Fridays for future: "L'inceneritore da solo produce il 14% delle emissioni di tutta Forlì"

Quanto pesa l'inceneritore di Hera nella produzione di anidride carbonica a Forlì? Da solo la struttura di Hera destinata all'incenerimento dei rifiuti urbani rappresenta circa il 14% delle emissioni

Quanto pesa l'inceneritore di Hera nella produzione di anidride carbonica a Forlì? Da solo la struttura di Hera destinata all'incenerimento dei rifiuti urbani rappresenta circa il 14% delle emissioni prodotte in totale dalla città di Forlì: sono circa 150mila tonnellate di Co2, frutto della combustione di 119.700 tonnellate di rifiuti nel 2016. Se si calcola che i cittadini dell'Emilia-Romagna producono 8,98 chili di anidride pro capite, il calcolo è presto fatto per capire l'impatto di uno dei due inceneritori presenti a Coriano. A divulgare il dato è il gruppo dei 'Fridays for future' di Forlì, per bocca degli attivisti Agnese Casadei e Marco Pitò. "E' un dato molto alto - spiegano - anche considerato che la Co2 prodotta dai termovalorizzatori per ogni kilowattora è il 220% più alta del mix energetico nazionale". Insomma, per gli ambientalisti l'inceneritore di Coriano incende molto nell'inquinamento atmosferico di Forlì a fronte di una produzione di energia scarsa rispetto alla ricaduta inquinante, 

Per il gruppo che lotta sul tema del cambiamento climatico "se l'Emilia-Romagna vuole raggiungere entro il 2035 il 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili, non può che spegnere gli inceneritori". In che modo? Sempre Casadei: "Con il sistema porta a porta di Alea Forlì ha ridotto di due terzi il rifiuto secco, purtroppo però lo stesso non fanno i territori vicini che si servono dell'inceneritore di Forlì (Cesena e Ravenna, ndr), che dovrebbero essere costretti a ridurre a loro volta la produzione del secco". Inoltre per la frazione residua si chiedono ulteriori impianti di ciciclo e selezione. Le fa eco Ruggero Ridolfi dell'associazione Medici per l'Ambiente: "Considerare gli inceneritori tra i sistemi di energia circolare è una bestemmia, dato che si bruciano risorse e si produce inquinamento". Inquinamento che poi si concretizza in malattie e esposizioni a rischi che rendono le malattie più frequenti, come indcato da uno studio presentato due anni fa, basato sull'analisi delle unghie dei bambini della città di Forlì.

Lo studio sulle unghie

L'ambiente cittadino a nord della ferrovia, più esposto a fonti di inquinamento varie come sono gli inceneritori, la zona industriale in generale e gli assi a maggior traffico, come l'autostrada, è più contaminato del 50-60% per quanto riguarda i metalli pesanti rispetto alla zona sud della linea ferrata. E' in sintesi il risultato che viene da un'osservazione indipendente realizzata negli ultimi anni dall'Isde, l'associazione dei medici per l'ambiente, su campioni di unghie raccolti tra oltre duecento bambini forlivesi. In totale sono stati 236 le famiglie che hanno aderito su base volontaria all'iniziativa “Difendiamo l'ambiente con le unghie”. Di questi bambini, 221 sono i campioni ritenuti utili ed analizzati dal laboratorio specializzato Eurolab di Torino. Le unghie sono state raccolte su 236 bambini dai 6 ai 9 anni, su base volontaria della famiglia, con tutte le informative e prescrizioni etiche. Il lavoro è stato eseguito da 43 volontari, su 8 sedi di quartiere, nel periodo dal 4 marzo all'8 aprile 2017. Per l'area Nord e centro sono 42 i campioni raccolti, per l'Ovest 48, 55 per l'Est ed infine 66 a Sud. 

