In difesa del pianeta, Fridays For Future torna a manifestare: "Ci restano altri sette anni, poi il punto di non ritorno"

I ragazzi di Fridays For Future si preparano a scendere in Piazza in difesa del clima

"Ci rimangono poco più di 7 anni prima di raggiungere il punto di non ritorno. Uniamoci e lottiamo". I ragazzi di Fridays For Future si preparano a scendere in Piazza in difesa del clima. L'appuntamento con il nuovo sciopero globale in difesa del pianeta è per venerdì, con ritrovo alle 9 in Piazzale della Vittoria. Nessun corteo, ma un presidio statico nel rispetto delle norme di sicurezza per la protezione contro il coronavirus. Garantiscono i giovani attivisti: "Ci saranno alcune persone che controlleranno durante la durata dell’evento che le indicazioni vengano rispettate, ma ci affidiamo al buon senso". Mascherina obbligatoria, igienizzante a portata di mano e distanza di sicurezza di almeno un metro tra i partecipanti. Ma anche un invito a misurarsi la febbre prima di uscire di casa ed evitare di partecipare in caso di contatti con positivi al covid-19.

“Abbiamo chiesto anche agli altri attivisti della Regione di unirci e incentrare lo sciopero sul progetto di Eni, approvato nel 2018, del nuovo impianto di stoccaggio CO2 a Ravenna - dichiarano i portavoce -   l’ennesimo subdolo piano di greenwashing che permetterà all'azienda più inquinante d'Italia di continuare ad emettere sempre di più cercando nuovo petrolio e soprattutto metano, e poi dalla Co2 prodotta ricavare idrogeno blu. La regione aveva dichiarato che sarebbe diventata rinnovabile entro il 2035, ma questo progetto dimostra che non è così, e che l'amministrazione è decisa a non abbandonare il fossile continuando con il solito business as usual. Il progetto Eni richiederebbe ingenti fondi dall'Europa attraverso il Recovery Fund, che diversamente andrebbero destinati a progetti di sviluppo sostenibile per avviare la transizione ecologica. Eni invece potrà continuare a produrre emissioni da petrolio e soprattutto da metano, dagli impianti già esistenti e da quelli che andrebbe a creare se le verrà permesso, sottraendo importantissimi fondi europei e inquinando fino almeno al 2045, quando, secondo i calcoli degli esperti dell'Eni, le emissioni di Co2 verranno compensate, andando in contrapposizione con l'obiettivo della regione di passare al 100% di energie rinnovabili entro il 2035". 

Quanto allo sciopero, "nulla è sotto controllo, perché le emissioni continuano a crescere, allontanandoci sempre di più dal percorso sicuro per stare sotto +1,5°C di surriscaldamento globale. Destinandoci a un pianeta nel caos e saccheggiando il nostro futuro. La crisi climatica deve essere trattata come una crisi. E le persone al potere devono difendere la vita umana sulla Terra piuttosto che l'avidità di pochi. Mancano solo 7 anni e 4 mesi prima di raggiungere il punto di non ritorno. Non ci sono più scuse". Aderisce alla manfiestazione anche la Cgil di Forlì. "Il 9 ottobre è un’importante occasioni di confronto e di alleanza per rivendicare un Piano Nazionale, regionale e territoriale di ripresa e resilienza che definisca il futuro del nostro paese, della nostra regione e del nostro territorio in linea con un nuovo modello", spiega il segretario generale del sindacato, Maria Giorgini.

"La pandemia ha messo in luce la stretta connessione fra salute, clima, ambiente, lavoro, giustizia sociale, sistema produttivo e stili di vita - prosegue Giorgini -. Le crisi profonde che stiamo affrontando su tutti i versanti sono il frutto di un sistema economico e finanziario insostenibile che deve essere radicalmente cambiato. L'emergenza climatica non si è fermata con il lockdown e l'impatto dei cambiamenti climatici, anche nel nostro paese, è sempre più pressante.  Per affrontare l'emergenza climatica ma più in generale la transizione verde e un cambiamento complessivo di sistema, servono investimenti adeguati, interventi integrati, pianificazione, ricerca e sviluppo, politiche fiscali e politica industriale. Sanità, istruzione e formazione, lavoro sostenibile, riconversione ecologica e decarbonizzazione, infrastrutture e digitalizzazione, sono le nostre priorità di intervento a partire dall'utilizzo delle risorse del Next Generation EU". 

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La Cgil di Forlì, continua Giorgini, "sostiene con forza l’urgenza di un cambiamento complessivo di sistema orientato alla sostenibilità ambientale, richiede da subito politiche che accompagnino la transizione evitando la contrapposizione ambiente/lavoro. Per far si che la transizione sia realizzabile sono necessari piani di sostegno all’occupazione, politiche della formazione, e politiche di sostegno  dei redditi delle lavoratrici e dei lavoratori che dovranno affrontare i difficili percorsi di riconversione delle imprese. Ciò che è certo è che se non agiremo subito, se non sceglieremo oggi la strada speranza , della mobilitazione e dell’impegno civico, se continueremo ad ignorare che non solo il futuro, ma anche il nostro presente dipende dalle scelte che facciamo oggi, avremo fallito". 

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