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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Incendio in cava, nuove analisi dell'aria: rilevata la presenza di diossine

A differenza del primo campionamento, questa volta Arpae ha rilevato anche valori contenuti di diossine. Non si evidenziano tuttavia, secondo Arpae e Ausl, rischi particolari per la salute

Sono arrivati i nuovi esiti delle analisi sulle esalazioni del maxi-incendio alla cava Zannona nel faentino, i cui fumi da giorni si stanno espandendo anche sui cieli del forlivese, causando sgradevoli odori. Confermati livelli leggermente anomali per gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) nell'aria e, a differenza del primo campionamento, questa volta Arpae ha rilevato anche valori contenuti di diossine. Non si evidenziano tuttavia, secondo Arpae e Ausl, rischi particolari per la salute.

Nel video ripreso dal drone il fumo dell'incendio in cava che si propaga fino ai lidi

Dai risultati emerge il dato positivo di un trend in calo degli Ipa, con valori in flessione da 67,6 ng/Nm3 del primo giorno a 30,1 ng/Nm3del terzo. Le diossine, che nelle primissime ricerche anticipate dal laboratorio non erano state trovate, risultano comunque in calo nei primi tre giorni, passando da 0,094 pg/Nm3 a 0,031 pg/Nm3, restando in ogni caso sempre inferiori al valore indicato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità per le aree sottoposte a pressione ambientale (0,300 pg/Nm3) e solo inizialmente superiori al valore di riferimento indicato dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale (0,040 pg/Nm3). Le diossine misurate nel punto e nel giorno di massimo impatto, in prossimità dell’incendio, sono compatibili con quelle che si possono generare con un incendio boschivo e, come concentrazione nell’aria, con quello che si verifica a ridosso di un falò di sterpaglie, di poco superiori ai valori medi della provincia di Ravenna in inverno.

Maxi-incendio, Protezione civile di Dovadola

Sono state analizzate, come composizione, anche le polveri fini raccolte nelle centraline di monitoraggio dell’aria di Faenza (Bertozzi) e Ravenna (Zalamella, Caorle e Rocca Brancaleone): i valori misurati, prima e dopo l’evento, sono equiparabili; solo i valori di Ipa, nei primi tre giorni dell’incendio, indicano un leggerissimo aumento (di circa 0,1 ng/Nm3). Si conferma che, in prevalenza, il materiale bruciato è risultato legno vergine, ma che nella cava sono presenti anche potature e resti di alberi trattati, come ad esempio alberi da frutto espiantati. Complessivamente i dati rilevati indicano livelli estremamente contenuti degli inquinanti monitorati, ritenuti tali da non comportare impatti negativi sulla salute, fermo restando che l'esposizione prolungata a fumi e odori acri dovuta al protrarsi dell'incendio può causare effetti irritanti all'apparato respiratorio e agli occhi.

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