Impazza la truffa del vino e fa capolino anche nel Forlivese: ristoratore si fida della "cliente" e viene raggirato

I fatti risalgono venerdì scorso. Era mattina inoltrata quando la vittima, un imprenditore forlimpopolese di 33 anni, ha ricevuto la telefonata dalla truffatrice

Fiti du repertorio

Dall'altra parte della cornetta una voce femminile suadente e gentile. La prenotazione di una lauta cena per festeggiare un anniversario importante e la richiesta di un pregiato vino francese di cui il ristoratore non dispone, ma che è condizione essenziale per i festeggiamenti. Quindi un rappresentante che illustra le pregiate proprietà del vino per i successivi ordini e il pagamento per contanti delle bottiglie al fattorino per la consegna in tempi rapidissimi. Questi gli elementi essenziali della ormai diffusa “truffa del vino” o “truffa del bordeaux” che, come in altre parti d’Italia, è stata commessa anche a Forlimpopoli ai danni di un ristoratore locale. Le indagini sono seguite dal personale dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Forlì, diretto dal dirigente Stefano Santandrea.

La donna gentile e garbata

I fatti risalgono venerdì scorso. Era mattina inoltrata quando la vittima, un imprenditore forlimpopolese di 33 anni, ha ricevuto la telefonata dalla truffatrice, che si è presentata con un nome e cognome (poi risultato falso) e utenza cellulare in chiaro (intestata a nome fittizio). La donna si è qualificata come assidua cliente del locale, prenotando per la serata successiva un tavolo per sei persone con l’intendimento di festeggiare il compleano del suocero. Nel programmare il menu ha fatto una richiesta di un vino particolare, che il ristoratore non aveva nella sua cantina. La richiedente ha confidato i particolari gusti del suocero in materia di vino, tant’è che per rendere i festeggiamenti il più possibile piacevoli, la cena doveva avvenire col servizio al tavolo di quel particolare vino francese da lei stessa indicato. Il ristoratore, seppur non propenso solitamente a soddisfare queste richieste, tenuto conto della garbata ed educata insistenza della donna, ha accosentito a prendere contatti con il fornitore per l'acquisto di due confezioni da tre bottiglie, una per cenare e l'altra come regalo di compleanno, il tutto al prezzo di 520 euro. Quindi la "cliente" gli ha fornito il numero di telefono del fornitore, da chiamare urgentemente per l’ordinativo delle pregiate bottiglie, assicurando che in serata sarebbe passata per il saldo, pregando la vittima di anticipare il pagamento al fattorino che avrebbe provveduto a consegnarle. 

Il rappresentante

Contattato immediatamente dal ristoratore, l'uomo si è presentato come rappresentante di una ditta di vini pregiati, fornendo tutti i dettagli dell'operazione in modo competente e qualificato. Lo stesso fornitore, considerata l'urgenza della consegna, si è mostrato “in via eccezionale” molto accondiscendente, precisando che per garantire il buon fine dell’operazione nei tempi ristretti indicati avrebbe aperto immediatamente una scheda clienti prevedendo il pagamento per contanti con successiva emissione della fattura elettronica. L’ordine è stato quindi completato telefonicamente. 

Il fattorino

Nel pomeriggio è avvenuta la consegna da parte del fattorino, un giovane ragazzo vestito di rosso come fosse in divisa, compreso berrettino dello stesso colore, dall’aspetto caucasico e lingua italiana stentata, forse dell'est Europa. Ricevuta la somma di 520 euro, ha consegnato le due confezioni di vino per un totale di sei bottiglie. 

La scoperta della truffa

La stessa sera nessuno si è presentato per il saldo e alla cena. Nessuno ha più risposto al telefono, né la “cliente”, né il rappresentante. Una ricerca su internet ha svelato che quelle bottiglie non valevano nulla e che tanti altri ristoratori sono stati vittima della stessa banda. In alcuni casi, documentati online, emerge che in alcuni casi gli autori sono risultati gli appartenenti ad una famiglia di “sinti” piemontese. Al ristoratore non è rimasto altro che rivolgersi alla Polizia di Stato per sporgere querela ed attivare le indagini del caso all’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Forlì.

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