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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Il vescovo Corazza: "Troppe tensioni sui vaccini. Ritroviamo la via della saggezza e dell’equilibrio"

Il vescovo di Forlì, monsignor Livio Corazza, è intervenuto così nella basilica di Piazza Saffi alla vigilia della solennità di San Mercuriale

"La festa di San Mercuriale è l’occasione per la chiesa cattolica forlivese per ripensare, con serena serietà e rinnovato impegno, alle responsabilità sociali e civili che essa ha nella società forlivese". Il vescovo di Forlì, monsignor Livio Corazza, è intervenuto così nella basilica di Piazza Saffi alla vigilia della solennità di San Mercuriale alla presenza tra gli altri anche dell’ambasciatore di Armenia presso la Santa Sede, Garen Nazarian, del sindaco Gian Luca Zattini e del prefetto Antonio Corona.

Festa di San Mercuriale, la cerimonia dei vespri solenni

La lotta contro il male

"San Mercuriale ha guidato la chiesa predicando il vangelo e accompagnando la comunità dentro i pericoli e le sfide del suo tempo", ha ricordato Corazza, puntando lo sguardo verso l'iconografia che mostra il santo mentre lotta contro il drago, "che rappresenta le minacce e gli attentati alla vita della chiesa ma anche della società di allora". "San Mercuriale prega e lotta contro il male - evidenzia Corazza -. La preghiera è fondamentale per vincere il male dentro di sé innanzitutto, per offrire il terreno all’annuncio della Parola e lasciar crescere i doni dello Spirito: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio. San Mercuriale viveva nel suo tempo da cittadino responsabile. Era venuto dalla lontana Armenia per annunciare il vangelo. La fede non lo ha rinchiuso dentro i confini familiari o civili della sua patria. Si è messo in cammino con la gioia di portare Cristo al mondo, perché la sua patria era il mondo".

Vaccini

Nel suo discorso alla città, Corazza è tornato sul tema pandemia: "Sembra davvero che stiamo incamminandoci verso l’uscita dal periodo più buio della pandemia. Il senso di responsabilità di tantissimi, i vaccini, l’amore di Dio che ha incoraggiato le intelligenze e la buona volontà delle persone e la protezione della Madonna del fuoco, ci consentono di sperare in una forte riduzione del pericolo del contagio virale. Ma le conseguenze sono state pesanti. Le tensioni, le paure, lo strappo di tante persone che non ci sono più, hanno lasciato il segno". Il vescovo ha rimarcato come "troppe tensioni esacerbate attorno alle questioni dei vaccini, invece di unirci, ci ha divisi. Faccio appello ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà, di ritrovare la via della saggezza e dell’equilibrio".

Povertà

Corazza ha anche esternato "grande preoccupazione" per l’aumento dei poveri in Italia e a Forlì: "le file dei poveri si moltiplicano anche presso le sedi delle nostre Caritas. Crescono anche le disuguaglianze e le tensioni nelle famiglie e nella società". Cosa può fare la Chiesa? "Possiamo lanciare l’idea di una Alleanza per il bene comune. Offrire un luogo di incontro e di collaborazione. La Chiesa come luogo di pacificazione, dove ci si possa parlare e incontrare al di là delle singole posizioni e opinioni. Senza dimenticare, per i contatti e le occasioni che ci sono offerte, di favorire il dialogo promuovendo Alleanze per una solidarietà internazionale verso alcuni luoghi critici come per esempio l’Armenia, il Libano, il Myanmar, Somalia (tanto amata da Annalena)".

"L'armonia della diversità"

Corazza ha espresso "riconoscenza e gratitudine" verso l'ambasciatore Nazarian", rivolgendo anche un pensiero alla comunità armena: "Guardando al passato non possiamo e non vogliamo dimenticare le difficoltà e le atrocità che il popolo armeno ha dovuto subire nel corso della sua storia, attraversando una minaccia di sterminio che la storia e le ferite ancora aperte non possono farci dimenticare. Lasciandosi ispirare dal primo vescovo, i cristiani cattolici di Forlì, sono aperti al mondo, consapevoli che siamo tutti fratelli e sorelle, al di là del colore della pelle, delle diversità delle origini etniche, religiose o sociali. Una uguaglianza che diventa un dono e un impegno".

"Il cammino che in questi ultimi decenni è stato intrapreso, di integrazione e di pace, vede le comunità cristiane impegnate fin dall’inizio, a livello di una solidarietà sia concreta che culturale", ha rimarcato Corazza, evidenziando come la chiesa di Forlì sia "multietnica e la fede cristiana intende favorire “l’armonia della diversità”.  E l’armonia della diversità la si costruisce incontrandosi, conoscendosi, dialogando. Non restando ognuno nei propri confini culturali. La sfida è grande per tutti, in particolare per le giovani generazioni. La sfida si vince non eliminando le differenze, né lasciandoci omologare dalla società consumista che appiattisce tutto e tutti, ma mantenendo le proprie radici, nel rispetto e nell’accoglienza di quelle degli altri".

Il futuro della Chiesa

Infine Corazza ha fatto il punto "sul momento che come chiesa stiamo vivendo. Anche noi viviamo fatiche e preoccupazioni, ma non ci arrendiamo, siamo animati dallo Spirito di Dio che suscita in noi grandi speranze e attese positive. Insieme con tutta la Chiesa universale e con le Chiese che sono in Italia, ci interrogheremo sul nostro presente e sul nostro futuro.  È un momento storicamente inedito. Papa Francesco ha indetto un Sinodo, che si interrogherà sul cammino di chiesa per i prossimi anni. Anche le Chiese che sono in Italia (226 Diocesi), insieme con le associazioni e i movimenti ecclesiali, i consacrati e le consacrate, hanno avviato un Cammino sinodale, che avrà una tappa importante nel 2025. Nei prossimi mesi, questi due eventi vivranno un momento comune, mettendosi in ascolto di tutti, per individuare le scelte più opportune per il prossimo futuro".

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