Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Inchiesta Conscoop, si aggravano le accuse: gli ex vertici dovranno rispondere anche di corruzione

ll reato di corruzione viene contestato in aggiunta agli altri anche per effetto della collaborazione di un altro imputato, che è uscito dal processo con un patteggiamento a un anno e dieci mesi

Si aggravano le posizioni processuali di Mauro Pasolini e Flavio Aldini, all'epoca presidente e dirigente del consorzio Conscoop. Nel prossimo mese di gennaio, infatti, partirà il processo nei confronti degli ex vertici del consorzio cooperativo edile, e per i due imputati si prospetta ora anche l'accusa di corruzione, oltre a quelle di estorsione e turbata libertà degli incanti, questi ultimi reati contestati nella fase iniziale dell'inchiesta condotta dalla Procura di Forlì ed eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. L'indagine che ha interessato i vertici della Cons.Coop., l'importante consorzio di cooperative con sede a Forlì aveva portato a tre arresti il 13 novembre 2018, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare, per una vicenda di corruzione in Campania.

ll reato di corruzione viene contestato a Pasolini e Aldini in aggiunta agli altri anche per effetto della collaborazione di un altro imputato, che è uscito dal processo con un patteggiamento a un anno e dieci mesi: Giuseppe Caligione, romano, ex funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico, che materialmente prese una tangente nell'esercizio della funzione. Il funzionario, ora in pensione, ha anche refuso il profitto del reato, una mazzetta da 25mila euro. In particolare, l'ex funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico, all'epoca responsabile del programma di costruzione della rete di distribuzione del gas metano nel Mezzogiorno, ha patteggiato per aver ricevuto una tangente dai vertici di ConsCoop per autorizzare, alla fine del 2016, una proroga a favore della società Terzigno Gas srl, controllata da Cons.Coop. e concessionaria dei lavori appaltati dal Comune di Terzigno, nel napoletano, per la progettazione, costruzione e gestione del sistema di distribuzione del metano. "Nel corso del processo è emerso come l'ex funzionario ministeriale avesse ottenuto da Pasolini e Aldini, una somma complessiva di 25.000 euro, finalizzata ad ottenere la proroga dei lavori", spiegava una nota dei carabinieri.

Questo ha attivato l'integrazione dei capi di accusa, poi vagliati e ammessi il mese scorso dal giudice per le indagini preliminari. L'inchiesta, coordinata dai pm Lucia Spirito e Francesca Rago, ipotizza una vasta area di malaffare, con la creazione di fondi neri mediante estorsioni a professionisti, che sarebbero stati ricattati e spinti a consegnare il denaro in contante con la minaccia di non vedersi più assegnati nuovi lavori o pagati lavori già fatti. Questi soldi non più tracciati avrebbero quindi alimentato delle riserve destinate a episodi corruttivi e a turbative d'asta in appalti in provincia di Napoli e Salerno. Un troncone di inchiesta, con ulteriore tre imputati per turbativa d'asta, riguarda un appalto - secondo l'accusa truccato a favore di una controllata di Conscoop - della Salerno Energia Holding, società pubblica della città campana.

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