I risultati del monitoraggio

La città è stata quindi spezzettata in 4 “spicchi”: la zona centro-nord, la zona est, la zona sud ed infine la zona ovest, seguendo una ripartizione amministrativa del Comune di Forlì che così ha raggruppato i quartieri cittadini. Quello che è emerso è che la zona “centro-nord” (di fatto i quartieri di Coriano, Ospedaletto, Pianta e San Benedetto, oltre al centro storico) presenta una presenza di metalli pesanti nelle unghie dei bambini di circa il 40% in più rispetto alle altre zone della città. La zona est (un'area a cavallo della via Emilia verso Forlimpopoli, che comprende Carpinello, Villa Selva, Ronco, Bussecchio) ha circa il 30% in più delle altre zone di metalli pesanti, per poi andare nella zona ovest (Cava, Romiti) con invece il 10% in meno di contaminazione da metalli pesanti rispetto alla media delle altre tre zone ed infine la zona sud (Ca' Ossi, Resistenza-Spazzoli, San Martino in Strada, Vecchiazzano) con circa il 40% di metalli pesanti riscontrati in meno rispetto alle altre tre aree cittadine.

Insomma, si riscontra una visibile divisione tra nord-est e sud-ovest della città di Forlì, che corrisponde grossomodo alla vicinanza al più grande “polmone industriale” di Forlì, vale a dire Coriano, con tutte le sue possibili fonti di emissioni. E' la fotografia di una situazione ambientale della città che, però, va presa con le dovute precauzioni. Anzitutto, per l'assenza di valori di riferimento e tabelle ministeriali ufficiali, non è possibile indicare in termini assoluti lo stato dell'ambiente complessivo della città di Forlì, almeno per quanto concerne questo studio, né è possibile indicare con esattezza, almeno in questa fase di elaborazione dei dati, le fonti precise che emettono i metalli pesanti, che in certe misure infinitesimali sono comunque fisiologici nell'organismo umano e in determinati casi anche salutari.

Non solo: nelle aree Nord-Est della città i metalli pesanti ritrovati con maggiore frequenza sono quelli tipici della produzione industriale quali cromo, ferro, nichel, alluminio, piombo.  Anche elementi trovati in misura del tutto sporadica (18 in tutto: Arsenico 3 casi, Cobalto 1, Boro 1, Torio 2, Uranio 4, Vanadio 7) sono stati reperiti maggiormente in area est (12 casi su 18); quest’ultima osservazione, però, va considerata con cautela, perché numeri così piccoli possono essere influenzati notevolmente da differenze comportamentali e personali.

Zona per zona

Andando zona per zona è emerso, dall'analisi sulle unghie dei bambini, che nell'area Nord della città (essenzialmente Coriano, Ospedaletto e Pianta) ci sia 5 volte la concentrazione di bario rispetto alla media, 4 volte il ferro e 4 il nichel. Invece nell'area Est il piombo è 3 volte e mezzo più concentrato rispetto alla media, l'alluminio 2 volte e mezzo. Per l'area Est è necessario fare una precisazione: la suddivisione amministrativa comunale mette in questa fascia quartieri come Carpinello e Villa Selva, Ronco, Bussecchio fino a Carpena. Tuttavia sono probabilmente i primi due, quelli posti più a nord, a presentare le maggiori concentrazioni. Infine per quanto riguarda le zone sud ed ovest della città, quello che si riscontra è una presenza di metalli “atmofili”, quelli cioè che si disperdono più attraverso l'aria, quindi a più ampio raggio.

Analisi metallo per metallo

I metalli analizzati sono stati suddivisi in metalli essenziali e metalli estranei: i primi sono fisiologici e servono nel nostro organismo in piccolissime quantità come ferro, zinco, cromo trivalente, rame, manganese (ma in doti più alte possono creare problemi, anche gravi). L'analisi tiene conto di questo livello di base. I secondi sono metalli tossici per definizione, non hanno nessuna utilità per il nostro organismo, ma sono nell'ambiente, come lo siamo noi, quindi ci sono tracce minime nel nostro corpo.

Tra i metalli estranei quello più riscontrato è stato il cadmio, presente nel 76% del campione (proviene da inceneritori e camini industriale, ma è presente anche in pesticidi ed erbicidi, nonché  nel fumo di sigaretta), alluminio nel 61%, antimonio nel 40%, nichel nel 40%, mercurio nel 14% e piombo nel 9%.

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