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Cronaca

Inchiesta "Feudo" sui falsi lavori pubblici: i due imprenditori edili, tra cui l'ex presidente del Forlì, chiedono il patteggiamento

Prima tappa del processo per l'inchiesta "Feudo" dei carabinieri, che lo scorso dicembre aveva scoperchiato un presunto sistema di peculato diffuso all'interno del Comune di Modigliana, con numerosi lavori e servizi pubblici regolarmente pagati dal municipio, ma mai effettivamente realizzati

Prima tappa del processo per l'inchiesta "Feudo" dei carabinieri, che lo scorso dicembre aveva scoperchiato un presunto sistema di peculato diffuso all'interno del Comune di Modigliana, con numerosi lavori e servizi pubblici regolarmente pagati dal municipio, ma mai effettivamente realizzati. Mercoledì mattina davanti al giudice per l'udienza preliminare Maurizio Lubrano sono comparsi i tre principali indagati della vicenda: l'ex responsabile comunale dei Lavori pubblici di Modigliana Flavio Magalotti, Stefano Fabbri, ex presidente del Forlì Calcio e imprenditore edile, e Stefano Cavina, imprenditore edile di Tredozio, accusati a vario titolo di concorso in peculato, turbata libertà degli incanti e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Le difese hanno affilato le loro armi, tanto che sono state sollevate anche eccezioni di costituzionalità sulla normativa in vigore, che è stata di recente inasprita con il cosiddetto "Spazzacorrotti", approvato dal Parlamento nel 2019 per reprime i reati perpetrati da funzionari pubblici.

Nel corso dell'udienza si sono però separate le direzioni processuali dei principali indagati: gli imprenditori Fabbri (difeso dall'avvocato Fabrizio Bellavista) e Cavina, infatti, hanno già formalizzato una richiesta di patteggiamento, su cui ha espresso parere favorevole la Procura della Repubblica (procuratore capo Maria Teresa Cameli e sostituto Laura Brunelli). Le pene concordate devono essere ancora definite. Diversa invece l'altra posizione principale, quella del funzionario pubblico Flavio Magalotti (difeso dall'avvocato Vittorio Manes), che ha sollevato una serie di questioni tecniche che hanno portato il giudice ad aggiornare l'udienza preliminare al 27 novembre, data in cui si potrebbero anche chiudere le posizioni di Fabbri e Cavina appunto con il patteggiamento, associato ad un risarcimento del danno. Gli imputati minori della vicenda hanno fatto richiesta di riti alternativi quali patteggiamento e abbreviato. Lo stesso Magalotti potrebbe ricorrere al rito abbreviato, alternativo e più veloce (che prevede uno sconto di pena in caso di condanna). Nel processo è presente anche il Comune di Modigliana come parte civile.

Operazione "Feudo"

L'inchiesta

L'inchiesta dei carabinieri ha preso il nome di 'Feudo' perché questo era diventato, per le accuse, il Comune di Modigliana per l'ex responsabile comunale dei Lavori pubblici Magalotti. Lui, infatti, sempre secondo la ricostruzione della Procura, affidava piccoli lavori di manutenzione di ogni tipo, lui certificava l'esito dei lavori e autorizzava la Ragioneria di mettere a pagamento le fatture, anche se poi tali lavori di fatto non erano stati effettivamente eseguiti da ditte compiacenti. Nei due anni controllati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì, da metà del 2018 alla prima metà del 2020, tale sistema si sarebbe replicato una quarantina di volte, per un totale di 110mila euro di denaro pubblico uscito dalla casse del municipio. Lo scorso mese di marzo, nuovi approfondimenti investigativi hanno permesso di individuare una seconda tranche di lavori pagati dal Comune di Modigliana ma anche in questo caso mai eseguiti, per un valore di altri 25mila euro

L'indagine è partita da una segnalazione interna del Comune di Modigliana, a farsi promotore dei dubbi che serpeggiavano in Comune è stato un assessore da poco insediato in municipio con il cambio di amministrazione guidata da Jader Dardi. Una serie di accertamenti, con controlli documentali, intercettazioni telefoniche e verifiche sulle transazioni di denaro hanno permesso di elencare 84 capi d'imputazione, che mettono nero su bianco quelli che per la Procura sarebbero illeciti operati mediante false determine del dirigente che attestavano ora l'esecuzione dei lavori, ora l'autorizzazione al pagamento dei lavori affidati all'esterno con procedure molto semplificate, trattandosi di lavori e servizi di poche migliaia di euro di valore. Sempre secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo (comandati dal colonnello Gianluigi Cirtoli e dal capitano Giuseppe Vignola), lavori per importi più alti venivano frazionati per rientrare così in procedure più semplificate, meglio controllabili e non demandabili ad enti sovra-ordinati come l'ex Comunità Montana.

Tantissimi gli interventi dove sarebbero girati pagamenti per lavori non effettuati o effettuati solo parzialmente: la riqualificazione dell'ex macello comunale da adibire a centro polivalente, il ripristino di parchi pubblici, lavori nelle scuole come recinzioni, recupero di muri ammalorati dall'umidità, rifacimenti di bagni, recinzioni di campo sportivo e cimiteri, manutenzione di mezzi pubblici quali per esempio la sostituzione delle gomme ai camion, lavori stradali come le cunette, manutenzione degli impianti pubblici, lavori al museo San Rocco. I lavori alla fine non venivano realizzati oppure eseguiti da operai comunali o altre ditte. “Nelle ipotesi della Procura - aveva spiegato il pm Brunelli - è soprattutto la somma dei tanti comportamenti ad aver sottratto alla comunità di Modigliana mancati investimenti per oltre centomila euro, una somma significativa se riferita ad una comunità di neanche 5.000 cittadini, che ne ha sofferto in minori servizi pubblici”.

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