don Enrico Casadei con il pellegrinaggio delle parrocchie del Centro storico. Alle 18 officerà il vicario generale emerito, mons. Dino Zattini e alle 19 don Enzo Zannoni, cappellano della Casa circondariale di Forlì. Alcune guarigioni miracolose per intercessione di Pellegrino Laziosi, sono conclamate anche in età recente. E pensare che da giovane, il vivace ghibellino, nato nel 1265 circa da nobile famiglia, lungi dall’essere uno stinco di santo era addirittura anticlericale. Erano momenti di grande tensione e di lotta in campo aperto fra guelfi e ghibellini: la sua appartenenza a questi ultimi era convinta.

“Non un simbolo, ma un uomo ribollente di sdegno e di passione – scrive don Franco Zaghini nel 1996 – mistico e contemplativo, buono e caritatevole, sofferente e pio”. Talmente acceso contro la Chiesa nella sua dimensione temporale, che nel 1282 (l’anno del Sanguinoso Mucchio di dantesca memoria), durante la visita del frate servita San Filippo Benizi, mandato dal pontefice per riportare la pace in città, il futuro santo (unico forlivese issato sinora alla gloria degli altari) si scagliò contro il pulpito da cui l’emissario papale predicava, mollandogli pubblicamente due ceffoni. Due secondi dopo, Pellegrino, colpito dall’atteggiamento del Benizi che gli stava porgendo anche l’altra guancia perché “finisse il lavoro”, era già pentito del clamoroso gesto. Fu questo il momento di rottura nella vita del forlivese, che da quel momento iniziò un cammino di conversione, che lo condurrà a chiedere di entrare egli stesso nell’ordine dei Servi di Maria. Adottò uno stile di vita eccezionalmente austero, caratterizzato dall’isolamento e dal silenzio, nonché scandito dalla preghiera.

Tuttavia la coscienza gli rodeva ancora dentro: “I Laziosi – scrive mons. Adamo Pasini nel 1930 - non erano certo di cera santa neanche nel XV secolo, al punto che li incontriamo spesso in prigione, immischiati in sollevazioni contro il Governatore del 1433, che pure era vescovo e domenicano, e persino contro Antonio Ordelaffi nel 1436; e ne vediamo alcuni giustiziati con la pena di morte”. Al “nostro” Laziosi andò diversamente: “Si sottopone a una ferrea disciplina che lo porta di notte a dormire stando sempre in piedi o, al massimo, seduto”. A 40 anni il medico del convento servita forlivese, esistente nel sito attuale di Campostrino sin dal 1265, gli diagnostica un tumore osseo alla gamba destra e decide che bisogna procedere all'amputazione.

“Di certo una vera tortura senza anestesia o calmanti del dolore. Un intervento pericolosissimo senza antibiotici. Ma il buon frate la notte prima dell'operazione si trascina davanti al crocefisso, nella sala del capitolo e trascorre lì tutta la notte in orazione. Presto cade in un sogno febbrile. E ha una visione: il Crocefisso si piega verso di lui, mette la mano sulla sua piaga e gli dice: «Alzati, sei guarito!». Al mattino seguente Pellegrino si sveglia fresco, come rinato, senza più febbre, né tumore, né dolore alcuno. Si sente guarito. Morì ottuagenario, considerato un santo guaritore ancora in vita. La Chiesa lo venera come patrono degli ammalati di tumore e di quanti soffrono dolori cronici ai piedi e alle gambe.

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