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Il richiamo della neve e il caos in Campigna, Valbonesi: "Serve un maggior coordinamento tra le istituzioni territoriali"

Evidenzia Valbonesi: "Dobbiamo far comprendere a tutti che sono necessari comportamenti civili e rispettosi delle regole"

Ha fatto discutere, e non poco, sui social quanto accaduto domenica scorsa nei pressi di Campigna, Passo della Calla, Monte Falco, con migliaia di persone che hanno infilato scarponi e ciaspole o portato bob e slittini (gli impianti sciistici sono infatti chiusi come da dpcm) per immergersi sulla neve. La "dama bianca" caduta copiosamente nei giorni scorsi ha incuriosito ed attratto ad un passaggiata nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna.

"L'arrivo di tanta gente era del tutto atteso, intanto perché ciò avviene da anni, vista la sempre maggiore volontà di passare il proprio tempo libero in spazi aperti e dall'alto valore ambientale - argomenta il sindaco di Santa Sofia, Daniele Valbonesi -. A questo si è aggiunto il fascino della prima nevicata stagionale, unita al desiderio di godere di una giornata in libertà dopo (e prima?) periodi caratterizzati da forti limitazioni negli spostamenti, a causa della pandemia ancora in corso. Purtroppo, però, il numero di persone e mezzi presenti nelle zone di Campigna è risultato davvero elevato e già da metà mattinata la situazione si è fatta caotica, pur con la disponibilità delle forze dell'ordine e di polizia, la cui attività è stata condizionata da imprevisti contingenti. Questo ha generato il blocco della viabilità, piccoli incidenti, l'impossibilità di percorrere le 2 provinciali che insistono in quell'area. L'intervento in forze dei Carabinieri dalla vallata del Bidente ha, nel pomeriggio, permesso di tornare alla normalità, ma, come inevitabile conseguenza, ha visto emettere molte decine di contravvenzioni a chi non aveva rispettato le regole".

Per il primo cittadino "è evidentemente che è necessario un maggior coordinamento tra le istituzioni territoriali che in questo caso è venuto meno - lo voglio dire - non per volontà, ma a causa dell'impiego di forze in altre necessità di ordine pubblico avvenute in contemporanea sul nostro territorio. Contestualmente, l'obiettivo degli amministratori e delle forze dell'ordine non è “fare multe” ma evitare il caos e garantire la sicurezza in caso di necessità, come ad esempio per consentire il transito ai mezzi di soccorso. Più in generale, però, quello che deve essere chiaro è che ci sono aree del nostro paese che vengono considerate “marginali” che per molti italiani rappresentano un luogo di cui servirsi per una gita, come fossero il proprio “giardino” per una giornata".

Rimarca Valbonesi: "Da questo punto di vista, le scelte politiche degli ultimi decenni non hanno aiutato ed anzi hanno trascurato le esigenze di tanti italiani che in questi luoghi “marginali” vivono. Mancanza di servizi, saldo demografico negativo, poche opportunità di lavoro, carenza delle infrastrutture stradali e digitali sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano alcune zone di montagna. Raramente si tiene conto dell'importanza che, invece, rappresentano i luoghi di montagna, soprattutto per i beni primari che mettono a disposizione dell'intera collettività. Mi riferisco in particolare ad acqua e aria, e quindi a elementi essenziali per la vita di tutti e per la cogente lotta ai cambiamenti climatici".

"In questi anni il comune di Santa Sofia ha fatto tanto per migliorare i servizi legati all'offerta turistica, nella convinzione che questo settore possa avere ricadute occupazionali ed economiche decisive per il futuro dell'Appennino romagnolo - prosegue il sindaco -. Il turismo legato all'ambiente, agli sport outdoor, al benessere, è e sarà sempre più una richiesta per la quale dobbiamo essere pronti. Monte Falco, Campigna, Ridracoli, San Paolo in Alpe, il parco fluviale e delle sculture all'aperto di Santa Sofia, la sentieristica per le escursioni a piedi o in bici, rappresentano già un richiamo per tante persone che cercano un contatto autentico con la natura".

Conclude Valbonesi: "Il lavoro da fare è tanto e comprende la consapevolezza istituzionale e territoriale del “tesoro” ambientale che vantiamo, certificato anche dall'Unesco nel 2017 con il conferimento di patrimonio alla riserva integrale di Sasso Fratino. Ma, soprattutto, dobbiamo far comprendere a tutti che sono necessari comportamenti civili e rispettosi delle regole. I beni ambientali di cui parliamo vengono da una storia millenaria nella quale natura e uomo sono riusciti a trovare un equilibrio virtuoso, e in questo rappresentano un esempio che non può e non deve essere messo in discussione e che tutti assieme, chi ci vive e chi ne trae beneficio anche a distanza, dobbiamo con forza rivendicare ed impegnarci a consolidare nel futuro".

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