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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

Caso Dall'Olio, il sindaco Drei attacca i "grillini": "Indagini squinternate. Usano metodi da Stasi"

Il sindaco Davide Drei interviene così sulla questione che vede tre assessore della giunta comunale indagate

"L'amministrazione comunale è serena. Ancora una volta attende che si pronunci la magistratura, nei confronti dei quali conferma il proprio rispetto, innanzitutto non sostituendosi agli organi inquirenti con indagini squinternate". Il sindaco Davide Drei interviene così sul caso che vede tre assessore della giunta comunale, Francesca Gardini, Elisa Giovannetti e Maria Grazia Creta, indagate con l'accusa di abuso d'ufficio insieme a due dirigenti. Il 31 gennaio è stato notificato loro l’avviso della conclusione delle indagini preliminari. La procura deciderà se chiederne il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Afferma Drei: "Le ultime rivelazioni, rivelazioni perché, in ossequio al principio del rispetto dell'azione della magistratura inquirente – che è il risultato di un sano e corretto ragionamento secondo il quale una cosa è amministrare la città (un onere che grava su chi viene eletto dai cittadini), un'altra è inquadrare penalmente le azioni attraverso cui si fa amministrazione (compito di esclusiva competenza della magistratura) -, nessuno di questa amministrazione si sogna di diffondere notizie, e soprattutto interpretazioni, relative a procedimenti penali che coinvolgono i propri componenti. Il caso Dall'Olio, così come viene narrato, basato su interlocuzioni malevoli, scorrette, del tutto arbitrarie e sostanzialmente erronee nel merito, è uno di questi. Il nuovo che avanza, nel senso di ciò che è rimasto, non certo di ciò che sopraggiunge, ha ritenuto di costruire una battaglia politica rivestita di una morale di carta velina, che in controluce dimostra tutta la sua falsità".

"È ora di spiegare ancora una volta come si fa amministrazione a Forlì - continua il primo cittadino -. Non diversamente da come si fa a Roma, a Livorno, a Torino, a Comacchio. La politica opera delle scelte. Si chiamano indirizzi. Gli indirizzi vengono attuati dai dirigenti, nelle modalità e secondo le regole previste dall'ordinamento. Questo lo stabilisce la legge. Dal 1997, le scelte amministrative del Consiglio e della Giunta devono essere soggette ai pareri. Quello tecnico, che vuol dire che la decisione politica deve essere corretta e rispettosa delle regole tecniche e giuridiche, e quello contabile, che vuol dire che in ordine a quella medesima proposta deve essere garantito il rispetto delle regole della contabilità pubblica in relazione ai suoi eventuali effetti diretti e indiretti sul bilancio e sul patrimonio dell'ente. Inoltre, c'è un terzo parere sulla stessa proposta di delibera. Il parere di conformità giuridica amministrativa della stessa in ordine alle leggi, allo statuto e ai regolamenti. Questi pareri li rilasciano i dirigenti, che l'ordinamento delle autonomie attribuisce ai dirigenti e al segretario generale perché titolari delle conoscenze che non possono essere presunte in capo ai componenti degli organi politici".

"È ora di chiarire che le attività politiche amministrative possono essere attuate perché i tecnici, i dirigenti e il segretario generale, ritengono siano legittime e realizzabili tecnicamente - prosegue il primo cittadino -. Anche il procedimento relativo all'incarico Dall'Olio ha seguito questa regola. C'era un regolamento, quello comunale sui contratti, che stabiliva che gli incarichi professionali superiori a 10.000, di competenza dirigenziale, sono preceduti da una deliberazione di Giunta. Ma questo i grillini non lo sanno, a loro bastava creare confusione. Tanto il pubblico ministero quanto il giudice per le indagini preliminari, in secondo grado su opposizione, hanno espresso la loro opinione sull'esposto grillino, cioè archiviazione".

"Non paghi, i nostri Sherlock Holmes della corruzione, si sono industriati pervicacemente con mezzi tipici della Stasi, per non perdere la faccia, già ampiamente persa, peraltro - continua Drei -. Con una modalità che ricorda un film di qualche anno fa, “Le vite degli altri”, ambientato nella Berlino della guerra fredda, decidono di registrare un'assessora della Giunta. L'agente provocatore è un dipendente comunale, candidato alle ultime elezioni politiche al Senato, proprio nel Movimento 5 Stelle. Esperto in denunce anticorruzione. Ha scritto anche dei libri sulle sue esperienze. A proposito, non ci furono conseguenze penali per nessuna delle persone denunciate. Comunque, il dipendente comunale si avvicina all'assessora e le fa delle domande. Non c'è criminologo disposto a garantire sulla veridicità dei contenuti delle conversazioni personali diverse dalle confessioni consapevoli. Quelle nelle quali il colpevole confessa la sua colpa. Ma i grillini questo non lo sanno. Neanche l'attivista. Peraltro, è credibile una conversazione di un’assessora con un nemico politico dichiarato in cui l'assessora accusa se stessa e i suoi colleghi? E' ragionevole? In una logica da Stasi come quella della morale grillina ci sta anche la possibilità che l'assessora abbia fatto un'azione di depistaggio. O semplicemente che abbia detto cose inesatte. L'amministrazione comunale è serena. Ancora una volta attende che si pronunci la magistratura, nei confronti dei quali conferma il proprio rispetto, innanzitutto non sostituendosi agli organi inquirenti con indagini squinternate".

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