Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Inaugura la Casa della Speranza per carcerati a fine pena: "Renderà migliore il territorio"

"Questa attività – dichiara il Direttore Caritas Sauro Bandi - contribuirà a rendere migliore il nostro territorio".

E' stata una messa, nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, a sancire alle 19 l’avvio ufficiale della Casa della Speranza per carcerati di Malmissole. Presieduta dal vescovo Livio Corazza, la liturgia eucaristica “costituirà l’occasione - comunica la Diocesi - per chiedere nella preghiera che la Casa sia realmente un segno luminoso di speranza, per coloro che vi compiono un percorso educativo dopo la difficile esperienza del carcere, come anche per tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà”. Alla celebrazione è seguito un momento di fraternità conviviale offerto dalla comunità parrocchiale e dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, che conduce la struttura su mandato della Diocesi. Nata come opera-segno della chiesa forlivese a ricordo del Giubileo della Misericordia voluto da papa Francesco nel 2015, la Casa della Speranza già da quattro mesi accoglie sei persone in “esecuzione penale”, cioè carcerati che hanno ottenuto dal magistrato di sorveglianza il “placet” per trascorrere “fuori” l’ultima fase della loro pena, il tutto all’interno di percorsi rigidi e controllati.

La struttura è sorta dalla familiarità della parrocchia di Malmissole con don Dario Ciani, per molti anni cappellano del carcere di Forlì, che lanciò personalmente l’idea in occasione di un incontro-testimonianza con i parrocchiani avvenuto alcuni mesi prima della sua morte, occorsa nel luglio 2015. La decisione presa nel 2017 dalla Diocesi, in accordo con Caritas, Comunità Papa Giovanni XXIII, Unità Pastorale delle parrocchie di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello e San Giorgio, di costituire a Malmissole una casa Cec (Comunità Educativa con i Carcerati) condotta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, non è stata ancora digerita appieno dalla popolazione, “nonostante siano stati organizzati ben quattro incontri pubblici in pochi mesi per illustrare il progetto e fugare ogni dubbio”. E se il vescovo Livio dichiara apertamente che “mi recherò con gioia a Malmissole a dire grazie al Signore per la Casa della Speranza, essendo un seme di speranza per tutta la società abituata a condannare senza misericordia chi ha sbagliato, lasciandosi troppo spesso vincere dalla paura e dall'ansia, ma anche un luogo dove sostare e confermare i sogni di una vita nuova e rinnovata”, l’assessore comunale al welfare Raoul Mosconi è convinto che il Progetto della Casa della Speranza faccia onore alla Diocesi che l’ha promossa, ma anche che si tratti di un’iniziativa che deve ricevere l’aiuto e la solidarietà di tutti i forlivesi: “Il nostro obiettivo non è avere più gente in carcere, ma meno persone in strada a delinquere”.

“Con l’apertura della Casa della Speranza - dichiara il direttore della Caritas diocesana Sauro Bandi - la Diocesi ha portato a termine un impegno, che era quello di offrire un segno dell’Anno della Misericordia. Riteniamo possa essere un punto educativo a servizio della comunità, innanzitutto per gli ospiti educati alla restituzione rispetto al percorso di vita avuto, ma anche per i volontari che parteciperanno, per fare crescere la coltura dell’inclusione e non dello scarto”. Rispetto alla persistente criticità di molti residenti, Bandi non ha dubbi: “Sono certo che il miglior antidoto alla paura sia l’incontro e la condivisione con le persone. Questa attività contribuirà a rendere migliore il nostro territorio” Anche il parroco don Antonino Nicotra, che da alcuni mesi risiede a Malmissole a stretto contatto con i 6 ospiti presenti e gli operatori della “Papagio” Bartolomeo Barberis, Maria Paola Zanniboni e Pietro Errani che la conducono, conferma che “la liturgia eucaristica di questa sera è un’occasione in cui, come comunità cristiana, vogliamo pregare perché la Casa sia fedele alla ragione fondamentale per cui è nata, ossia essere un segno di misericordia e di fiducia”. Più che puntare a convincere qualcuno, la Casa costituisce una presenza ecclesiale aperta a chi desidera conoscerne la quotidianità concreta, fatta di persone che la animano. 

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