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Inceneritore, medici Isde: "Studi troppo rassicuranti, il pericolo c'è"

Nel 2007 la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 3 milioni di euro in una serie di indagini sugli effetti sanitari e ambientali degli inceneritori presenti sul suo territorio

Nel 2007 la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 3 milioni di euro in una serie di indagini sugli effetti sanitari e ambientali degli inceneritori presenti sul suo territorio (Progetto Moniter). Le conclusioni dello studio sono, secondo gli autori, piuttosto tranquillizzanti, ma le sezioni Isde (Associazione medici per l'ambiente) di Bologna, Ferrara, Forlì, Parma, Piacenza e Reggio Emilia, non sono d'accordo. “A un attento esame delle varie parti che compongono lo studio, si possono inoltre rilevare limiti metodologici non trascurabili, alla luce dei quali i risultati emersi potrebbero risultare ancor meno tranquillizzanti”.

Il Comitato Scientifico preposto alla supervisione dello studio, ricordano i medici dell'Isde “raccomandando di non sottovalutare i risultati emersi circa gli esiti delle gravidanze, giudicati “verosimilmente” connessi alle emissioni degli inceneritori (si noti che in letteratura aborti e parti premature rappresentano un indice significativo di sofferenza materno- fetale), invita alla cautela nell’interpretazione degli altri risultati, facendo presente che, almeno per le cause di morte e per i tumori più rari, “nonostante le dimensioni del database, sarebbe stato difficile identificare un aumento del rischio, se non nel caso di un improbabile rischio molto alto”.

“A un attento esame delle varie parti che compongono lo studio, si possono inoltre rilevare limiti metodologici non trascurabili, alla luce dei quali i risultati emersi potrebbero risultare ancor meno tranquillizzanti. - questa la critica - Sottostime significative dei rischi, in particolare, possono derivare da aver considerato ambiti territoriali ridotti (4 Km dagli impianti) rispetto a quelli presi in esame da altri importanti studi riportati in letteratura, in cui le indagini sono estese anche oltre i 10 km – spiegano  dall'Isde - non essere stati in grado di identificare un “tracciante” (marker) realmente specifico delle emissioni degli inceneritori ed aver utilizzato, per la valutazione dell’esposizione delle popolazioni, un marker generico come il PM10, quando oltretutto è noto (ed emerso con chiarezza dalle stesse analisi del Moniter) che le emissioni di tali impianti sono caratterizzate dalla presenza assolutamente prevalente di particolato fine e ultrafine (per l’87% PM2,5)”. Queste sono alcune delle obiezioni sollevate.

Nonostante i limiti descritti, i risultati dello studio Moniter, oltre ai rischi già segnalati, evidenziano per singole sottocoorti possibili aumenti di rischio tanto per patologie tumorali (fegato, pancreas, vescica, colon, linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaio), che non tumorali (patologie cardiocircolatorie, vascolari e respiratorie, nascite pre-termine, aborti spontanei, malformazioni fetali), per di più coerenti con altre segnalazioni emerse in letteratura: il che rappresenta un preciso segnale di allarme circa l’esistenza di ricadute negative sulla salute delle popolazioni esposte.”Ne sembra pienamente consapevole il Comitato Scientifico di Moniter, - segnalano i medici - che a conclusione delle proprie Osservazioni fa presente che “d’accordo con le conclusioni della conferenza OMS Europa sullo smaltimento dei rifiuti (Roma 2007), ... la segnalazione di effetti avversi nella vicinanza di discariche ed inceneritori dovrebbe ispirare a un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti” , tenuto conto che “la mancata dimostrazione di effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero” e che “siamo in presenza di altri fattori di pressione ambientale sulla popolazione”, trovandoci all’interno della Pianura Padana, uno dei territori più inquinati del pianeta”.

“Non possiamo che unirci all’appello del Comitato Scientifico, chiedendo per parte nostra che la rigorosa applicazione del Principio di Precauzione porti al definitivo abbandono dell’incenerimento dei rifiuti, da sostituire, in linea con le più recenti indicazioni dell’Unione Europea, con pratiche vantaggiose sul piano economico e meno impattanti sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni direttamente e indirettamente esposte, quali il riciclo dei materiali e il recupero integrale di materia con tecnologie a freddo2, conclude la nota.
 

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